Arriva il premio per chi non va in pensione

21/05/2001


Domenica 20 Maggio 2001

Finalmente completato l’iter della norma prevista dalla Finanziaria. Ma il nuovo governo potrebbe rivedere tutto
Arriva il premio per chi non va in pensione

È legge la possibilità di continuare a lavorare senza versare contributi all’Inps

di LUCA CIFONI

ROMA — C’è voluto più tempo del previsto, ma finalmente il premio per chi rinvia la pensione, ideato con ll’ultima legge finanziaria, è diventato realtà. Ora quindi i lavoratori del settore privato che hanno maturato ( il diritto alla pensionamento di anzianità (dal primo aprile in poi) potranno scegliere di continuare a lavorare, con uno stipendio irrobustito grazie al mancato versamento dei contributi previdenziali. Attenzione però, questa possibilità potrebbe non durare molto, per lo meno negli stessi termini: la maggioranza di centro destra ha intenzione di rivedere tutta la normativa in materia.
Sulla Gazzetta ufficiale di venerdì è stato pubblicato il decreto del ministro del Lavoro necessario per attuare l’articolo 75 della legge 388/2000, cioè l’ultima Finanziaria. Un adempimento che ha avuto un percorso accidentato: dagli uffici di due dicasteri (era necessario anche il visto del Tesoro) è passato alla Corte dei Conti, che ha finalmente apposto il suggello finale. Vediamo quindi come funziona il meccanismo del premio.

Chi è interessato.
I lavoratori privati che raggiungono i requisiti per la pensione di anzianità a partire dal primo aprile 2001: per quest’anno bisognerà avere 56 anni di età e 35 di anzianità contributiva, oppure 37 di anzianità con qualsiasi età. Sono quindi esclusi i dipendenti pubblici.
Cosa bisogna fare.
Per prima cosa è necessario mettersi d’accordo con l’azienda in cui si lavora, e stipulare con essa un contratto a tempo determinato. Copia dell’intesa va spedita all’Inps, insieme a una dichiarazione di rinuncia alla copertura contributiva per il relativo periodo di lavoro. Periodo che deve durare due anni, a meno che prima di questa scadenza il lavoratore non maturi i requisiti per il pensionamento di vecchiaia; il contratto a tempo è però rinnovabile. Insomma per sfruttare questa opportunità è necessario che coincidano la volontà del lavoratore e quella dell’impresa.
Quanto si guadagna.
L’ammontare complessivo dei contributi previdenziali è pari nella maggior parte dei casi al 32,7 per cento della retribuzione. Secondo le intenzioni di chi ha scritto la norma, l’intera somma dovrebbe essere a disposizione della contrattazione tra le parti: l’azienda potrebbe, se avesse un particolare interesse a trattenere il lavoratore, fissare con il contratto a tempo uno stipendio più alto, sfruttando lo "spazio" offerto dalla maggiore contribuzione. Se invece la retribuzione restasse la stessa, il lavoratore guadagnerebbe a sua quota di contributi, pari all’8,9 per cento, e l’impresa il restante 23,8. Naturalmente si parla di aumento lordo, perché sull’ulteriore quota di stipendio andrebbero pagate le tasse.
Ma si può stare tranquilli?
La legge prevede due forme di garanzia per il lavoratore. Per prima cosa, potrà fare affidamento sui diritti acquisiti: alla scadenza del contratto temporaneo andrà in pensione godendo dello stesso trattamento originariamente previsto, maggiorato degli adeguamenti all’inflazione nel frattempo maturati. Questo vuol dire che chi fa questa scelta può considerarsi al riparo da successive e più sfavorevoli riforme pensionistiche. Inoltre, se il contratto dovesse essere risolto prima della scadenza per cause non dipendenti dal lavoratore, scatterà ugualmente il diritto al pensionamento, dal primo giorno del mese successivo.
Quanto durerà?
La nuova norma si può considerare l’ultimo atto del centrosinistra in materia previdenziale. Sopravviverà al nuovo governo? Non è facile dirlo. Alberto Brambilla, consigliere di amministrazione Inps, e possibile ministro del Welfare per la Lega, ha annunciato un provvedimento in qualche modo simile, che prevede per chiunque rinunci alla pensione di anzianità un abbattimento contributivo del dieci per cento (un terzo a vantaggio del lavoratore). Mentre la norma appena entrata in vigore per Brambilla «andrà rivista, avendo suscitato varie perplessità».