Apertura al dialogo ma non alla concertazione – di Stefano Folli

25/03/2002




il punto

Apertura al dialogo ma non alla concertazione
di
Stefano Folli
      Dopo un’attesa di giorni che era sembrata eccessiva, e dopo un’assenza ai funerali di Bologna indotta da gravi circostanze (il rifiuto delle esequie di Stato da parte dei familiari di Marco Biagi), Silvio Berlusconi ha fatto sentire la sua voce. Si potrebbe osservare: era tempo. Era tempo che il governo desse un segnale coerente circa le proprie intenzioni in merito al confronto sociale. La ridda di voci seguite all’attentato, insieme al silenzio del presidente del Consiglio, avevano alimentato vari interrogativi. Berlusconi doveva dire una parola chiara e infine l’ha detta. Non a caso il suo intervento viene a poche ore dalla manifestazione sindacale di Roma, che si prevede grandiosa. E dopo la conferma dello sciopero generale di aprile.
      C’era da un lato la necessità di abbassare i toni della polemica, secondo la raccomandazione costante del capo dello Stato. Ma dall’altro si trattava di recuperare un’iniziativa sul piano politico e mediatico. Considerando due aspetti. Primo, che domani i giornali saranno dominati dall’eco della manifestazione romana. Secondo, che l’infortunio della scorta mancata a Biagi rappresenta un terreno scivoloso per il governo, nonché un argomento di prim’ordine servito all’opposizione.
      Nel complesso Berlusconi è riuscito nel suo intento con un breve discorso che forse, sul piano politico, è il più denso degli ultimi mesi. I toni erano netti, anche determinati, ma privi di asprezze polemiche verso la Cgil o i partiti della sinistra. Nessun accenno allo sciopero generale, nessuna accusa a Cofferati. Nessuna allusione ambigua. Di fatto Berlusconi è stato rispettoso – da avversario – verso le scelte del sindacato e dell’opposizione politica, uniti nel «no» alla modifica dell’articolo 18.
      Al tempo stesso ha rivendicato la sua linea, non ha fatto alcuna autocritica e anzi ha promesso che il governo va avanti per la sua strada «senza farsi intimidire». Nel rendere onore al professore assassinato, ha messo in chiaro che Biagi lavorava (da riformista) per il governo di centrodestra e che la sua morte testimonia di quali rischi corra in Italia «chi lavora per il cambiamento». Da sinistra si era detto: è stato colpito lo Stato, non il governo. Berlusconi ribadisce: è stato colpito il mio governo riformatore.
      Ora le carte sono in tavola: all’interno di una logica non «consociativa» che ammette senz’altro l’utilità dello scontro sociale e dunque non lo considera affatto l’anticamera del terrorismo. E’ proprio in tale logica che il presidente del Consiglio chiama il sindacato alla ripresa del «dialogo», sulla base della comune condanna del metodo terroristico.
      Facile capire che questo dialogo, nei termini in cui è proposto, non ha nulla da spartire con la vecchia «concertazione». Sotto certi aspetti si direbbe che Berlusconi, ieri sera, ha voluto sottrarsi al rischio che l’attentato di Bologna, un passo dopo l’altro, finisse per riportarlo nel vecchio schema. La volontà è anzi opposta: è il governo, con la sua maggioranza, che ha la responsabilità del proprio progetto riformatore. Con il sindacato si discute, ma senza lasciarsi paralizzare. Dialogo sì, concertazione no. Con il sottinteso che deragliare da questa linea, dopo le revolverate, significa cedere al disegno dei nuovi brigatisti.
      Vedremo nei prossimi giorni a cosa porterà la posizione del governo. Certo, non c’è da farsi molte illusioni circa un confronto politico-sindacale fondato su tali basi. Anche perché non si vede la materia della trattativa, visto che la riforma dell’articolo 18 è confermata. E’ più verosimile che lo scontro sia destinato a consumarsi secondo i suoi ritmi. In primo luogo nelle piazze, ma forse dentro una cornice politico-istituzionale più solida. O meno fragile. Nel ricucire il tessuto civile del Paese si è prodigato Ciampi. E ieri l’immagine della coppia presidenziale ai funerali privati di Biagi era il simbolo discreto e rispettato di questo sforzo.