Appunti dell’intervento al seminario internazionale al congresso di CONTRACS/CUT del 4-7 novembre 2008 a San Paolo del Brasile

Appunti dell’intervento al seminario internazionale al congresso di CONTRACS/CUT del 4-7 novembre 2008 a San Paolo del Brasile
(Ivano Corraini)

Impatto delle imprese multinazionali nella vita dei lavoratori del commercio e dei servizi

Una premessa doverosa per comprendere meglio le successive affermazioni di merito.

Bisogna tener presente qual è il quadro di riferimento generale per l’azione sindacale in Italia che vale anche per le imprese multinazionali della distribuzione.

    Una legislazione del lavoro positiva che si sta rovinando negli ultimi anni ad opera di governi di centro destra o, meglio, decisamente di destra. I cardini principali di questa legislazione sono:
      . Le regole su orario di lavoro settimanale, straordinario, riposi giornalieri e settimanali

      . I diritti su assicurazione per le malattie, infortuni, previdenza sociale ( le pensioni )

      . I diritti in difesa della maternità, pari opportunità U/D

      . I diritti sindacali (Statuto dei diritti dei lavoratori )

      . I diritti contro i licenziamenti ingiusti

      . I diritti contro le discriminazioni U/D

      . Le normative a tutela della sospensione o interruzione del lavoro

      . Le normative in merito alla gestione del mercato del lavoro

      . le leggi in merito al diritto di sciopero

      Buona parte di queste leggi sono oggi colpite dai governi di destra.

      Abbiamo respinto nel 2002 l’attacco all’art. 18 la legge che difende i lavoratori dai licenziamenti ingiusti.

      Dobbiamo continuamente difenderci dall’attacco alla contrattazione collettiva che per noi è fondamentale per garantire solidarietà e ruolo del sindacato in impresa.

      È in atto un processo di liberalizzazione del mercato del lavoro che promuove il lavoro precario invece di quello stabile e aumenta la capacità di ricatto delle imprese sui lavoratori.

      È in atto un processo di liberalizzazione dell’orario di lavoro per dare mano libera alle imprese nella gestione della forza lavoro, aprendo la strada alla obbligatorietà del lavoro domenicale nelle imprese della distribuzione.

Comunque esiste ancora un quadro di legislazione sul lavoro molto importante di riferimento per noi.

    2 – L’altro punto di riferimento per noi è il sistema di contrattazione collettiva, anche questo oggi in discussione sotto il titolo di modello contrattuale di cui non voglio parlare per non andare fuori tema.
      Un sistema di contrattazione collettiva che si articola in:

      A – Un contratto collettivo nazionale di lavoro che garantisce a tutti

      . normative omogenee per i lavoratori dello stesso settore,
      . salario minimo che difende il potere di acquisto,
      . regole per il riconoscimento della professionalità
      . diritti sindacali e agibilità del sindacato,
      . disciplina la tematica dell’orari di lavoro, delle ferie.
      . il trattamento di malattia,
      . regole per le relazioni sindacali,
      . diritti e doveri

B – Una contrattazione collettiva di 2° livello a livello della singola impresa in cui.

      . si migliorano le condizioni del CCNL su salario e diritti,

. si contratta l’organizzazione del lavoro e si gestisce l’orario di lavoro.

Su tutto ciò ci sono decenni di storia contrattuale collettiva alle spalle di potere del sindacato di difesa dei diritti dei lavoratori e di miglioramento delle loro condizioni materiali.

Entrando ora nel merito del tema.

Da alcuni anni il quadro descritto sta mutando:

    per effetto dell’azione dei governi di destra,

    per effetto dei cambiamenti strutturali che avvengono nel comparto della distribuzione, del commercio interessato da processi di concentrazione e di acquisizione delle catene nazionali da parte delle catene straniere.

Le multinazionali varcano le Alpi ( che è la catena montuosa che separa l’Italia dai paesi del nord Europa)

    Carrefour con Auchan arrivano dalla Francia,
    Rewe – Billa e Lidl arrivano dalla Germania
    Metro è presente da 30 anni

Queste imprese arrivano con proprie regole e impostazione delle relazioni sindacali in uso nei propri paesi e che non coincidono con la realtà italiana.

A – Investono e comprano le imprese italiane impongono le loro regole e non sempre noi siamo in grado di opporci adeguatamente.

    1 – Il Sindacato perde potere, peso e ruolo perché queste imprese cercano il rapporto diretto con i lavoratori che sono ricattabili, minano l’essenza della contrattazione collettiva in favore degli accordi individuali, ovviamente più bassi e che escludono il sindacato.
    Questo aumenta la precarietà del lavoro e tutto finalizzato alla riduzione del costo del lavoro per vincere la competizione nel mercato che in una fase di recessione si fa sentire in modo molto forte.
    2 – Quando possono fanno in fretta, cancellano i precenti accordi e ne instaurano di nuovi, molto più bassi, unilateralmente come il caso di Rewe che acquista Standa e cancella contrattazioni precedenti che avevano trent’anni di storia.

B – Nel nuovo scenario di crisi economica e calo dei consumi, che si sta facendo preoccupante con il terremoto dei mercati mondiali, questi processi negativi si incrementano:

            Le famiglie italiane alla 4° settimana del mese non hanno più soldi per comperare. Quella che viene definita la crisi della quarta settimana comincia ad esserlo dalla terza.

C – A ciò si accompagna il fatto che la grande distribuzione organizzate, e le multinazionali per prime, hanno alcune tipologie commerciali come gli ipermercati vecchie e superate e in crisi. Queste tipologie hanno fatto la loro fortuna negli anni ottanta e novanta ma ormai sono, come si dice, mature, superate. Queste sono investite da ristrutturazioni con perdite di posti di lavoro. Carrefour 450.000 dipendenti nel mondo e 26.000 in Italia ristruttura 7 ipermercati in Italia e caccia 1000 persone.

