Arrestati i top manager Conad

11/02/2005

    venerdì 11 febbraio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 17

    GRANDE DISTRIBUZIONE • L’ad De Berardinis e il direttore amministrativo Bosio accusati di bancarotta preferenziale per il crack di Cedi Puglia
    Arrestati i top manager Conad
    Custodia cautelare per altri cinque dirigenti L’inchiesta dei Pm di Bari partita da un buco di 140 milioni
    BARI • Il vertici del gruppo distributivo Conad e quelli dell’ex società collegata, la Cedi Puglia, sono finiti nel mirino dei giudici e ieri, dopo mesi di indagini, sono scattate manette e provvedimenti restrittivi ( insieme ad altre cinque persone) ordinati dalla Procura della Repubblica di Bari.

    L’inchiesta ( che potrebbe avere ulteriori sviluppi a livello nazionale, ma che non riguarda direttamente il Consorzio e le cooperative associate, rileva una nota Conad) è collegata al dissesto economico di Cedi Puglia ( consorzio barese con posizioni di riferimento per l’intero Sud), con un fatturato stimabile oggi in oltre 500 milioni di euro e fallito il 3 maggio 2004 con debiti per 140 milioni.
    Un crack che ha messo sul lastrico i 1.600 dipendenti ritrovatisi senza lavoro e tutt’ora creditori di Cedi Puglia. In tutto sono sette gli ordini di custodia cautelare firmati dal giudice per le indagini preliminari di Bari, Chiara Civitano, accogliendo le richieste dei sostituti procuratori, Roberto Rossi, Renato Nitti e Lorenzo Nicastro, che hanno coordinato il Gico della Guardia di Finanza.
    Bancarotta preferenziale è l’accusa mossa nei confronti dell’amministratore delegato e vicepresidente nazionale del Conad, Camillo De Berardinis ( 55 anni), e di Mauro Bosio ( 50 anni), direttore amministrativo del Consorzio, tutti e due agli arresti domiciliari.


    De Berardinis e Bosio sono entrambi manager anche della Leasinvest, finanziaria bolognese vicina a Conad, che — secondo le indagini — si sarebbe rivelata preziosa per il recupero dei crediti dalla Cedi Puglia attraverso operazioni di sale and lease back oggi nel mirino degli inquirenti. I vertici del Conad — per l’accusa — avrebbero messo su, nell’ambito del dissesto Cedi Puglia, delle operazioni finanziare per tutelare la posizione economica del Consorzio nazionale dettaglianti e quella dei suoi partner in affari: 51 società nazionali e multinazionali collegate a Centromarca di Milano ( l’associazione italiana delle industrie di marca alla quale aderiscono circa 200 tra le più grandi aziende che operano nei beni di largo consumo). De Berardinis e Bosio avrebbero poi avviato procedure, tra cui quella di sale and lease back ( vendita e riaffitto), di tre supermercati salentini ( i Gum), per far sì che Conad recuperasse circa 15 milioni di euro da stornare, in parte, a suoi partner commerciali a livello nazionale, tra questi gruppi del calibro di Henkel, L’Oreal, Barilla, Ferrero, Sagit e Parmalat ( capogruppo più Newlat e Boschi). I giudici hanno acceso i riflettori su alcune anomalie: « È legittimo chiedersi— scrivono i magistrati baresi — come mai Conad abbia segnalato l’urgenza di effettuare il pagamento nei confronti della Factoring ( relativo alla cessione dei crediti effettuata da Barilla Alimentare Spa alla società di factoring) senza parimenti preoccuparsi di recuperare l’ingente credito che Cedi Puglia vantava nei confronti dello stesso fornitore » . A proposito dei magazzini Gum, si legge nell’ordinanza: « Ai lavoratori si chiede di attuare una vendita sottocosto che ha il fine di ottenere liquidità immediata nascosta agli stessi dipendenti per evitare il soddisfacimento delle loro pretese » .


    Le indagini cominciano nel 2001. Alla Procura di Bari si chiede di esprimere un parere sul concordato preventivo sollecitato da Cedi Puglia. Una richiesta che suona assai strana ai magistrati baresi. Era a tutti noto il giro d’affari della società consortile di Bitonto: mille miliardi di lire annui. La Procura avvia la pratica per scoprire, ben presto, che Cedi Puglia vantava un credito di 70 milioni di euro dai suoi fornitori.


    « Un credito irrecuperabile » , spiega il pm Nitti.
    In sostanza— secondo i giudici — il Cda della Cedi Puglia, resosi conto delle difficoltà che cominciava a incontrare l’azienda, avrebbe iniziato a distribuire merci ai suoi clienti dettaglianti ( tra questi alcuni componenti del Cda) senza chiedere in cambio garanzie per il pagamento delle forniture e contravvenendo alle regole dello statuto interno. E la Procura ha contestato agli arrestati la distrazione di ingenti quantitativi di merce mai pagati.


    I primi tentativi di salvataggio della Cedi Puglia, quindi, non bastano ma da parte del gruppo consortile barese comincia l’acquisizione di alcuni supermercati del territorio pugliese ( i Tarantini) da gestire tramite società controllate o collegate a Cedi Puglia. Un’operazione che — secondo i magistrati — sarebbe servita a incrementare solo i singoli patrimoni degli amministratori, arrestati per bancarotta: Onofrio Petruzzi, consigliere delegato Cedi Puglia e componente del Cda della Comart ( un’altra società della galassia sotto inchiesta) ai domiciliari; Michele Di Bitetto, ex presidente Cedi Puglia; Gabriele Cozzoli, commercialista; Pasquale Giancaspero, direttore amministrativo e l’avvocato Pasquale Ronco, coliquidatore della società.