Arrestati i padroni del San Clemente Palace

24/09/2010

Il direttore tranquillizza i dipendenti: restiamo aperti. La difesa: avremmo ripianato i debiti
VENEZIA— I carabinieri della polizia giudiziaria sono arrivati in isola mercoledì mattina, alle 7. E ieri erano ancora lì a raccogliere documenti e prove. I 120 dipendenti del San Clemente Palace Hotel & Resort tremano per l’indagine che ha portato in carcere con l’accusa di bancarotta fraudolenta ed evasione dell’Iva Amato Ramondetti e Giulio Lera, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Turin Hotel International. Ramondetti, 65 anni, e Lera, 59, sono proprietari di vari hotel di lusso in tutta Italia, tra cui appunto quello nell’isola della laguna veneziana: 200 camere con centro congressi immerse nella pace di San Clemente, per secoli rifugio dei monaci chiusi in convento e poi ospedale per i malati mentali. La procura di Torino, che ha chiesto e ottenuto la cattura dei due, li accusa di aver evaso il fisco con un sistema di scatole cinesi: nel solo biennio 2006/2007 sarebbe stati evasi 50 milioni di euro. Ora la società «decapitata» è stata messa nelle mani di un curatore patrimoniale.
Ieri pomeriggio il direttore dell’hotel Vincenzo Pagano ha convocato i rappresentanti dei lavoratori per tranquillizzarli: «Non ci sarà alcuna ripercussione sull’attività, l’albergo è aperto e il personale è al sicuro – conferma al telefono un addetto della direzione – né ci saranno riduzioni della qualità del servizio». La THI— fondata del 1991 e proprietaria anche di hoter e ristoranti di lusso a Milano, Torino, Rapallo, Genova, Catania, Napoli, Palermo e Taormina— ha acquistato il San Clemente Palace fin dal primo giorno della sua apertura nell’aprile 2003. Ramondetti e Lera veniva spesso a Venezia. «Non hanno mai avuto comportamenti scorretti, per noi è un fulmine a ciel sereno», racconta un dipendente. In realtà qualche problema in passato c’era stato: «Erano risultate delle irregolarità nei versamenti Inps», nota Leonardo Menegotto, della Filcams Cgil. Menegotto ha subito chiesto un incontro alla direzione dell’hotel per avere anche lui delle rassicurazioni per i 120 dipendenti, tra indeterminati e stagionali. «Il fatto che sia stato nominato un curatore ci tranquillizza – continua Menegotto – ovviamente ci auguriamo che il suo obiettivo sia di valorizzare l’albergo e farlo durare».

Secondo la procura torinese i due imprenditori facevano fallire le società (da cui l’accusa di bancarotta fraudolenta) per aprirne contemporaneamente delle altre, su cui scaricavano le perdite. I crediti invece andavano alle nuove società. L’inchiesta nacque a marzo da segnalazioni dell’Agenzia delle entrate e di Equitalia. Il buco, secondo il pm Giuseppe Riccabona, sarebbe ingentissimo, visto che si parla di 50 milioni solo in due anni. Sono stati anche sequestrati 19 conti correnti bancari personali dei due imprenditori e dei loro familiari, oltre alle quote societarie intestate agli indagati nelle cinque aziende che gestiscono gli alberghi e alcune cassette di sicurezza. Ieri i due sono stati interrogati dal gip di Torino e si sono giustificati dicendo che volevano solo prendere tempo per vendere alcuni beni e ripianare i debiti.