Appello di Billè ai commercianti: «Per Natale abbassate i prezzi»

03/12/2004

    venerdì 3 dicembre 2004

      Pagina 7 –economia

        NUOVO TENTATIVO PER RILANCIARE I CONSUMI DELLE FESTE DI FINE ANNO
        Appello di Billè ai commercianti
        «Per Natale abbassate i prezzi»
        Il presidente della Confcommercio: «La riduzione delle tasse
        arriva troppo tardi, dobbiamo risolverci i problemi da soli»
        Giacomo Galeazzi

        ROMA
        Tredicesime «sotto chiave», Natale al risparmio. Anche durante le festività di fine anno le famiglie italiane stringeranno la cinghia e spenderanno meno del 2003. Secondo l’analisi dei consumi natalizi realizzata dalla Confcommercio, la spesa per regali, cenone, e addobbi subirà una contrazione dello 0,7% rispetto allo scorso anno, calando da 13,8 miliardi a 13,7 miliardi di euro. Ciò riflette il «trend decrescente» che sta caratterizzando le vendite al dettaglio del 2004, «in linea con un atteggiamento maggiormente prudenziale delle famiglie nelle decisioni di acquisto». E Confcommercio corre ai ripari proponendo una riduzione dei prezzi dei prodotti di più largo consumo da attuare già nei prossimi giorni.

        Ogni famiglia, dunque, spenderà nel mese di dicembre 1950 euro, con una disponibilità di appena 600 euro in più della media annua. Le previsioni di acquisto per i regali di Natale indicano che sotto l’albero gli italiani troveranno quest’anno meno vestiti e scarpe e più libri, cd o gadget tecnologici. La spesa alimentare, che fa registrare un calo del 6% rispetto alle vendite del 2003, mostra una riduzione (-3%) per i torroni a vantaggio della cioccolata (+12%). Stabile il consumo di panettone, per il quale sarà però privilegiato il prodotto artigianale. Le spese natalizie saranno sostenute dal maggior reddito disponibile grazie alla tredicesime per redditi di dipendenti e pensionati per circa 44,6 miliardi in totale, di cui però soltanto 13,7 miliardi andranno in consumi, mentre il resto in risparmi. In termini di incidenza sulla spesa complessiva, una quota attorno al 40% sarà destinata all’acquisto di prodotti alimentari e il rimanente 60% a prodotti non alimentari.

        Tecnologia e cultura sembrano attirare di più gli italiani. Ai primi posti si riconfermano gli acquisti per audiovisivi e elettronica di consumo nonché piccoli elettrodomestici. Questi comparti migliorano rispetto al 2003 il proprio picco di fatturato collegato al Natale. Il settore libri e giornali si attesta al quinto posto e dovrebbe registrare una maggiore concentrazione del fatturato in dicembre di quasi il 2%. I giocattoli occupano una posizione mediana, seppure in lieve arretramento dai valori del 2003. I consumatori appaiono invece assai meno interessati ai cosiddetti beni primari (alimentari, abbigliamento e calzature) che registrano un peggioramento dei rispettivi picchi di fatturato del periodo natalizio. Per gli alimentari l’analisi di Confcommercio spiega che i maggiori acquisti di prodotti freschi vengono effettuati nelle strutture di vendita (come i mercati rionali) che non rientrano nell’indagine sulle vendite al dettaglio in sede fissa. Per abbigliamento e calzature si è rafforzata la tendenza di spostare gli acquisti quasi esclusivamente nel periodo dei saldi o presso strutture ambulanti.

        A pesare sulla riduzione complessiva, secondo l’organizzazione di rappresentanza del commercio, sono le incognite legate al rinnovo di molti contratti, il disagio di reddito per alcune fasce di cittadini e l’incertezza sull’effetto netto della riforma fiscale. Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, lancia, quindi, un appello per contenere e, se possibile, ridurre i prezzi, già dai prossimi giorni, «in modo da mettere qualcosa di concreto sotto l’albero di Natale delle famiglie».

        L’invito è rivolto a imprese, commercianti, operatori del turismo e dei servizi. «Il governo continua a glissare – spiega Billè – dobbiamo fare da soli perché non abbiamo santi in paradiso e le famiglie sono al collo di bottiglia». Il taglio della pressione fiscale (una «spolveratina fiscale») è di una entità tale che non risulterà significativo per il rilancio dei consumi: «Si tratta mediamente di un risparmio inferiore ai 250 euro in tutto, poco meno di 1 euro al giorno». La proposta di abbassare i prezzi per le feste rivolta da Billé ai piccoli e medi commercianti, commenta il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, si muove nella stessa logica che ha portato il governo a stipulare l’accordo con la grande e media distribuzione. Ma i consumatori contrattaccano. «I commercianti hanno già alzato i listini in questi giorni, in vista delle festività – protestano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori che denunciano rincari fino al 55% – i prezzi rappresentano il giusto equilibrio tra la domanda e l’offerta: se la domanda è crollata, non è per cattiva volontà dei consumatori, ma per una reale impossibilità a indebitarsi a lunga scadenza per sopravvivere». Intanto la Confesercenti sottolinea il successo della sua iniziativa, «spesa amica», che ha portato 40 mila negozi a ridurre del 2% il prezzo di alcuni generi di largo consumo.