Arriva il piano salva-precari

13/07/2007
    venerdì 13 luglio 2007

    Pagina 7 -Primo Piano

    Retroscena
    In vista aumenti dell’assegnotra l’8 e il 18%

      E arriva il piano
      salva-precari

        ROBERTO GIOVANNINI

        ROMA
        Potrebbe essere un generoso aumento delle future pensioni dei giovani precari la carta vincente per chiudere il negoziato sulla riforma delle pensioni. Non è certo un caso se nei giorni scorsi Walter Veltroni aveva affermato che il problema non sono i «vecchi» 57enni, ma i ragazzi che in pensione ci andranno tra trent’anni e più, dopo il 2030. Tra studio e mancanza di lavoro stabile temono di andare in pensione con un assegno ridicolo. E così, ecco la soluzione: con tre mosse (riscatto della laurea superfacilitato, «totalizzazione» dei contributi, versamenti figurativi) rimpolpare la futura pensione. L’aumento potrebbe aggirarsi tra l’8 e il 18%.

        Il piano di Damiano è stato illustrato ieri ai sindacati in un incontro sugli ammortizzatori sociali. Per la verità, di totalizzazione, lauree e contributi figurativi se ne era già parlato durante questo interminabile negoziato, senza sollevare particolari emozioni. La novità sta nei dettagli tecnici del meccanismo, e soprattutto nel suo risultato finale, in termini di pensione incassata da chi oggi lavora o ci prova, e smetterà di farlo dal 2030 in poi.

        Prima mossa, il riscatto della laurea. Oggi è un’operazione molto costosa: si aggiungono anni di contributi e si rafforza l’assegno. Con la riforma si potrà cominciare il riscatto degli anni di università ancora prima di iniziare a lavorare. E poi se il lavoratore dovrà sempre pagare, però potrà rateizzare la spesa in dieci anni, senza interessi.

        Seconda mossa, la totalizzazione, ovvero la possibilità di mettere insieme contributi versati in più casse previdenziali. Condizione tipica dei precari, che saltano di impiego in impiego, e finiscono con avere anni di versamenti in più fondi che non danno diritto a una pensione: con la riforma, salterà il tetto minimo dei sei anni totalizzabili, e alla pensione ci si arriverà.

        Terza mossa, i contributi figurativi. Con le nuove regole, quando un lavoratore è in disoccupazione, non solo percepirà un assegno più alto dell’attuale e per più tempo, se aveva un contratto a termine. In più riceverà dallo Stato in «regalo» contributi figurativi maggiorati, calcolati sulla più alta retribuzione «teorica», e non solo sull’indennità di disoccupazione effettivamente incassata. Il risultato finale: rendere più cospicui gli assegni pensionistici, nonostante il taglio dovuto al ricalcolo dei coefficienti, e senza grandissimi costi per le casse dello Stato. Come si vede nella tabella, una lavoratrice non laureata con 10 anni di precariato che inizia a lavorare stabilmente a 30 anni, andrà in pensione a 60 anni con un assegno pari al 62% dell’ultimo stipendio (era il 54%). Un laureato nelle stesse condizioni a 65 anni incasserà l’88% del suo ultimo stipendio netto, contro il 70%).