Apprendistato, vecchie regole

20/10/2004

            mercoledì 20 ottobre 2004


            sezione: NORME E TRIBUTI – pag: 28
            LEGGE B IAGI • Aspettando l’intervento normativo delle Regioni si applica la disciplina precedente
            Apprendistato, vecchie regole
            Operativi solo i contratti di alta qualificazione
            NEVIO BIANCHI
            Per l’apprendistato valgono ancora le vecchie regole. Lo stabilisce il comma 3 dell’articolo 47 del decreto legislativo 276/03, che rimanda l’applicazione piena della nuova normativa alla regolamentazione dell’istituto da parte delle Regioni e dei contratti collettivi.
            Anche se la norma è abbastanza chiara, è quanto mai opportuna la puntualizzazione del ministero del Lavoro, contenuta nella circolare 40 del 14 ottobre (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri).
            Non sempre, infatti, i contratti collettivi rinnovati dopo l’entrata in vigore del Dlgs e che hanno regolamentato le nuove tipologie di apprendistato, sono stati anche chiari nell’indicare i termini di operatività delle stesse disposizioni.
            In attesa che le Regioni definiscano insieme alle parti sociali, i profili formativi, i datori di lavoro potranno concludere contratti di apprendistato applicando le disposizioni contenute nella legge 25/55, con le modifiche apportate dalla legge 196/97, salvo che per il contratto di apprendistato finalizzato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta qualificazione, che invece, secondo il ministero, è pienamente operativo nei limiti e alle condizioni previste dall’articolo 50 del Dlgs.
            Età e durata dell’apprendistato. Limitando il confronto all’apprendistato professionalizzante, quello che sarà più utilizzato dalle aziende, le differenze fondamentali tra la vecchia e la nuova normativa riguardano soprattutto l’età che deve possedere l’apprendista e la durata del periodo di formazione.
            La nuova disciplina prevede che il contratto può essere stipulato con giovani di età tra i 18 (in alcuni casi anche 17) e i 29 anni.
            La durata è stabilita dai contratti collettivi, con un minimo di 2 anni e un massimo di sei. Si tratta di innovazioni significative, in particolare perché ampliano notevolmente la platea dei giovani che possono accedere al contratto.
            I limiti di età ai quali si deve ancora fare riferimento ancora oggi, in attesa della regolamentazione da parte delle Regioni, sono quelli invece quelli stabiliti 16 della legge 196/97 e cioè:
            • minimo 16 anni (compiuti);
            • massimo 24 anni (non compiuti).
            L’età massima è elevata a 26 anni nelle aree individuate dagli obiettivi 1 del regolamento Cee 2081/93 dal 20 luglio 1993 (Regioni Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna), nonché nei territori delle altre Regioni del Centro-nord considerati svantaggiati ai sensi del regolamento Ce 1260/99. Se il contratto è stipulato con un portare di handicap, i limiti massimi salgono di due anni e quindi l’assunzione può essere effettuata fino a 26 anni in genere e fino a 28 nelle aree degli obiettivi 1 e 2 del regolamento Ce.
            Nel settore dell’artigianato l’età massima può essere elevata fino a 29 anni per qualifiche ad alto contenuto professionale, secondo quanto stabilito dai vari contratti collettivi nazionali di categoria.
            Anche per la durata bisogna attenersi ai "vecchi contratti" che, sempre secondo l’articolo 16 della legge 196/03, non potevano prevedere una durata inferiore a 18 mesi e una durata massima superiore a 4 anni. Formazione. Il richiamo alla disciplina vigente impone che i datori di lavoro che stipulano i contratti di apprendistato dovranno continuare ad attenersi alle disposizioni stabilite dalla legge 196/97 e dai decreti attuativi in tema di formazione.
            In particolare, dovranno continuare a comunicare all’amministrazione pubblica competente i dati dell’apprendista e quelli del tutore aziendale entro 30 giorni dalla data di assunzione per consentire la realizzazione della formazione esterna.
            Autorizzazione. È invece venuto meno, rispetto alla disciplina precedente, l’obbligo di richiedere l’autorizzazione preventiva all’assunzione da parte dell’ispettorato del lavoro.
            Lo ricorda anche il ministero del Lavoro nella circolare n. 40, richiamando il comma 1 dell’articolo 85 del decreto legislativo 276/03, che ha abrogato l’adempimento, fin dal 24 ottobre 2003.
            Il ministero precisa però che le Regioni possono reintrodurre, in attuazione dell’articolo 2 della legge 30/03, una diversa procedura autorizzativa, anche attraverso il rimando agli enti bilaterali.
            Il ministero è tuttavia altrettanto categorico nel precisare che, in assenza della regolamentazione regionale, non possono essere considerate legittime le disposizioni contrattuali che subordinano la stipula del contratto di apprendistato all’iscrizione del datore di lavoro all’ente bilaterale o all’autorizzazione da parte dello stesso ente.
            Pertanto, l’unico adempimento amministrativo in fase di assunzione, oltre alla visita medica, è, in questa fase transitoria, quello di comunicare l’assunzione dell’apprendista al Centro provinciale dell’impiego.