Apertura di Maroni sul sabato lavorativo

07/12/2005
    mercoledì 7 dicembre 2005

      Pagina 23 – Economia

      WELFARE E SVILUPPO IL SINDACATO POSSIBILISTA SULLA PROPOSTA LANCIATA DALLA CONFINDUSTRIA

        Apertura di Maroni sul sabato lavorativo

          Montezemolo: meno fisco sulle imprese

            Marco Sodano

              Il ministro del Welfare Roberto Maroni sdrammatizza: «Io di sabato lavoro». Il presidente di Confindustria Luca Montezemolo chiede che si abbattano «tutti i tabù storici». La Uil sembra possibilista, la Cgil fa fuoco e fiamme, la Cisl dice che se ne può parlare in cambio di buste paga più pesanti. Sabato sì sabato no, il dibattito è aperto. Maroni invita anche al dialogo: «Il governo non ha potere d’intervento, chiaro che serve un’intesa tra le parti. Se c’è, non ho nulla da obiettare».

                Montezemolo torna invece a battere sul tasto dei segnali di ripresa: si devono agli imprenditori, dice, «che si sono tirati su le maniche» mentre il settore pubblico è d’impaccio – burocrazia opprimente e costi di energia e servizi tra i più cari d’Europa -. Gli imprenditori non devono esser lasciati soli, continua Montezemolo, che invita a cancellare dal sistema economico non solo quello sul sabato lavorativo ma «tutti i tabù». Perché il momento è cruciale e «quello che si decide in questi mesi avrà conseguenze per i prossimi dieci anni». Ciò di cui Confindustria ha bisogno è di ridurre il costo del lavoro dell’1% per i prossimi cinque anni.

                Contropartite dovute, secondo il presidente, a chi tiene in piedi il sistema Italia e non può continuare a difendere la prima linea in solitudine. Qualche numero: tra il 2000 al 2004 la produttività del paese è scesa del 2,8% mentre l’Europa è cresciuta dell’8%. Il costo del lavoro si è ridotto del 2% in Germania e e dell’1,5% in Francia, in Italia è cresciuto del 15,8%.

                  E la proposta sul sabato lavorativo lanciata dal vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei è ovviamente il tema del giorno nel sindacato. Per il leader Uil Luigi Angeletti «non è un problema di tabù ma di soldi». Una trattativa è possibile, spiega, ma se gli industriali pensano di retribuire il lavoro del sabato «come quello del venerdì, allora non mi siedo neppure al tavolo». Il segretario confederale Cisl Raffaele Bonanni: «Non potremo mai prescindere da maggiori tutele e più salario proprio per chi è più flessibile: ogni proposta deve essere avanzata dentro un contesto e uno scambio».

                    Più dura Carla Cantone, segretario confederale Cgil. Per lei «Confindustria ha un’idea fissa: evitare qualsiasi confronto con il sindacato sull’organizzazione del lavoro. Se la deve togliere dalla testa. La flessibilità va contrattata, specie su carichi e orari di lavoro e professionalità». Cantone conclude sottolineando che «indietro non si torna. Vorrebbero cancellare le relazioni sindacali, la Cgil non lo consentirà». Il centro studi della Cgia di Mestre (gli artigiani della Cgil), dal canto suo, osserva dati Istat alla mano che già oggi «un lavoratore su tre ha il sabato impegnato», come il ministro Maroni.

                      Per il governo interviene anche il sottosegretario al lavoro Maurizio Sacconi. Un’apertura costellata di distinguo, la sua, che però sa di approvazione: «Bombassei segnala esigenze di organizzazione flessibile delle imprese in relazione all’andamento della domanda e credo che il sindacato debba raccogliere la proposta di confronto». Per Sacconi si tratta di individuare scambi tra «salari e produttività in modo da ridimensionare il costo del lavoro per unità di prodotto. Ci sono tutte le condizioni per concludere presto il contratto dei metalmeccanici se la ripresa della trattativa lascia fuori dalla porta ogni rigidità ideologica». Di orario, dice il sottosegretario, bisognerà parlare comunque: «le parti sono tenute a rinegoziare la modulazione dell’orario di lavoro sulla base della direttiva europea che indica un monte ore settimanale e non giornaliero, spalmabile su periodi lunghi fino a un anno».