Eppure l’avvento della Grande distribuzione in Italia ha avuto un peso e una funzione positiva:

    Nel riorganizzare la rete distributiva
    Nel razionalizzarla
    Nel realizzare una competizione positiva fra le diverse tipologie commerciali che hanno prodotto un calmieramento dei prezzi al consumo per i prodotti di largo consumo
    Nella crescita di occupazione stabile e di agilità del sindacato

Ma oggi:

    la crescita eccessiva della grande distribuzione soprattutto in alcuni territori
    la crisi dei consumi in particolare nel quadro dell’attuale crisi mondiale della quale ancora non registriamo i riflessi negativi, ma li vediamo come prossimi
    l’invecchiamento delle tipologie commerciali

inducono a ristrutturazioni con gli evidenti problemi di.

    calo dell’occupazione
    precarietà nel posto del lavoro con tipologie di impiego le più varie ma che non sono quelle del lavoro a tempo indeterminato
    aumento della flessibilità del lavoro con orari di lavoro ballerini che minano le condizioni di vita familiare dei lavoratori e aumenta lo sfruttamento
    il sindacato si indebolisce
    i diritti sindacali si riducono e ritornano antiche forme di ricatto nei confronti dei lavoratori che si organizzano.

Carrefour è un caso emblematico:

    Compra una impresa importante italiana la GS co0n alto livello di sindacalizzazione e di contrattazione collettiva realizzata
    Per 10 anni fa buon viso a cattivo gioco parchè il sindacato è forte e ci sono anche margini economici soddisfacenti
    Con la crisi rompe il sistema di relazione sindacali consolidato e imposta la sua filosofia di impresa che mal sopporta la presenza del sindacato.

Ma Carrefour si muove intelligentemente a livello mondiale:

    si rende conto che non può stare al di fuori di un discorso ampio che percorre le società e le imprese con loro, e che riguarda il grande discorso della responsabilità sociale dell’impresa rispetto il lavoro e i lavoratori
    anziché entrare in contesti esistenti che hanno già un loro storia consolidata nella serietà,
    con Tesco, Wall Mart, e Metro si costruisce un suo codice etico, anche buono formalmente, ma con la certezza di poter non applicarlo risultando però nel consesso mondiale impresa etica.

    Il caso Billa (Rewe)

    Il caso Lidl

    Il caso Metro

    Il caso Auchan

Oggi con l’Associazione delle imprese commerciali e soprattutto con quella della Grande Distribuzione organizzata è in atto uno scontro molto forte purtroppo con un sindacato italiano diviso

La questione che è al centro, oltre alla questione del salario è la questione del lavoro domenicale

Per la prima volta nella storia è stato rinnovato nel luglio scorso il contratto nazionale di lavoro con un accordo separato, firmato da due organizzazioni sindacali ma non dalla Filcams Cgil.

Due erano le questioni contestate oltre alla insufficienza del salario:

    aver definito diritti più bassi per i lavoratori nuovi assunti come apprendisti
    aver introdotto il lavoro obbligatorio alla domenica

Il contratto nazionale prevedeva la volontarietà del lavoro alla domenica e la contrattazione di impresa per definire le modalità del lavoro, i riposi, come garantire disponibilità al lavoro nel rispetto della volontarietà, il trattamento oltre al 30% previsto dal contratto nazionale.

Ora, passasti 4 mesi per i confronti, il contratto nazionale obbliga al lavoro alla domenica e un trattamento economico inferiore a quanto generalmente previsto nei contratti di impresa realizzati.

Questo ha rappresentato la rottura di una storica unità di azione dei tre sindacati maggiori che andava anche al di là della stessa unità di azione.

Il 15 Novembre 1° sciopero nazionale della categoria della sola Filcams Cgil con una grande manifestazione dei lavoratori del commercio a Roma.

    Contro l’accordo separato
    Per il ripristino della volontarietà del lavoro alla domenica
    Per continuare al battaglia nelle contrattazione di secondo livello, a livello di impresa.

Nei consessi mondiali del sindacato Uni mondo e Uni Europa, nei congressi e nei convegni abbiamo sempre sostenuto la necessità di aprire un tavolo a livello mondiale con le imprese multinazionali della distribuzione su:

    diritti minimi e tutele dei lavoratori
    sulle agibilità sindacali come diritto universale

senza esautorare i sindacati nazionali delle loro prerogative e titolarità.

Un tavolo mondiale diretto da UNI e che vedesse la partecipazione fisica, oltre che politica, dei sindacati nazionali dei paesi su cui insistono le imprese multinazionali e, questo, perché:

le multinazionali, dove il sindacato è forte si adeguano, rispettano le regole del paese ospitante, ma dove il sindacato è debole, o non c’è, sono gli stessi diritti previsti delle convenzioni mondiali sui diritti dell’uomo ad essere messi in discussione.

È necessaria una azione corale, solidale dei sindacati, nella loro espressione mondiale per contrastare le multinazionali anche dove il sindacato è debole.

L’ascolto in merito a questa visione di azione è sempre stato molto evanescente.

Hanno sempre prevalso le proteste mondiali, le iniziative di dissuasione morale, le buone pratiche, giuste di per sé, ma nettamente insufficienti rispetto ad una necessaria azione vertenziale, contrattuale sovranazionale.

Ma è di questo che abbiamo bisogno se vogliamo acquisire ruolo e potere nei confronti delle multinazionali.

UNI deve assumere questa scelta.

I Sindacati nazionali delle nazioni in cui insistono le multinazionali devono premere in questa direzione.