Arbitrato, ritocchi alla norma. Cgil «Insufficienti». No del Pd

22/04/2010

La maggioranza corregge il ddl lavoro, rimandato alle Camere da Napolitano, mentre il Pd incalza il centrodestra sull’allungamento della cassa integrazione (cig). E il governo va sotto in Commissione Lavoro di Montecitorio (troppi assenti) su un emendamento che (rispondendo in modo parziale alle osservazioni critiche del Quirinale) consentiva ai lavoratori danneggiati dall’amianto sulle navi di Stato il solo risarcimento in sede civile, mentre venivano escluse responsabilità penali. Il relatore del ddl Lavoro Giuliano Cazzola (Pdl) giura che il pacchetto amianto sarà riproposto tale e quale in aula e il Pd annuncia battaglia. Ma veniamo al punto cruciale della riformulazione del ddl, il nodo dell’”aggiramento” dell’articolo 18. La commissione Lavoro ha approvato l’emendamento di Cazzola che esclude dall’arbitrato le controversie relative al licenziamento. Il punto che aveva sollevato i rilievi del Colle riguarda la possibilità, ora eliminata, che un lavoratore all’atto dell’assunzione fosse costretto ad accettare la clausola sull’arbitrato anche sulle controversie relative al licenziamento. Inoltre, la clausola sull’arbitrato potrà essere sottoscritta solo terminato il periodo di prova (dopo 30 giorni) e non al momento della firma del contratto.
NO ALL’ARBITRATO PER LICENZIARE Un altro nodo sollevata dal Quirinale riguardava il potere accordato al ministro del Lavoro di avviare le norme sull’arbitrato anche in mancanza di accordo con le parti sociali. Ora, con la nuova formulazione, il ministro è tenuto a convocare le parti e, in caso di ulteriore assenza di un accordo, interviene in «via sperimentale » con un decreto. «Abbiamo sgombrato il campo dalle polemiche e accolto i rilievi del Quirinale», dice Cazzola,ma Pd e Cgil (gli altri sindacati hanno accolto con favore le modifiche) la pensano diversamente. I democratici sono orientati a votare no in aula la settimana prossima. «Le modifiche non bastano, su arbitrato e precari non c’è nessuna garanzia», spiegano.
Ancora più dura la Cgil. «La gravità del provvedimento resta intatta e anche i molti punti di evidente incostituzionalità», dice Fulvio Fammoni, segretario confederale. Tra le misure più gravi che permangono nel testo, Fammoni indica «la certificazione in deroga ai contratti collettivi nazionali di lavoro e i vincoli al ruolo del giudice del lavoro; il «ricatto» sui precari per la clausola compromissoria che «non è certo attenuato da un rinvio di 30 giorni »; nessuna «schermatura sostanziale alla derogabilità di leggi e contratti, possibile con l’arbitrato di equità che resta preventivo al manifestarsi della controversia». Critiche dalla Cgil anche alla «confermata previsione di un decreto ministeriale anche se fintamente attenuata». Dunque la mobilitazione della Cgil contro il ddl «prosegue e si rafforza»: confermati i presidi sotto le prefetture il 26 aprile e il presidio nazionale davanti alla Camera il 28 aprile.
IL PD INCALZA SULLA CIG Sul fronte della cassa integrazione, il Pd ha ottenuto una piccola vittoria. La maggioranza, dopo aver sostenuto con i ministri Sacconi e Tremonti che non ci fosse la copertura per allungare la cig da 12 a 18 mesi, si è presa fino a martedì per cercare i denari. Il Pd ha proposto una tassa del 2% sui redditi sopra i 200mila euro, e ieri il capogruppo Franceschini ha incalzato: «Se la maggioranza non vota le proposte per la proroga della cig ordinaria e il pagamento degli stipendi ai lavoratori di aziende in crisi si assume la responsabilità di negare il sostegno a migliaia di famiglie che rimarranno senza reddito». Le coperture? «È un argomento ipocrita».