Apprendisti, primi sì per il lavoro notturno

19/07/2002


19 luglio 2002



Il Senato approva una deroga ai divieti d’impiego
Apprendisti, primi sì per il lavoro notturno

Serena Uccello

ROMA – Cade una barriera. Succede all’apprendistato che, già rinnovato dalla legge Treu del 1997, è ora al centro di una nuova riforma più volte sollecitata dalle associazioni di categoria, in particolare dalla Confartigianato. Il Senato ha, infatti, approvato un emendamento (articolo 16 bis) alla legge Comunitaria 2002 con il quale viene introdotta una deroga al divieto di lavoro notturno per gli apprendisti assunti dalle imprese artigiane della panificazione. Di fatto, se la norma dovesse superare senza modifiche l’esame della Camera, gli apprendisti maggiorenni (nell’artigianato l’età massima può arrivare a 29 anni) potranno lavorare anche di notte. L’emendamento mantiene, invece, il divieto per gli apprendisti pasticcieri e per gli apprendisti delle altre categorie professionali. «Anche se – spiega Riccardo Giovani, responsabile del settore lavoro e contrattazione di Confartigianato – noi avevamo chiesto, da quattro anni, l’eliminazione tout court del divieto. La soluzione delineata dall’emendamento è una mediazione tra l’esigenza di rimuovere un vincolo per un settore in cui il lavoro di notte è predominante e la necessità di non rivoluzionare una normativa particolarmente delicata come quella che disciplina il lavoro notturno». Un tassello importante che, per quanto limitato a un comparto (gli apprendisti artigiani sono circa 250mila), rappresenta comunque il tentativo di rendere questo strumento, rivelatosi negli ultimi anni particolarmente efficace, più flessibile e calibrato sulle esigenze delle aziende. Se, infatti, in occasione – lo scorso gennaio – della divulgazione dei risultati sulla sperimentazione del nuovo apprendistato (430mila giovani coinvolti e più di 200mila imprese) le parti sociali avevano unanimamente promosso nelle linee generali il nuovo modello. Altrettanto unanimamente era stata formulata la richiesta di una revisione dei meccanismi che regolano gli aspetti contrattuali dell’apprendistato. Confindustria, ad esempio, aveva sollecitato la necessità «di rivedere la durata della formazione esterna così da modularla sulle esigenze delle aziende, mentre proprio Confartigianato aveva sottolineato l’importanza di «aprire una nuova stagione dell’apprendistato per farne, come accade in altri Paesi europei, un vero strumento di qualificazione professionale». L’articolo 16 bis è un primo passo in questa direzione. La norma in particolare si inserisce nel "pacchetto" della legge Comunitaria 2002 che prevede una serie di interventi in materia di lavoro. Si tratta, infatti, di un testo piuttosto articolato che nasce con l’obiettivo di colmare, in materia di professioni, appalti, tutela dei consumatori e lavoro appunto, il ritardo nell’adeguamento legislativo accumulato dall’Italia negli ultimi anni.