Antitrust: «Le Regioni frenano la riforma del commercio»

15/06/2007
    venerdì 15 giugno 2007

      Pagina 23 – Economia e imprese

      Liberalizzazioni - Allarme dell’Antitrust sull’applicazione della legge Bersani

        «Le Regioni frenano la riforma del commercio»

          Vincenzo Chierchia

          MILANO
          L’Autorità Antitrust ha rilanciato l’allarme sui freni alla liberalizzazione del settore commerciale posti dalle Regioni nell’applicazione della normativa varata nell’ottobre dello scorso anno, puntando il dito in particolare contro la Sicilia e il Veneto, ed anche contro i Comuni di Verona e Porto Empedocle (Agrigento) e una circolare interpretativa varata dallo stesso ministero Attività produttive.

          L’Autority presieduta da Antonio Catricalà – in una parere ufficiale inviato al Governo e al Parlamento – ha quindi chiesto alle amministrazioni regionali e locali di dare pieno corso alla manovra di liberalizzazione varata dal Governo su proposta del ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, evitando di introdurre disposizioni giudicate restrittive della concorrenza.

          Alcune Regioni – sottolinea l’Antitrust – stanno interpretando in maniera restrittiva la legge Bersani del luglio 2006, escludendo dalla liberalizzazione l’apertura di bar e ristoranti. Secondo l’Antitrust l’orientamento restrittivo delle Regioni è stato "supportato" anche dalle indicazioni contenute in una risoluzione ministeriale del 10 ottobre 2006.

          In particolare, quindi, Veneto e Sicilia (quest’ultima anche in relazione all’apertura di negozi di ottica) hanno circoscritto l’ambito di applicazione dei principi di liberalizzazione introdotti dalla legge Bersani – si legge nella nota dell’Antitrust – per mantenere in vigore meccanismi restrittivi di programmazione locale relativamente ad alcuni settori di attività commerciali, dopo aver investito della questione lo stesso ministero.

          La risoluzione emanata dal ministero per rispondere ai dubbi interpretativi di alcune Regioni sembra escludere dall’applicazione della legge Bersani la determinazione dei parametri numerici per il rilascio delle autorizzazioni relative alle attività di somministrazione di alimenti e bevande. Per l’Autorità l’esclusione delle attività di somministrazione di alimenti e bevande (bar e ristoranti), dalla liberalizzazione non può essere giustificato.
          Netto l’orientamento dell’Authority: «Il mantenimento di meccanismi di programmazione di bar e ristoranti basati sul rispetto di predeterminati limiti quantitativi favorisce infatti la cristallizazione degli assetti esistenti, arrestando in modo artificioso l’evoluzione dell’offerta».

          Una stoccata va anche agli uffici dello stesso ministro Bersani: «Per l’Autorità inoltre non è accettabile che in sede interpretativa si proceda a circoscrivere la portata di una legge nazionale, per questo asupica un intervento tempestivo del ministero Sviluppo economico a favore di una lettura della disposizione normativa in questione coerente con la lettura e con lo spirito della legge Bersani».

          I consumatori chiedono l’intervento delle Fiamme Gialle. Le decisioni di alcune Regioni che interpretano in maniera restrittiva il primo pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni, escludendo bar e ristoranti «danneggia i consumatori», afferma il Codacons. «Le limitazioni alle autorizzazioni – prosegue il Codacons – hanno un effetto immediato sui prezzi al consumo. Chiediamo l’intervento della Guardia di Finanza contro le Regioni che non rispettano le disposizioni del decreto».