“Antitrust” «Cartello sulla benzina»

24/01/2007
    mercoledì 24 gennaio 2007

    Pagina 2 – Economia

    PREZZI
    OFFENSIVA DEL GOVERNO

      Concorrenza Il Garante sostiene
      che a partire dalla fine del 2004
      i listini sono stati pilotati dalle società

        “Cartello sulla benzina”

        L’Antitrust indaga nove compagnie e manda la Finanza nei loro uffici

          Paolo Baroni

            ROMA
            L’Antitrust alza il tiro contro le compagnie petrolifere. Ieri mattina funzionari dell’Autorità e uomini del Nucleo tutela della concorrenza delle Fiamme gialle, in tutto una cinquantina di persone, si sono presentati negli uffici di tutte le principali società italiane: da Roma a Genova, a Milano ispezioni a sorpresa per acquisire documenti e circolari sui prezzi dei carburanti. A mercati chiusi l’Antitrust ha poi confermato di avere avviato un’istruttoria per una possibile intesa restrittiva sui prezzi a danno della concorrenza che terminerà a marzo 2008. Nel mirino dell’Authority, dopo le denunce presentate sin dal 2005 dalle associazioni artigiane del trasporto, sono così finiti i big del petrolio. Nove società in tutto: Eni, Esso, Kuwait Petroleum, Shell, Tamoil, Total, Erg, Ip e Api.

            Tutte assieme «quantomeno a partire dalla fine del 2004 – denuncia l’Antitrust – avrebbero posto in essere meccanismi collusivi nella determinazione del prezzo consigliato dei carburanti alla distribuzione, attraverso continui scambi di informazioni». Le società petrolifere, in sostanza, «avrebbero concordato la fissazione dei prezzi consigliati, che risultano di conseguenza aver avuto ed avere un andamento parallelo, con variazioni contestuali, di entità comparabile e di segno omogeneo, in violazione della normativa a tutela della concorrenza». Accusa pesante, che nessuno dei grandi petrolieri ha voluto commentare.

            L’Autorità garante del mercato è tornata nuovamente a segnalare come la distribuzione dei carburanti nel nostro paese sia caratterizzata «da un equilibrio non concorrenziale, con rilevanti barriere all’ingresso che occorre rimuovere». E in questo contesto di concorrenza bloccata, «a partire dalla fine del 2004, i prezzi di benzina e gasolio in Italia sono stati pilotati in modo da rispondere all’evoluzione strutturale del settore (calo del consumo di benzina e aumento di quello del gasolio), trasferendo il maggior margine lordo (e il maggior stacco dalla media Ue) dalla benzina al gasolio». Il risultato è che i prezzi e margini lordi dei carburanti in rete sono in Italia «più elevati che all’estero».

            In particolare, «il parallelismo dei prezzi consigliati, osservato nel tempo, viene attuato con la fissazione del prezzo da parte di Eni, che rappresenta il price-leader, al quale si adeguano i concorrenti». E quando nell’ottobre 2004 il «Cane a sei zampe» inizia a utilizzare un nuovo metodo, meno legato all’andamento del costo delle materie prime, i concorrenti, anziché continuare a seguire i vecchi criteri si adeguano «prontamente» ai movimenti dell’Eni. Secondo le risultanze questo «parallelismo dei prezzi» nel corso degli anni sarebbe stato garantito da un fitto scambio di informazioni, «che avviene attraverso svariati canali»: dalla Cabina di monitoraggio del ministero per lo Sviluppo economico, che pubblica su Internet i prezzi consigliati-base (dove l’eccesso di trasparenza finisce per «favorire la collusione»), agli annunci stampa, sino alle informazioni sui «differenziali integrativi» (una componente di prezzo alquanto delicata e difficile da reperire) pubblicata su una rivista specializzata. In questo modo, conclude l’Antitrust, «le parti sono in grado di conoscere tutte le componenti del prezzo consigliato, monitorando efficacemente il reciproco comportamento». Insomma, fanno «cartello».

            Il presidente del Codacons Carlo Rienzi ieri ha chiesto che «eventuali anomalie sui prezzi dei carburanti vengano segnalate alle Procure». L’Adusbef parla di «aggiotaggio» e assieme a Federconsumatori chiede che il maltolto venga restituito agli utenti. Secondo i loro calcoli si parla di almeno 100 euro l’anno per ogni famiglia.