Armistizio di Natale sulle pensioni

11/12/2003



  Sindacale


11.12.2003
Armistizio di Natale sulle pensioni

di 
Felicia Masocco


 Il vertice sulle pensioni a Palazzo Chigi è cominciato con i toni belligeranti del ministro Maroni che mostrando i muscoli tirava dritto per un’approvazione «rapida» della delega, e con Tremonti che insisteva sul fatto che tutta l’Europa fa le riforme dunque l’Italia non può sottrarsi. È finito con un armistizio concordato in una breve riunione a quattro tra Fini e i leader di Cgil Cisl e Uil i quali hanno ottenuto il congelamento della delega previdenziale fino al 10 gennaio, che si discuta non solo di pensioni ma anche di Welfare e che fino alla data stabilita il governo si astenga da qualsivoglia iniziativa parlamentare in materia di pensioni e che lo stesso premier rinunci ad inviare la famosa «lettera agli italiani» che nel pomeriggio aveva promesso di spedire subito dopo le feste.

Sulla base di queste condizioni Epifani, Pezzotta e Angeletti hanno accettato di andare al confronto con il governo: «Un confronto, non una trattativa», ha tenuto a precisare il leader della Cgil e con lui i due colleghi di Cisl e Uil. Una piattaforma definita su cui poggiare una trattativa infatti non esiste, hanno spiegato, perché quello che ieri è emerso con chiarezza è che le posizioni di impianto, di impostazione generale, restano le stesse, cioè radicalmente diverse. «Noi – ha detto Epifani – di fronte ad un primo incontro che ha confermato l’alternatività tra le due posizioni, al governo che ci ha chiesto di continuare il confronto abbiamo detto sì ed è evidente che è un confronto in cui ognuno continuerà ad illustrare le proprie ragioni e per quanto ci riguarda cercheremo di convincere il governo con le nostre».

La delega non è stata ritirata come chiedevano i sindacati e a sentire il vicepremier c’è «indisponibilità» a farlo anche in futuro. Ma non c’è dubbio che la manifestazione di piazza San Giovanni e la compattezza di Cgil, Cisl e Uil – «siamo uniti come la Santissima Trinità» aveva detto in mattinata Pezzotta – abbiano ammorbidito e neanche di poco le posizioni dell’esecutivo che ieri, al contrario dei sindacati, si è presentato al tavolo con le sue diverse «anime», con i due ministri del Lavoro e dell’Economia che fin dall’inizio hanno cercato la rottura e Fini (ma un breve intervento lo ha fatto anche Gianni Alemanno) che hanno usato toni più concilianti. E alla fine è stato lo stesso vicepremier a valorizzare davanti ai giornalisti il «sottile filo di dialogo» tessuto.

Nulla comunque che possa al momento cambiare la sostanza delle cose, in casa sindacale nessuno si fa illusioni, ma il fattore tempo gioca a favore di chi la riforma delle pensioni proposta dal governo non la vuole: è infatti assai difficile che trascorso il 10 gennaio senza un nulla di fatto (è questo lo scenario più verosimile) il governo riesca nell’impresa di far passare la delega al Senato alla Camera e poi ancora al Senato entro la fine del mese. Tantopiù che di mezzo c’è la verifica tra le forze della maggioranza. Quanto a Cgil, Cisl e Uil, passata quella data non escludono nulla: «Il confronto può finire in tanti modi – ha detto Epifani – può sfociare in una trattativa, ma anche in uno sciopero». dello stesso avviso Savino Pezzotta che parla di «tregua armata». «È una moratoria», spiega il leader della Uil Luigi Angeletti «sul merito non ci siamo avvicinati di un centimetro anche se abbiamo iniziato una discussione che il governo ha evitato fino ad oggi di fare».

Il vertice è durato tre ore ma si è interrotto più volte, per la necessità dei leader sindacali di fare il punto tra loro, poi ancora per una riunione degli stessi con Fini e un break più lungo c’è stato per la necessità dei membri del governo di mettersi d’accordo non tanto e non solo sulle pensioni ma anche sulla Finanziaria. Il presidente del Consiglio era assente, c’era invece il sottosegretario Gianni Letta il quale ad un certo punto gli ha telefonato per comunicargli la richiesta dei sindacati di «congelare» la lettera da inviare agli italiani. Oggi alle 18 scade il termine per la presentazione degli emendamenti alla riforma poi tutto in Parlamento si fermerà. Andrà invece avanti il lavoro di Cgil, Cisl e Uil per mettere a punto la loro proposta.