Applausi per Epifani. E il movimento scopre Moro e le «convergenze parallele»

11/11/2002





9 novembre 2002

Consensi anche per la Bindi che difende l’Ulivo e cita il Papa. Il belga Di Rupo sostiene D’Alema e Veltroni: fischi dall’assemblea

Applausi per Epifani. E il movimento scopre Moro e le «convergenze parallele»

      DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
      FIRENZE –
      La formula che mette o può mettere tutti d’accordo è vecchia di quasi tre decenni e la coniò Aldo Moro per spiegare e giustificare la solidarietà nazionale, il dialogo prima e il patto poi della Democrazia cristiana con i comunisti. «Convergenze parallele». Alla fine, qui si arriva.
      Il «movimento dei movimenti», il Social Forum, deve decidere il che fare da grandi e si riunisce nel tardo pomeriggio in una mega assemblea nella quale si stipano migliaia di disobbedienti, comunisti italiani, francesi, inglesi, belgi, rifondatori, sindacalisti, ecologisti, antivivisezionisti, ulivisti, riformisti, cattolici (è arrivata da Roma anche Rosy Bindi, la quale affronta da par suo la situazione seppure confessandosi all’inizio «molto intimorita») che scelgono. Non ci saranno votazioni. Bastano gli umori per capire dove si va a sbattere.
      Dunque: come stare assieme in questo enorme contenitore di associazioni? Con chi, poi, questo enorme contenitore di idee più o meno forti (sì alla globalizzazione dei diritti sociali, no alla globalizzazione di stampo liberista) e idee suggestive (sì a una Costituzione europea che ripudi in modo vincolante la guerra) può allearsi per «un orizzonte comune»? Opzione numero uno: il movimento resta opposizione sociale e lì finisce, chi ci sta ci sta, al diavolo i partiti, facciamo per conto nostro.
      Opzione numero due: il movimento allarga gli orizzonti, dialoga da pari a pari con i partiti della sinistra (a patto che vi sia il no alla guerra e al modello di sviluppo neoliberista) e accetta di compiere un salto verso uno scambio che impone ai partiti di stare nel movimento stesso e al movimento una rappresentanza futura nelle istituzioni, se non di persone quanto meno di proposte.
      Che fare allora? La formuletta magica viene buttata lì da Bernard Cassen di «Attac France», ripresa volentieri da Fausto Bertinotti, sostanzialmente accettata senza essere nominata da Vittorio Agnoletto, per forza di cose apprezzata da Rosy Bindi, e di fatto battezzata da Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil. Non è qui all’assemblea ma in mattinata è stato accolto al Social Forum da una vera e propria
      standing ovation Al popolo dei movimenti è venuto a dire che il sindacato «è molto interessato al dialogo con questi giovani e che il rapporto con loro è motivo di orgoglio». Le convergenze parallele allora, sì quelle di Aldo Moro, ricorda senza nascondersi dietro ai giri di parole Bertinotti. Il «movimento dei movimenti» che marcia con la sua autonomia decisionale ma si affida alla mediazione e al confronto ricercando un programma e un’azione unitaria; i partiti della sinistra sociale che «in umiltà» stanno nelle piazze ma si affidano alla disponibilità e alla volontà di rappresentare nelle istituzioni «la nuova politica».
      A giudicare dalla risposta dell’assemblea il dado è tratto. Sulle «convergenze parallele» l’applausometro tocca i livelli più alti. Il Social Forum, quanto meno una parte importante di esso, non si trasforma in partito ma si avvicina al partito e al sindacato, alla Cgil. Resta aperto un piccolo problema: che ne è del rapporto con i Democratici di sinistra, con i riformisti, con l’Ulivo? Rosy Bindi è coraggiosa perché davanti a questa arena curiosa ma arrabbiata spiega che a differenza di Bertinotti lei vuole rafforzare l’Ulivo e non lasciarlo morire, che lei questo movimento e le spinte pacifiste e antiliberiste del movimento non le sente per niente antagoniste all’Ulivo stesso. Ed è coraggiosa perché si spinge fino a rivendicare l’insegnamento e le encicliche sociali di Papa Giovanni, di Paolo VI, di Giovanni Paolo II. Il Forum la applaude con appena qualche mugugno isolatissimo, dimostrando tolleranza e piacere nel sentire coerenza.
      Poco prima a Elio Di Rupo della sinistra belga (che nel ’94, da ministro, rifiutò di stringere la mano al «postfascista» Tatarella) era andata decisamente male. «Io preferisco stare con D’Alema e Veltroni piuttosto che con Berlusconi». Fischi e ululati lo avevano sommerso. Di D’Alema e Veltroni qui dentro è meglio non parlare. Eppure di diessini ve ne sono. E anch’essi coraggiosi. Come quel Fabio Di Francesco, che dopo avere ascoltato Fausto Bertinotti citare l’esempio illuminante delle suore no global che meditano e pregano ma si sentono parte di un movimento nel quale ci sono i Disobbedienti (convergenze parallele), al microfono ricorda: perché caro Bertinotti oggi parli di convergenze parallele e ieri hai buttato giù Romano Prodi?

      fcavalera@corriere.it
Fabio Cavalera