Angelletti a Cgil e Cisl: «Scioperiamo insieme»

07/03/2002
La Stampa web





Angelletti a Cgil e Cisl: «Scioperiamo insieme»
Art. 18 via dalla delega?

L’affondo unitario della Uil crea nuove difficoltà al ministro Maroni che starebbe lavorando alla riscrittura del disegno di legge sul lavoro e

7 marzo 2002

di Roberto Giovannini

TORINO Il congresso della Uil si chiude come era cominciato: all’insegna delle sorprese. Il numero uno Luigi Angeletti, nella sue conclusioni, annuncia un’iniziativa nei confronti di Cgil e Cisl per ricostruire l’unità di azione: chiederà ai suoi colleghi Pezzotta e Cofferati di incontrarsi per concordare una data per uno sciopero generale unitario. Potrebbe trattarsi del 12 o del 19 aprile, al termine della «moratoria» concordata a Palazzo Chigi.

E lo sciopero scatterebbe qualora l’Esecutivo non accettasse di ritirare dalle deleghe le norme contestate dal sindacato su licenziamenti, pensioni e fisco. Ma ormai il ministro del Welfare Roberto Maroni sembra decisissimo: dalla nuova formulazione del testo della delega sparirà ogni riferimento all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Si rinvierà a una discussione futura con le parti sociali sulle nuove regole e tutele. Non è «stralcio», ma in pratica… Angeletti ha «sparigliato» con una certa abilità. Un segnale molto duro nei confronti del governo e del ministro del Welfare Roberto Maroni, che ormai deve annoverare la Uil tra gli avversari dei suoi progetti di riforma.

Ma anche un segnale – l’ennesimo – a Cgil e Cisl, cui si chiede di fare un passo indietro rispetto alle polemiche (personali e di organizzazione) di questi giorni. La Cgil dovrebbe rinunciare al «suo» sciopero generale del 5 aprile; il sindacato di Pezzotta dovrebbe accettare di scioperare contro l’Esecutivo, dopo averlo tanto a lungo negato. E va da sé: se l’«operazione sciopero unitario» andasse davvero in porto, il merito andrebbe tutto alla Uil. «È difficile comprendere perché non si possa concludere insieme una vertenza che abbiamo aperto insieme» – ha detto Angeletti, continuamente sommerso dagli applausi della platea del Lingotto – sarebbe criminale non farlo, perché insieme possiamo vincere».

Per il sindacalista, gli obiettivi comuni inizialmente concordati dalle tre confederazioni sono «sempre lì, non raggiunti, anche se più vicini». Cgil-Cisl-Uil sul da farsi hanno idee e valutazioni diverse; ma «i lavoratori hanno la percezione giusta: sanno che se siamo uniti possiamo vincere, e che sarebbe criminale rinunciare all’unità. E se avremo perso, tra qualche mese, non ci potranno perdonare le nostre divisioni». Dunque, la Uil scriverà a Cisl e Cgil, «per invitare tutti a una riflessione comune». E il Comitato centrale della Uil nella sua prima riunione «deciderà una data per lo sciopero generale da proporre a Cgil e Cisl. Così – dice Angeletti – non ci saranno più alibi per nessuno».

Lo sciopero generale unitario, spiega più tardi il segretario generale, potrebbe tenersi a metà aprile: venerdì 12 o venerdì 19. Ovvero in una data (da decidere insieme) diversa da quella indicata dalla Cgil, più a ridosso della fine della moratoria di due mesi dell’iter parlamentare della delega sul lavoro, decisa dal governo per favorire il negoziato tra le parti sociali. Insomma, potrebbe essere proclamato (tenendo conto delle regole sugli scioperi) alla fine di marzo, dopo la manifestazione Cgil. Ed effettuato a seconda delle mosse del governo. Una seconda lettera della Uil, così, verrà recapitata ai ministri, affinché ritirino le norme su arbitrato, licenziamenti e decontribuzione.

«Il governo deve fare un ultimo gesto – ha spiegato Angeletti – deve rendersi conto che l’impossibilità di fare un accordo sull’articolo 18 non vale solo per oggi ma varrà anche fra due mesi. Perché aspettare due mesi e perdere due mesi di tempo?». Si cercherà piuttosto di convincere l’Esecutivo «che è opportuno, giusto, normale, che non è una sconfitta per nessuno nè un passo indietro, fare una cosa di buon senso e di coerenza. Le loro proposte sulle modifiche dell’articolo 18 – ha proseguito – non hanno il consenso della stragrande maggioranza dei lavoratori e dei cittadini del paese. Quindi devono essere ritirate.

Non perché glielo chiedono o glielo vogliono imporre i sindacati. Ma perché chiediamo che il governo faccia quello che è il suo dovere, vale a dire verificare se le sue proposte siano accettate dai cittadini». Come risponderanno Sergio Cofferati e Savino Pezzotta? In Cgil non mancano i dirigenti che ritengono che la proposta di Angeletti debba essere accolta come un’occasione d’oro per «rientrare» in un alveo unitario. Tra l’altro portando l’intero movimento sindacale sullo sciopero generale. Ieri sera si è riunita la segreteria della Cisl: Pezzotta, almeno in prima battuta, riterrebbe del tutto prematura la proclamazione dello sciopero.

Ma la Cisl può permettersi di restare isolata? Intanto, ieri il ministro del Welfare Maroni – a «Radio Anch’io» – ha affermato di non «temere Cofferati», ma che «un buon rapporto con le parti sociali che hanno interesse al dialogo sia preferibile ad una forzatura sull’articolo 18». Il governo deciderà solo a metà aprile come rivedere il testo della delega contestata, e alla richiesta di Confindustria di «chiarimenti» (senza i quali non parteciperà al negoziato) risponde parlando di «atteggiamento singolare e molto ideologico». Infine, un nuovo appello per lo stralcio giunge dal presidente di Confcommercio Sergio Billè: «l’accantonamento dell’articolo 18 è cosa buona e giusta».

 

 
 
 

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