Applausi alla festa dell’Unità, Gorbaciov fa gli auguri: lei ne ha bisogno

08/07/2002



6 luglio 2002

Applausi alla festa dell’Unità, Gorbaciov fa gli auguri: lei ne ha bisogno
      DAL NOSTRO INVIATO
      BOLOGNA –
      La risposta del Grande Isolato sono ottomila cgiellini che lo osannano e gli chiedono autografi e lo portano in giro per le strade di Foggia sulle note della banda, neanche fosse una madonnina. La risposta del Signor No sono, ottocento chilometri più a nord, i cori e le grida che segnano il suo ingresso alla Festa dell’Unità di San Lazzaro, nel Bolognese: lui, ufficialmente diessino tra i diessini, in realtà leader, star, capace di oscurare perfino Piero Fassino, il capo vero, che arriva alla Festa e quasi nessuno se ne accorge. La risposta del Cinese sono le parole che riceve da quel pezzo di Novecento che è Michail Gorbaciov: «È un piacere, segretario, conoscerla. Le faccio tanti, tantissimi auguri, credo proprio che ne abbia bisogno».
      La lunga marcia di Sergio Cofferati. In lungo e in largo per l’Italia. Nel giorno in cui Cisl e Uil concedono credito al governo. Nel giorno in cui si consuma nella famiglia sindacale «lo strappo più grave, più profondo, molto più profondo di quello dell’84». Alle 22, nella chiesa di Santa Lucia a Bologna, ennesima tappa di un venerdì campale, Cofferati ha ancora voglia di ironizzare: «Un patto per l’Italia? No, signori: un patto per Forza Italia…». E meno male che questa chiesa è robusta perché, tra applausi e battiti di piedi, pare un terremoto.
      D’accordo, aspetteremo con pazienza il 21 settembre, giorno in cui Sergio Cofferati lascerà ufficialmente il trono cgiellino. Ma già ora il Cinese si muove, parla e respira come un leader. E non solo sindacale. Quella corsa, ieri pomeriggio, da Foggia a Bologna, a sirene spiegate, lungo l’Adriatica, per potersi fermare qualche minuto alla Festa dell’Unità di San Lazzaro, dove sapeva avrebbe incontrato Piero Fassino, tanti notabili della Quercia bolognese (Errani, Vitali, Zani), ma soprattutto la gente, la base, la dice lunga su dove andrà a parare la marcia cofferatiana. Certo, non alla Pirelli. Perché, se anche il Cinese fosse tentato, glielo impedirebbero quei militanti che ieri gli gridavano: «Solo, solo tu, sei un leader». O «Patti scellerati, siamo tutti Cofferati».
      Ma lui mica si tira indietro, anzi. E visto che i leader duellano con i leader eccolo, il Sergio dagli occhi a fessura, sparare il fendente più grosso sul bersaglio più grosso: Massimo D’Alema. «Ho sentito voci autorevoli nei Ds affermare che un accordo separato, che poi sarebbe un eufemismo per dire che una parte sindacale non firma, costituirebbe sì un problema, ma non un grande problema. Beh, io la penso all’opposto». Un tuono, e sono gli applausi, scuote la chiesa di Santa Lucia. «Perché la differenza tra l’attuale divisione con Cisl e Uil e quella dell’84 è che ora è in atto il tentativo di snaturare la funzione stessa del sindacato». Una pausa. E poi: «Questo presunto Patto per l’Italia costringerà Cisl e Uil ad accettare un Dpef senza certezze. Costringerà i giovani a un futuro senza diritti».
      Siluri per D’Alema, tanto è una vita che tra i due va avanti così. Baci e rossori invece con Fassino. Il segretario del Botteghino sbuca tra gli stand di San Lazzaro mentre il leader della Cgil sorseggia acqua minerale in autorevole e inedita compagnia: Gorbaciov e Rita Levi Montalcini, due Nobel in un colpo solo. Il primo, che segue con passione gli spasmi della politica nostrana, tempesta di domande il Cinese. La seconda ascolta, la testa un po’ piegata, ogni tanto annuisce. Ecco Fassino, sta arrivando. Fende, sottile come un coltello, la folla. Punta dritto su Cofferati. Impossibile fermarlo. Inutile tendergli la mano. Il leader ds ha un solo obiettivo: abbracciare e baciare il Cinese, possibilmente davanti ai flash. Il Cinese ricambia, certo. Però tanto calore non se l’aspettava. E diventa tutto rosso. Gorbaciov guarda ed è autorizzato a non capire.
Francesco Alberti