“Antitrust” Perché abbiamo la verde più cara

24/01/2007
    mercoledì 24 gennaio 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 2) – Economia

    L´ANALISI

      Perché abbiamo la verde più cara

        Solo Cipro, Malta e Olanda superano l´Italia nel prezzo della verde, mentre siamo terzi per il gasolio

          Caro carburante al top in Europa
          anche senza considerare le tasse

            Ecco i dati anomali che fanno da sfondo all´indagine dell´Antitrust

              Maurizio Ricci

                Proviamo a guardare al prezzo della benzina, tasse escluse. Il prezzo industriale. In Italia, secondo gli ultimi dati Ue, fermi ad un mese fa, era 0,452 euro al litro. Solo Cipro, Malta e Olanda hanno un prezzo superiore.

                Nel resto dell´Unione europea, la benzina – al netto delle tasse – costa meno. Anche molto meno: 0,388 euro al litro in Svezia, 0,383 in Germania, benchè né svedesi, né tedeschi abbiano giacimenti in proprio. Per il gasolio, che alimenta più di metà delle auto italiane, va anche peggio: solo a Malta e in Grecia il gasolio – sempre tasse escluse – costa di più. E´ questa anomalia, storicamente consolidata, lo sfondo dell´indagine che l´Antitrust ha aperto sul grado di concorrenza dell´industria petrolifera italiana.

                Dire petrolio e pensare cartello, oligopolio, collusione è, da decenni, quasi un luogo comune. Erano gli anni in cui le Sette Sorelle dominavano la ricerca, l´estrazione, la raffinazione e la vendita del petrolio nel mondo. Oggi, Big Oil conta molto meno e controlla solo una parte del greggio: il grosso è nelle mani dei paesi produttori. E´ vero che, in un mondo di grandi multinazionali, in cui per contare i protagonisti, le dita di due mani sono fin troppe, basterebbe mettere insieme un pugno di amministratori delegati nella saletta di un hotel per blindare un accordo sui prezzi. Ma non è questa l´accusa che l´Antitrust muove ai grandi del petrolio italiani. Nessuno pensa che l´Eni e le altre otto sorelle sotto indagine (Esso, Total, Q8, Ip, Api, Erg, Shell, Tamoil) si siano accordate per tenere artificialmente alti i prezzi.

                Infatti, non è vero. Nonostante la sensazione diffusa in molti di noi, il prezzo della benzina, in questi mesi, ha seguito, in linea generale, l´andamento del prezzo del petrolio. Negli Stati Uniti, il prezzo della benzina è sceso dal picco di agosto di 3 dollari a gallone ai 2,29 dollari di metà dicembre, con una riduzione del 23,6 per cento. In Italia, nello stesso periodo, è passato da 0,593 centesimi al litro (sempre al netto delle tasse) a 0,452: meno 23,7 per cento. Il problema, semmai, è nella velocità di questo adeguamento al prezzo del greggio, rapido quando si tratta di aumentare la benzina, lento quando si tratta di ridurla. La giustificazione abituale (il petrolio immagazzinato nelle raffinerie è stato comprato al vecchio prezzo) vale, infatti, in ambedue i sensi.

                Ed è qui, che l´indagine dell´Antitrust, rivelata ieri mattina dalla Staffetta petrolifera, comincia a mordere. Insieme al livello base troppo alto – rispetto al resto d´Europa – dei prezzi, che le sole inefficienze della rete distributiva (responsabile di meno del 10 per cento del prezzo al netto delle tasse) non bastano a giustificare. Esistono motivi per muovere il prezzo industriale. Non tutti importano greggio allo stesso costo, perché diverso, fra le varie aziende, è il mix fra il petrolio che arriva da contratti a lungo termine e quello comprato sul mercato. Non tutti hanno lo stesso livello di stoccaggi fra petrolio comprato a prezzo alto e quello arrivato a prezzo più basso. Ma, secondo l´Antitrust, le nove aziende, invece di farsi concorrenza, si marcavano strette, imitando l´una le mosse dell´altra.

                Un esercizio, nota la stessa Antitrust, favorito anche dal governo, forse troppo zelante nel tentativo di monitorare e rendere trasparente l´andamento del mercato di benzina e gasolio. E´, infatti, il ministero dello Sviluppo economico a pubblicare a pubblicare, sul proprio sito Internet, i prezzi base consigliati dalle aziende ai gestori. Ma c´è da dubitare che, alla Total, avessero bisogno di consultare Internet per sapere quale prezzo consigliavano gli uomini della Esso. Le aziende non funzionano così. Anche senza Internet, la Coca cola sa benissimo quali prezzi consiglia ai rivenditori la Pepsi.

                In realtà, come succede nei settori industriali in cui poche aziende si spartiscono il mercato, il prezzo di benzina e gasolio viene determinato in tutt´altro modo. E´ l´Eni, di fatto l´azienda leader in Italia, a fissarlo e le altre si adeguano. Su queste manovre, l´Antitrust fornisce almeno due indicazioni che non sono sensazioni generiche. La prima riguarda le traiettorie dei prezzi di benzina e gasolio. In buona sostanza, le nove sorelle avrebbero tutte insieme pilotato un rincaro del gasolio più accentuato di quello della benzina, compensando così il fatto che in Italia circolano sempre di più motori diesel: rispetto alla media dei 12 paesi dell´area euro, la benzina costa in Italia, al netto delle tasse, 32 centesimi in più, il gasolio 40. La seconda indicazione è anche più diretta: dall´ottobre 2004, l´azienda leader, l´Eni, ha iniziato a fissare i suoi prezzi, calcolando una incidenza minore delle oscillazioni di costo del greggio. Le altre otto non hanno perso tempo a riporre nel cassetto i vecchi parametri e a seguire, passo passo, parametro dopo parametro, la pista del "cane a sei zampe".