“Appalti 1″ Corte Ue: alt al prezzo più basso

08/10/2004


            venerdì 8 ottobre 200

            sezione: NORME E TRIBUTI/DIRITTO E SEN – pag: 31
            CORTE UE
            Appalti, alt al prezzo più basso
            Vanno considerati anche altri aspetti come i tempi di consegna e il valore tecnico

            DAL NOSTRO INVIATO
            ENRICO BRIVIO

            Bruxelles • La legge quadro italiana sugli appalti pubblici non è in linea con il diritto comunitario, in quanto impone «in termini generali e astratti, alle amministrazioni aggiudicatrici di ricorrere unicamente al criterio del prezzo più basso» nei casi di licitazione privata. A questa conclusione è giunta ieri la Corte di giustizia europea, con una sentenza sulla controversia tra la società Sintesi e l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, in merito all’assegnazione dei lavori per la costruzione di un parcheggio sotterraneo nel centro storico di Brescia (causa C-247/02).

            I giudici europei hanno stabilito che la legge quadro italiana 109/1994 non traspone in modo corretto la direttiva comunitaria 93/37, che invece lascia aperta la possibilità di applicare anche il criterio dell’«offerta economicamente più vantaggiosa». Ovvero una categoria nella quale possono rientrare diversi parametri di giudizio, quali il prezzo, il termine di esecuzione, il costo di utilizzo, la redditività e il valore tecnico. Il criterio più articolato dell’offerta economicamente vantaggiosa viene però ristretto dalla legge italiana ai casi dell’appalto-concorso e dell’affidamento di concessioni.

            In tutti gli altri casi, l’obbligo di ricorrere al solo criterio del prezzo più basso — secondo la Corte europea — impedisce alle amministrazioni aggiudicatrici di prendere in considerazione la natura e le caratteristiche di ogni appalto e di scegliere per ognuno il criterio più idoneo a garantire la libera concorrenza e assicurare la selezione della migliore offerta.

            Nel caso in esame, essendo la realizzazione di un parcheggio un’opera complessa, l’organo aggiudicante doveva essere posto nella condizione di tener conto di tale complessità e poter scegliere criteri oggettivi di aggiudicazione più articolati, diversi da quelli del prezzo più basso.

            Ha così visto avvalorare il proprio approccio dai princìpi europei l’impresa Sintesi, che aveva deciso di indire una gara d’appalto mediante licitazione privata sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Nel febbraio 1991 la municipalità di Brescia aveva affidato in concessione alla Sintesi la costruzione e gestione di un parcheggio sotterraneo nel centro storico. La convenzione tra le parti, stipulata nel dicembre 1999, prevedeva l’obbligo per l’impresa di aggiudicare l’esecuzione dei lavori tramite licitazione privata da eseguire attraverso gara europea, in accordo alla normativa comunitaria sui lavori pubblici.

            La Sintesi ha scelto di valutare le offerte non solo in base al prezzo, ma anche in virtù del valore tecnico e del tempo necessario alla realizzazione dell’opera. Al termine della fase di preselezione, questa impostazione è stata però contestata da una delle società invitate a presentare un’offerta, la Provera, che l’ha ritenuta non conforme alla legge quadro italiana.

            Così, la Sintesi ha aggiudicato l’appalto dopo aver individuato l’offerta economicamente più vantaggiosa, ma l’assegnazione è stata poi contestata dall’Autorità per la vigilanza dei lavori pubblici, che l’ha considerata non conforme alla legge quadro italiana. Da qui il ricorso al Tar della Lombardia, che a sua volta ha chiesto alla Corte Ue se la direttiva europea potesse ammettere una normativa nazionale che restringe al solo criterio del prezzo più basso l’aggiudicazione degli appalti mediante pubblico incanto o licitazione privata. Ottenendo una chiara risposta negativa.