Angeletti: Epifani apre sulla Fiat? Prima ci dica cosa vuole la Fiom

13/08/2010

«Ad Epifani che suggerisce di riprendere il dialogo sulla Fiat rispondo ovviamente di si, ma…»: Luigi Angeletti, segretario generale della Uil accoglie con favore la disponibilità espressa dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani a riaprire il confronto dopo il rifiuto dei metalmeccanici della Fiom di firmare l’accordo su Pomigliano siglato invece dalle altre sigle sindacali. Ma…? Ha dei dubbi? «Da quel che si è visto finora non mi sembra che la posizione della Fiom coincida con quella espressa da Epifani. Il mio sì a riprendere il dialogo tutti assieme con la Fiat dipende dall’atteggiamento che intende prendere la Cgil, tutta la Cgil, nel costruire un’azione comune».

Epifani ha allargato il possibile terreno del confronto anche ai programmi della Fiat sui nuovi modelli. Ha detto che per il futuro dell’industria dell’auto in Italia è importante l’innovazione. Cosa ne pensa?

«La Fiat ha già annunciato un piano industriale che per dimensioni è unico e punta a risolvere il problema della produzione di auto in Italia. E ha anche detto come e con quali investimenti, compresi quelli per nuovi modelli, questa Fabbrica Italia si dovrà realizzare. Quando si tratterà di presentare i progetti per i singoli stabilimenti andremo a vedere la disponibilità dell’azienda a trattare, fabbrica per fabbrica, produzione e nuovi modelli. Sarà il tema centrale del confronto futuro. E certo nessuno può pensare che girerà tutto solo attorno a Panda e Punto».

Su questo c’è spazio per dialogare. E sulla difesa dei diritti dei lavoratori, malattia e diritto di sciopero in testa, che dice la Uil?

«Mi è parso importante che Epifani abbia riconosciuto l’esistenza dell’accordo su Pomigliano e il voto dei lavoratori. Quanto al tema dei turni, degli straordinari del sabato, degli scioperi ed anche della malattia nessuno di noi con quell’accordo ha mai inteso toccare i diritti individuali del lavoratore, tantomeno quello di sciopero che è inviolabile, ma casomai solo le modalità dell’azione dei sindacati».

Non è che Cisl e Uil in realtà vogliano mettere all’angolo la Cgil?

«Figuriamoci, è interesse di tutti procedere uniti: nessuno ha mai voluto escludere la Cgil. Per Pomigliano c’è stata una lunga discussione, due mesi di trattative, fatta in comune e poi è stata la Fiom a distaccarsi e isolarsi. E’ un interesse oggettivo fare un fronte sindacale comune per avere più forza nei confronti dell’azienda. E comunque c’è molto ad unirci».

A sentirla non si direbbe. A cosa si riferisce?

«Agli obiettivi. Cominciando da quello di raggiungere il migliore accordo per i lavoratori della Fiat. E ciò vuole dire assicurare il mantenimento della produzione di auto in Italia e con essa i posti di lavoro».

Cosa è allora che non funziona?

«Fra i metalmeccanici c’è sostanzialmente sempre una linea comune nelle trattative ma solo fino ad un certo punto: quando si arriva al momento di fare l’accordo la Fiom si ferma, vorrebbe sempre continuare a trattare senza firmare nulla. Ma il sindacato non può non fare accordi. E’ per questo che bisogna verificare la reale volontà di riprendere il dialogo manifestata dal segretario generale della Cgil. Bisogna vedere nei fatti come vanno le cose nelle prossime trattative e in quelle in corso».

Il caso dei licenziamenti di Melfi, respinti dal Tribunale, ha però dato ragione ai delegati della Fiom, non crede?

«La vicenda dei licenziamenti si è verificata nel corso di uno sciopero della Fiom indetto contro l’accordo su Pomigliano siglato dalle altre sigle sindacali. Toccava al giudice pronunciarsi e ha deciso a favore dei lavoratori. Il caso è chiuso. E comunque ricordo che la Uil ha partecipato allo sciopero di protesta».