Appello editori, tutti contro Mondadori

18/05/2010

Da Ferruccio De Bortoli a Paolo Mieli, tutti contro Mondadori, la casa editrice presieduta da Marina Berlusconi, che ha definito l’appello degli editori contro il ddl sulle intercettazioni «un’azione di marketing». «I promotori dell’appello – è la risposta del presidente della Rcs Libri – non hanno nessuna volontà competitiva né l’ho avuto io quando ho firmato. La nostra adesione come gruppo vuole significare il sentirsi dentro il mondo editoriale che è tutto allarmato. È una questione che riguarda non solo l’informazione,ma la stessa formazione di cultura e coscienza». Quanto al possibile conflitto di interessi, Mieli precisa: «Non credo che sia questo il problema, penso comunque che stare ’fuori’ da quella proprietà faciliti l’acquisizione di un certo tipo di sensibilità». Critico nei confronti del ddl intercettazioni anche il direttore del «Corriere della sera»: «È meglio che l’opinione pubblica sappia tutte le verità ed è per questo
che il disegno di legge sulle intercettazioni sia un serio pericolo per il funzionamento della democrazia, pur riconoscendo che nella pubblicazione delle intercettazioni, soprattutto di persone che non c’entrano nulla con i reati, sono stati commessi degli abusi e degli eccessi». Favorevole all’appello degli editori pure il presidente della Rai Paolo Garimberti – «La libertà di stampa non dovrebbe mai essere limitata dalle leggi,ma solo dalla responsabilità dei giornalisti» – che però non commenta la mancata adesione di Einaudi e Mondadori alle cui «critiche» rispondono direttamente Giuseppe e Alessandro Laterza: «Non capiamo perché si debba offendere un gruppo di editori (il cui numero cresce di ora in ora, come risulterà sul nostro sito www.laterza.it) che hanno scelto di manifestare pubblicamente le loro idee sulla libertà di stampa, ritenendo che essa riguardi anche chi pubblica libri. Attribuire loro un’intenzione commerciale recondita è un’operazione indebita e scorretta». Che, sottolinea la nota, «fa venire un dubbio: «Non sarà che il signor Cavallero esprime la concezione prevalente nella proprietà e nei vertici della sua casa editrice, secondo cui il lavoro editoriale, tutto il lavoro editoriale, alla fine si risolve sempre in una questione di marketing?».