“Apprendistato 3″ Test sui contratti nazionali

19/10/2004

              martedì 19 ottobre 2004

              sezione: NORME E TRIBUTI – pag: 24
              LEGGE B IAGI • Numerosi accordi collettivi hanno già tracciato i criteri per il nuovo apprendistato
              Test sui contratti nazionali
              Necessario individuare le intese che invadono le competenze delle Regioni sui profili formativi

              MAURIZIO DEL CONTE

              Nella regolamentazione del nuovo apprendistato un ruolo centrale spetta alla contrattazione collettiva.

              Vero è che, in attesa delle necessarie regolamentazioni regionali, l’interesse per le opportunità offerte dal nuovo apprendistato si è tradotto in numerosi accordi collettivi nazionali di lavoro, che hanno già provveduto a tracciarne regole e funzionamento. E ciò, nonostante la legge consenta, in attesa della regolamentazione regionale, di mantenere in essere la normativa già vigente in materia.

              Il rapporto tra contratto collettivo e normativa regionale.
              È proprio su questo punto che si concentrano i chiarimenti della circolare 40 del 14 ottobre. Premesso che il contratto di apprendistato professionalizzante è già stato regolamentato dai contratti collettivi nazionali, con contenuti non sempre coerenti con la lettera e la ratio del decreto legislativo 276/03, la circolare ricorda (si veda l’articolo nella pagina precedente) che la regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato professionalizzante è demandata alle Regioni. Confrontando i rilievi mossi dalla circolare sulla necessità di attendere la regolamentazione regionale in materia di profili formativi e durata del contratto con gli esiti della contrattazione collettiva che, fino a ora, si è occupata del nuovo apprendistato, emerge un panorama alquanto differenziato.

              Le discipline contrattuali "compatibili".
              Alcuni contratti, come per esempio quello dell’industria gomma-plastica del 6 giugno 2004 e dell’edilizia del 20 maggio 2004, offrono una dettagliata disciplina delle diverse ipotesi di apprendistato, condizionandone tuttavia l’operatività all’entrata in vigore delle regolamentazioni regionali di riferimento. Altri contratti, come quello dei tessili del 24 aprile 2004, della industria delle calzature del 18 maggio 2004 o quello degli alimentari del 6 maggio 2004, coerentemente alla disciplina transitoria tracciata nel decreto 276/03, fanno integralmente salva, in via transitoria, la disciplina legale e contrattuale previgente, concentrando la propria operatività nei campi di legittima competenza contrattuale, quale, per esempio, quello della retribuzione, rinviando l’operatività della disciplina collettiva sul nuovo apprendistato professionalizzante all’emanazione della normativa regionale.
              Le discipline contrattuali "incompatibili".
              Tuttavia, ci sono contratti collettivi che non tengono conto delle competenze regionali. È il caso, per esempio, del Ccnl commercio del 2 luglio 2004 che in attesa delle normativa regionale prevede una disciplina sperimentale dell’apprendistato, imperniata su una particolare modalità per il riconoscimento della qualifica professionale conseguita dall’apprendista nel percorso di formazione, attribuendo al datore di lavoro il compito di registrarne le competenze acquisite. Si tratta di una disciplina in sovrapposizione alle competenze delle Regioni, cui la legge attribuisce il compito di definire i profili formativi e di determinare gli strumenti per il riconoscimento della formazione acquisita dall’apprendista. Ed è con riferimento a queste ipotesi che la circolare chiarisce la non operatività della relativa disciplina contrattuale.

              Gli accordi regionali di sperimentazione. Più avanzate sono le sperimentazioni avviate finora in alcune Regioni. Infatti, fermo restando che anche in queste realtà territoriali bisognerà attendere la normativa regionale per l’avvio a regime dell’istituto, Veneto ed E milia Romagna hanno concluso accordi di sperimentazione per l’apprendistato di terzo livello, quello di alta formazione, mentre un protocollo sottoscritto dalla Liguria ha per oggetto la sperimentazione dell’apprendistato professionalizzante. Questi protocolli hanno la duplice funzione di tracciare le linee guida della futura normativa regionale e di avviare esperienze pilota di regolamentazione del nuovo apprendistato. Salvo limitate eccezioni, dunque, sembrerebbe che la contrattazione collettiva di attuazione del nuovo apprendistato abbia rispettato tempi e fasi, certo non lineari, di attuazione della riforma, onde evitare che, al positivo interesse per il nuovo apprendistato, si accompagnino soluzioni contrattuali affrettate, a rischio di caducazione per sconfinamento delle competenze.