Appello di Confindustria alla Cgil: “Torniamo a trattare sui contratti”

06/06/2005
    domenica 5 giugno 2005

      Pagina 51- Economia

        Prove di dialogo tra le parti sociali. Bombassei: in un momento così difficile per il Paese necessario trovare l´intesa
        Appello di Confindustria alla Cgil
        "Torniamo a trattare sui contratti"
        Epifani: da noi nessun veto, ma i salari devono salire

          DAL NO STRO INVIATO
          SALVATORE TROPEA

            SANTA MARGHERITA – «Invito la Cgil a riprendere la discussione sui contratti interrotta un anno fa». La richiesta è di Alberto Bombassei, e a rispondere è Guglielmo Epifani: «Io non pongo veti. Ma pretendo che si rispetti l´opinione della Cgil. Per noi la media dei redditi non può assolutamente abbassarsi. Casomai il problema è quello di portare in alto i redditi da lavoro dipendente». Il vicepresidente della Confindustria responsabile dei rapporti col sindacato e il leader della Cgil allo stesso tavolo e, com´era facile prevedere, la politica contrattuale ha fatto irruzione al congresso dei Giovani Imprenditori che si è concluso ieri a Santa Margherita. Un faccia a faccia che ha fotografato la distanza che sul tema contrattuale separa ancora imprese e sindacati.

            «C´è un problema grosso di tenuta dei redditi da lavoro» ha attaccato Epifani. «Negli ultimi trent´anni, in Italia, c´è stato uno spostamento di una quota del reddito da lavoro alle rendite. Un dato inquietante che non mi fa stare tranquillo perché si registra solo in Italia. Il reddito da lavoro dipendente non va compresso ma allargato. E se si parla di una riforma del modello contrattuale pretendendo di restringere questo reddito non ci siamo». Tesi in qualche modo condivisa anche dal leader della Cisl, Savino Pezzotta, che da Roma ha sottolineato come il sindacato «miri a cambiare il modello per accrescere il peso delle buste paga: noi non cambiamo modello per ridurre tutele e diritti dei lavoratori». Bombassei ribadisce che «al di là delle posizioni di totale rispetto, in un momento così difficile per il paese c´è un dovere della classe dirigente ed è quello di sedersi a un tavolo e cominciare a discutere». «Quello che io imputo, soprattutto, alla Cgil è la non volontà di riaprire un dialogo», aggiunge l´esponente di Confindustria. Per lui il dialogo non è partito «per il mancato accordo fra Cgi, da una parte, Cisl e Uil dall´altra. Si sarebbero dovuti accordare su una piattaforma comune, invece è passato un anno e non è successo nulla. Dovremo comunque trovare il modo di riaprire questa discussione, è un preciso dovere rifare in senso innovativo gli accordi sulla contrattazione».

              Ma è sugli obiettivi salariali che la Cgil non ci sta. Epifani infatti non è sostanzialmente contrario a sviluppare il secondo livello di contrattazione, puntando su intese aziendali e territoriali. «Il problema – ha però osservato – è di puntare in alto e non in basso». La diversificazione fatta abbassando la media retributiva è una linea che la Cgil non intende varcare. Epifani ha apprezzato la posizione espressa da Montezemolo e Matteo Colaninno con riferimento all´autocritica, ma ha ricordato anche che ancora c´è in Italia molta industria con scarsa propensione a innovare. «Paliamone – ha detto – Credo che sia un bene, il contrario della mancanza di rispetto. Ma facciamolo sapendo che c´è una flessibilità che di più non si può, salari più bassi d´Europa, costo del denaro zero. E che nonostante questo non si va avanti».