Applausi per Cofferati «Qui per non dimenticare»

22/07/2002







(Del 21/7/2002 Sezione: Interni Pag. 8)
ANCHE IL LEADER DELLA CGIL IN PIAZZA ALIMONDA
Applausi per Cofferati «Qui per non dimenticare»
Il lungo abbraccio con i genitori di Carlo Giuliani: vi siamo tutti vicini La gente intorno gli urla: «Sergio, tieni duro, devi andare avanti così»

dall´inviato a GENOVA

«E´ importante che questo Paese non dimentichi quello che è successo a Genova un anno fa. Il ricordo di quei momenti serve a rafforzare la democrazia». Sergio Cofferati arriva poco prima delle 11 in piazza Alimonda dove, lenta e dolente, si dipana la giornata del ricordo. Gli stessi giovani che, poco più tardi, getteranno il loro livore su Luciano Violante tempestandolo d´insulti, accolgono in un silenzio senza venature d´ostitilità il segretario della Cgil.
E´ lungo e accorato l´abbraccio con Giuliano Giuliani, per decenni funzionario del sindacato: «Coraggio, lo sai ti siamo tutti vicini». Lentamente i due amici si incamminano verso l´altarino laico innalzato a ridosso della chiesa di Nostra Signora del Rimedio nel luogo in cui cadde Carlo. Il sindacalista depone un mazzo di fiori accanto al foglietto lasciato da un amico dell´ucciso che recita: «La società civile alza onde nello stagno dei potenti. Si sollevano steccati nelle strade, nelle menti. Un «altro mondo possibile» è necessario». Lui, il «cinese» affianca con passo leggero e parole felpate il composito «esercito» di chi aspira a questo nuovo mondo: «Io penso – sostiene con un pensiero che molti, qui, giudicano gradevolmente rivoluzionario – che sia assolutamente importante il rapporto tra soggetti diversi: sindacato, associazioni del volontariato, varie anime del movimento». Questa, la ricetta di Cofferati per comporre visioni e interpretazioni della politica disuguali: «Le varie componenti devono saper dialogare e operare insieme quando gli obiettivi sono comuni, nel reciproco rispetto. Questo è il sale della democrazia». Parlottano fitto, il leader della Cgil e l´uomo che, oggi, commemora il figlio mentre, attorno a loro, incominciano i preparativi d´una veglia con i fiori che appassiscono quasi subito bruciati dall´asfalto bollente. «L´importante – osserva Sergio Cofferati guardando i ragazzi che alzano gli striscioni – è non perdere la memoria di quanto è accaduto un anno fa. La magistratura deve fare luce su quei terribili avvenimenti. Il Paese ha bisogno di certezze». La presenza del sindacalista che ha ingaggiato un braccio di ferro con il governo sull´articolo 18, fa scoppiettare tra la gente accalcata qualche sporadico «Sergio tieni duro», o «Va´ avanti così» al quale s´aggiunge il fischio e la protesta d´un disoccupato. Lui preferisce non uscire dal tema della giornata e fa un discorso da politico affermando che la strada per giungere a chiarire gli episodi di brutalità è quella che tutto il movimento no global chiede a gran voce: una commissione d´inchiesta istituita dal Parlamento. «Affinchè davvero nulla resti ignoto e impunito. Perchè, ormai, è evidente che, a Genova, si è andati fuori dalla legge». Si china quasi all´orecchio di Giuliano Giuliani mentre parte la caccia all´immagine dei cineoperatori. Qualcuno per cercare l´inquadratura migliore del sindacalista protetto da un´arcigna testuggine di guardie del corpo, calpesta gli oggetti lasciati in ricordo di quel morto giovane. Gli amici insorgono: «Fate schifo, andate via», «Cofferati, parla con gli operai, non con i giornalisti». Pochi minuti e il «cinese» lascia piazza Alimonda.
Subito dopo gli antagonisti si premurano d´elargire la loro benedizione. Vittorio Agnoletto valuta «positivamente la revisione in corso, da parte della Cgil, rispetto alla posizione dello scorso anno quando la direzione sindacale decise di non partecipare al Genoa Social Forum. Spero che, oggi, da parte loro, vi sia una specie di riconoscimento di quell´errore».

re. ri.