Appelli e preghiere. Il mondo del lavoro con il fiato sospeso

14/01/2011

Il clima da vigilia elettorale si è esteso oltre i confini di Mirafiori, dove da ieri sera si vota per salvarsi lo stipendio o i diritti. Ed oltre i confini di Torino e della sua provincia industriale, dove si fanno gli scongiuri sul destino riservato all’indotto del settore auto e all’intera struttura sociale che nei decenni si è costruita intorno alla Fiat. L’attesa con il fiato sospeso ha finito per contagiare tutto il territorio nazionale, dove i lavoratori di oggi e, ancora di più, quelli che lo saranno domani prendono coscienza della posta in gioco per l’intero Paese. Anche se per ora sono solo 5.500 persone a doversi far carico della responsabilità di scegliere. Via libera, dunque, agli ultimi appelli al voto da tutto il mondo politico ed istituzionale, che ripete allo sfinimento quanto già detto in questi giorni, chi sì e chi no, mentre il cardinale del capoluogo Cesare Nosiglia invita tutti a pregare con lui «per il mondo del lavoro».
GLI ULTIMI APPELLI AL VOTO Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi trova pure il coraggio di ripetere quanto detto da Berlusconi: «È ovvio che la malaugurata sconfitta della maggioranza sindacale legittimerebbe la fuga dell’investimento dall’Italia». Gli altri sostenitori dell’accordo presentano motivazioni più composte, a cominciare da Cisl e Uil, che per l’occasione ricordano le intese aziendali ancora più dure che già sono operative. «Moltissimi altri accordi hanno già previsto alcune deroghe decisamente più significative di quelle definite con la Fiat, eppure sono stati firmati da tutte le organizzazioni sindacali» sottolineano i segretari generali Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti in un comunicato congiunto, citando un campione di circa 50 testi siglati unitariamente da Cgil, Cisl e Uil in vari settori produttivi. A sostenere il fronte del no, invece, si mobilitano anche gli studenti. «No al ricatto di Marchionne, sì allo sciopero generale. Se non ora quando?» è il testo di una ventina tra striscioni e manifesti che, nel corso della notte scorsa, il collettivo Corsari ha appeso davanti a università, sedi di partito, centri sociali e stazioni ferroviarie di Milano per respingere il modello Marchionne, «un ricatto sociale proposto come unica via d’uscita alla crisi e investirà tutte le sfere delle nostre esistenze». Mentre a Bologna gli universitari del collettivo Bartleby hanno allestito un seggio elettorale davanti alla Camera del lavoro con due urne: una per dire «sì a uno sciopero generale» e l’altra per dire «no a Marchionne», in una votazione simbolica che coinvolge anche i cittadini.
ANCORA SCRITTE ED INSULTI E la tensione intorno al referendum di Mirafiori si manifesta anche con nuove scritte d’insulti all’ad della Fiat, accompagnate da una stella a cinque punte: nella ex capitale industriale milanese di Sesto San Giovanni, alla sede dell’associazione industriali di Carrara, presso gli uffici della Cna e della Cisl di Viareggio. Unanimi le reazioni di condanna del mondo sindacale e istituzionale