Angeletti non si è accorto dello sciopero

21/10/2002

          sabato 19 ottobre 2002

          Pezzotta sostiene che la ripresa di un discorso unitario può partire dal Patto per l’Italia. Fastidio in casa Uil
          Angeletti non si è accorto dello sciopero

          Angelo Faccinetto

          MILANO Fabbriche chiuse, treni soppressi,
          aerei a terra, milioni di lavoratori,
          di studenti, di pensionati nelle
          piazze. Persino all’aeroporto di Francoforte
          - riportavano notizie di agenzia
          tedesche, ieri mattina – si sono
          avvertiti gli effetti della protesta della
          Cgil con diversi voli cancellati. Insomma,
          un quadro che difficilmente poteva
          passare inosservato. Anche volendo.
          Il numero uno della Uil, Luigi
          Angeletti, però ha fatto eccezione.
          «In Italia non ci siamo accorti dello
          sciopero» – ha dichiarato a caldo. Ed
          ha aggiunto: «L’affermazione sul fatto
          che l’astensione di oggi sia superiore
          a quella unitaria del 16 aprile si
          commenta da sola. Forse hanno scioperato
          in un altro paese».
          Battuta – provocatoria – a parte,
          sulla protesta della Cgil, Cisl e Uil
          hanno aperto un fuoco di fila. Obiettivo,
          mettere le mani avanti e sminuirne
          la portata. Anzitutto sul piano politico.
          È ancora Angeletti a parlare. «Lo
          sciopero della Cgil è inutile e diseducativo
          - dice – e non produrrà nessun
          cambiamento sulle scelte del Paese.
          Facciamo fatica in tre a condizionare
          la politica economica: fare uno sciopero
          da soli è pura testimonianza e
          alla fine rischia di produrre un danno».
          Anche il segretario della Cisl, Savino
          Pezzotta, è duro. Bolla come
          «falsa» l’affermazione secondo la quale
          lo sciopero di ieri avrebbe avuto
          maggiori adesioni di quello del 16
          aprile. Di più. «È stato lo sciopero
          generale che ha fatto registrare il minor
          numero di adesioni rispetto a tutti
          quelli degli ultimi anni». E assicura:
          «La media nazionale è stata inferiore
          al 30 per cento». Anche Pezzotta, poi,
          pone l’accento sul «dopo». E risponde,
          con quella che di fatto è una chiusura,
          all’appello all’unità sui temi della
          Fiat, del Mezzogiorno e dei rinnovi
          contrattuali, lanciato da Torino dal
          numero uno della Cgil, Guglielmo
          Epifani. «Il dialogo tra Cgil, Cisl e Uil
          - afferma – può ripartire solo dagli
          obiettivi fissati nel Patto per l’Italia».
          Quel patto, appunto, contro il quale
          sono scesi ieri in piazza i lavoratori.
          A sostegno delle tesi del proprio
          segretario è scesa in campo al gran
          completo la Cisl. Almeno quella che
          ieri non era in piazza. Così, mentre la
          Uil si limitava ad un comunicato del
          suo segretario organizzativo, Carmelo
          Barbagallo, per rimarcare che la
          partecipazione non avrebbe superato
          il 30 per cento, la confederazione di
          Pezzotta ha fatto avere da ogni regione
          dati e commenti sulle adesioni.
          Per sostenere, in conclusione, una
          partecipazione ancora più bassa: attorno
          al 25 per cento. Cioè «inferiore
          alle attese». E per dire – lo ha fatto
          Carlo Borio, segretario della Cisl
          Lombardia – che ora l’unità tra i sindacati
          è ancora più lontana. «Chi crede
          che da lunedì si torni all’unità sindacale
          - sostiene – si illude. Siamo
          divisi su tutto o quasi, ma sopra ogni
          cosa ci divide il modo in cui riteniamo
          di poter difendere i diritti dei lavoratori».
          Giudizi, questi, non troppo dissimili
          da quello del ministro del Welfa-
          re e di Confindustria. Per Parisi lo
          sciopero della Cgil è stato «incomprensibile».
          Per Maroni è stato «modesto»
          e «non è andato oltre la sola
          Cgil». «Se poi per le valutazioni statistiche
          comprendessimo anche le piccole
          e piccolissime imprese e quindi
          il complesso del lavoro dipendente – aggiunge
          - le modeste percentuali
          scenderebbero ancora».
          Si potrebbe dire che bastano queste
          puntigliose dichiarazioni per capire
          che lo sciopero di ieri è stato un
          successo.