Arbitrato, apprendistato&co ecco la controriforma del lavoro

21/09/2010

Per ben sei volte senatori e deputati si sono rimbalzati l’esame del provvedimento, nel disperato tentativo di renderlo meno impresentabile. Nona caso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quando se l’è visto presentare per la firma che ne avrebbe avviato la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, l’ha bollato come viziato da «evidenti profili di incostituzionalità» e l’ha rinviato alle Camere. Eppure il ddl lavoro è duro a morire, sostenuto dalla volontà politica del governo che con esso intende smantellare diritti riconosciuti da decenni ai lavoratori italiani. Ed oggi si ripresenta a Palazzo Madama, dove l’aula ne riprenderà l’esame in seguito alle modifiche apportate finora. IL PRESIDIO CGIL Cambiamenti insufficienti ad alterarne la sostanza, sostiene la Cgil, che questo pomeriggio si mobiliterà con un presidio a Piazza Navona contro il disegno di legge ritenuto una vera e propria «controriforma del diritto e del processo del lavoro ». Tra i punti più dolenti c’è sempre l’arbitrato, ovvero la possibilità per le parti di far decidere arbitri sulle eventuali controversie. Nonostante nell’ultima lettura alla Camera si sia stabilito che la clausola compromissoria possa riguardare controversie «insorte» ad esclusione di quelle su casi di licenziamento, il sindacato di Corso d’Italia è estremamente critico sulle commissioni di certificazione a cui spetterebbe verificare «l’effettiva volontà» delle parti di affidarsi ad arbitri invece che ai giudici competenti.
In generale, spiega il segretario confederale Fulvio Fammoni, preoccupa il meccanismo di certificazione «che potrà riguardare singoli aspetti del rapporto di lavoro, anche in deroga alle normedei contratti nazionali di lavoro, togliendo così ai lavoratori la tutela della giustizia del lavoro». Gli «evidenti profili di incostituzionalità » già rilevati dal capo dello Stato, dunque, sembrano persistere. «Si vogliono capovolgere i fondamentali del diritto del lavoro, nato per tutelare il più debole, con una sproporzione evidente tra lavoratore e datore di lavoro. L’effetto deregolatorio e di pressione di queste nuove norme risulterà enorme» continua il dirigente sindacale, ricordando anche la norma sull’apprendistato a 15 anni, che per i ragazzi dovrebbe sostituire un anno di scuola. Tra le tante norme specifiche, c’è pure quella sul pensionamento a70 anni per i medici, a danno dei precari e di chi non ha incarichi apicali. «Sono scelte inaccettabili denunciate da tante iniziative e prese di posizione di giuristi, costituzionalisti, avvocati e magistrati. Per questo la nostra mobilitazione proseguirà sia in coincidenza con il voto al Senato e alla Camera e successivamente con tutte le forme di iniziativa possibile». LA LEGGE SULLA RAPPRESENTANZA In questo clima politico, del resto, non stupisce il netto rifiuto del ministro del Lavoro, in linea con tutti i desiderata di Confindustria, a unalegge sulla rappresentanza sindacale: «Solo le parti possono stabilire i criteri del reciproco riconoscimento » afferma Maurizio Sacconi davanti all’assemblea degli industriali di Bergamo. «Credo debba affermarsi una logica della sussidiarietà tra le parti, guai se irrigidiamo le relazioni industriali che vogliamo rendere sempre più flessibili ».