Apprendistato e Statuto nell’agenda di Sacconi

14/04/2011

Nella «short list» delle politiche per il lavoro prossime venture contenuta nel Programma nazionale di riforma che è stato approvato ieri dal governo spicca senza dubbio la riforma dell’apprendistato. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha in mano una delega pesante (appena rinnovata dal «collegato lavoro»; legge 183/2010) per il rilancio di questa forma contrattuale particolarmente indicata per l’impiego dei giovani. E a fine ottobre è stata siglata un’intesa fra governo, regioni e parti sociali (Cgil compresa) per una mappatura della normativa applicabile sui diversi territori e settori di attività.
L’obiettivo è quello di superare gli ostacoli che tutt’ora frenano l’utilizzo di questo contratto, ancora caratterizzato da forte incertezza su aspetti operativi fondamentali come i titoli che consentono l’assunzione, l’espletamento degli obblighi formativi, le regole della formazione interna, la figura del tutor, la certificazione della formazione. Sacconi punta sul nuovo apprendistato, soprattutto in questa fase di graduale uscita dalla crisi economica, per rendere più occupabili i lavoratori con basse qualifiche. Si punta in particolare sulla promozione dell’apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione, mentre per l’apprendistato «professionalizzante» – una delle quattro forme previste, la più diffusa nell’industria e nel terziario – si punterà ad ottenerne un’attuazione uniforme e immediata su tutto il territorio nazionale.
L’altro obiettivo indicato nel Pnr e raggiungibile nel breve-medio periodo, almeno stando agli auspici del ministro Sacconi, è il disegno di legge delega sullo Statuto dei lavori. L’obiettivo è quello di arrivare a un nuovo Testo unico in materia di lavoro per semplificare il quadro attuale. Un set di norme capace di assicurare un nucleo di diritti universali e indisponibili per tutti i lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori a progetto e le monocommittenze, mentre alla contrattazione collettiva sarebbero affidate le altre tutele che «potranno essere definite nelle aziende e nei territori con intese anche in deroga alle leggi e valorizzando il ruolo degli organismi bilaterali». Ieri Maurizio Sacconi ha rilanciato un appello alle parti sociali perché si pronuncino al più presto sulla bozza del Ddl delega: «La crescita – ha detto il ministro – dipende dalle politiche pubbliche ma anche dalle parti sociali perché un contributo fondamentale deve essere offerto dalla regolazione sia normativa sia da contratto».