Arriva la lotteria del lavoro in palio un posto da cassiera o dj

05/02/2010

Più che sul lavoro, l´Italia sembra ormai diventata una repubblica fondata sulle lotterie. Perché anche il posto ormai non si trova ma si vince, per estrazione. Addio ai vecchi premi, dai soldi al viaggio esotico, ora il biglietto più desiderato mette in palio uno stipendio. I primi casi a settembre in Lombardia, poi le iniziative si sono moltiplicate, da dicembre estrazioni a ripetizione in Sardegna, qualche giorno fa una radio a Firenze ha offerto un impiego in cambio di un´idea, mentre oggi una rete di supermarket annuncia che vuole allargare l´esperimento della lotteria dell´impiego su scala nazionale. In un Paese in crisi numeri, cartelle, estrazioni quotidiane invadono aule e aziende. I professori comprano Gratta e vinci per finanziare la scuola a corto di fondi, chi teme di non vedere la pensione si affida alle estrazioni di Win for life che promettono 4mila euro per vent´anni, mentre chi è disoccupato spera nella fortuna, nelle estrazioni per rimediare un posto.
Cambiano i tempi e i premi messi in palio si adeguano ai bisogni, alla realtà che trasforma e restringe i sogni come maglioni infeltriti. Così quello che prima «era dato quasi per scontato, ovvero un lavoro fisso finiti gli studi o dopo l´esperienza a bottega, diventa oggi un regalo», dice il sociologo Domenico De Masi che aggiunge ironico «ci si affida alla fortuna per trovare un‘occupazione perché la ragione non lo consente. Persino io per un posto di receptionist dovrò estrarre a sorte. Ho 150 candidati, bravissimi, laureati. Scegliere sarebbe comunque un´ingiustizia». Trovare lavoro è come vincere un terno al lotto. Lo sanno bene tutti quelli che ammattiscono tra annunci, part time e stage gratuiti. Lo hanno capito soprattutto gli esperti di marketing delle aziende. «Dagli anni Venti studiano come fidelizzare il cliente e attirarne di nuovi. Ora il premio più seducente è un lavoro. E offrendo occupazione migliorano anche la loro immagine, danno un´idea di partecipazione ai problemi del consumatore. È un modo di dirgli: siamo con te, invitando così indirettamente all´acquisto», sottolinea il sociologo dei consumi Vanni Codeluppi.
E così lo slogan è «Vinci il tuo lavoro», come se aspettasse proprio te, anche se poi lo si può cedere – e sono tanti le madri che facevano la spesa per figli in cerca di impiego o licenziati a 50 anni – seduce come l´invito a «Fai la spesa da noi, con trenta euro di scontrino partecipi al concorso per posti da commesso». Ha iniziato una catena lombarda, la Tigros: per 10 posti sono state spedite 360mila cartoline, a dicembre in Sardegna un altro gruppo la Csd ha messo in palio 48 posti per un anno tra Super Sigma e Despar. Per i primi 4 lavori assegnati a dicembre, 250mila sono state le cartoline conquistate a furia di scontrini da 30 euro, altre 160mila per quelli di gennaio. E l´idea del gruppo, visto il successo, è di allargare il concorso. «Noi spendevamo in Sardegna 900mila euro l´anno per le raccolte premi a punti, ora la somma l´abbiamo messa offrendo posti di lavoro, oltre a quelli in organico. Diamo una mano in una regione in crisi e ci facciamo pubblicità: gli scontrini sono aumentati del 21 per cento», dice Antonello Basciu che, amministratore delegato Csd e vicepresidente Sigma, medita di allargare l´esperimento al resto del Paese. «Spendiamo in raccolte premi 25 milioni di euro l´anno tra Despar e Sigma, un lavoratore costa 21mila euro, cambiando destinazione significherebbe altri 1.190 posti…».
L´idea, però, non piace a chi di lavoro, diritti e sfruttamento si occupa da una vita. «Queste iniziative sono il segno di quanto sia grave la crisi ma le lotterie sono sbagliate perché comunicano una concezione del lavoro troppo simile alla merce. Certo, se invece di regalare pentole si offrissero sempre posti…», dice Flavio Fammoni, segretario confederale Cgil. Chi lo fa già è la tv argentina. Il programma quotidiano più seguito vede due disoccupati sfidarsi per un posto di lavoro. Ad aggiudicarlo, senza pietà, il pubblico