Anzianità, 20mila trattamenti in meno dal 2008

17/09/2003



      Mercoledí 17 Settembre 2003


      Anzianità, 20mila trattamenti in meno dal 2008


      ROMA – Ridurre di 1 miliardo di euro nel 2010 e di almeno 4 miliardi nel 2015 la spesa per le sole pensioni di anzianità. Che, grazie all’accelerazione della riforma Dini dal 2008, dovrebbero veder rallentare già nei primi due anni di entrata in vigore del nuove meccanismo restrittivo graduale il flusso di circa 20mila assegni l’anno (tra privato e pubblico) a discapito soprattutto di chi attualmente ha 52-53 anni di età anagrafica e circa 30 anni di contributi. Sono queste le prime stime, peraltro ufficiosi, sugli effetti del piano abbozzato dal Governo per intervenire strutturalmente sulle pensioni dal 2008. Anche se resta ancora da definire la gradualità del meccanismo che dovrà portare entro il 2013 o il 2016 all’accesso al pensionamento attraverso due soli percorsi: il pensionamento di vecchiaia a 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne; la maturazione del requisito di 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica. Inoltre non è ancora del tutto esclusa la possibilità, seppure tenue, che le nuove misure decollino già nel 2006 o nel 2007. Secondo molti esperti, comunque, questo piano comporta anche alcuni rischi. Primo fra tutti quello di una fuga verso i pensionamenti anticipati a causa dell’effetto annuncio della stretta nel 2008: soltanto nel settore privato il flusso medio annuo delle nuove "anzianità" potrebbe salire dai previsti 165mila pensionamenti a 180-190mila. Intanto da uno studio presentato ieri dall’Inpdap emerge che le riforme varate negli anni ’90 funzionano. L’Istituto previdenziale dei dipendenti pubblici, inoltre, afferma che nel settore degli "statali" sono inesistenti privilegi pensionistici. Il piano. Il piano abbozzato dal Governo, su cui come ha detto ieri Berlusconi è stato raggiunto un accordo ufficioso nella Cdl, prevede una riforma in due tappe: approvazione della delega Maroni, adeguatamente corretta, per far scattare nel 2004 i super-incentivi e dare il via all’utilizzo del Tfr per sviluppare la previdenza complementare; intervento strutturale dal 2008 per accelerare la legge Dini.
      Un intervento quest’ultimo finalizzato a far scattare un meccanismo graduale (attraverso una permanenza via via sempre più lunga in attività del lavoratore per innalzare il requisito contributivo) con l’obiettivo di consentire a regime (2013 o 2016) il pensionamento soltanto attraverso la "vecchiaia"
      o il raggiungimento dei 40 anni di contribuzione.
      Per renderlo pienamente operativo nel 2008 il meccanismo potrebbe scattare già dal 2006 o dal 2007. Il rischio-fuga. L’annuncio di una stretta non immediata sulle "anzianità" potrebbe, secondo alcuni esperti, in assenza di disincentivi alimentare una nuova fuga verso i trattamenti anticipati.
      Lo stesso super-incentivo verrebbe di fatto disinnescato dalla possibilità di cumulare il trattamento di anzianità con altro reddito da lavoro. L’unico filtro potrebbe essere rappresentato dalla riduzione da 4 a 2 l’anno delle finestre di uscita.
      Un semi-blocco, dunque, che nonostante le smentite del Governo, potrebbe rispuntare alla fine dell’anno. Per l’Inpdap statali senza privilegi. L’ente di previdenza degli statali respinge l’ipotesi di un intervento sul regime previdenziale dei dipendenti pubblici. «Nell’ambito della spesa previdenziale – afferma il presidente del Civ dell’Istituto, Giancarlo Fontanelli – nel 2001 l’incidenza sul Pil della spesa dell’Inpdap risulta pari al 3,45%, in calo sul 1999 e sul 2000». E dopo le riforma degli anni ’90 mentre «per i dipendenti privati rimasti nel sistema retributivo il tasso di sostituzione non ha subito una sostanziale modifica, netta è invece è stata la riduzione subita dai dipendenti pubblici, passati da una media del 77% a una del 67 per cento ».

      M.ROG.