Angeletti e l’orgoglioso isolamento della Uil

12/10/2005
    mercoledì 12 ottobre 2005

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      SINDACALIA. ACCUSATA DA CGIL E CISL DI INTELLIGENZA COL NEMICO CONFINDUSTRIA

        Angeletti e l’orgoglioso isolamento della Uil

          «Il nostro Angeletti? Lo hanno crocefisso. Alla riunione delle segreterie unitarie dell’altro giorno sembrava di essere a “Uno contro tutti”…E il particolare più antipatico è che ad attaccarlo in modo netto non sia stata la Cgil ma la Cisl. Pezzotta in testa».A dire la verità,il segretario della Cisl
          ha subito minimizzato l’episodio («Vedremo se riusciremo a trovare una quadra unitaria,ci stiamo lavorando.Con la Uil,comunque, non c’è nessuna rottura») ma lo screzio c’è stato e resta agli atti.Oggetto del contendere, la detassazione degli aumenti contributivi (e non la necessità di uno sciopero più o meno generale, argomento su cui invece la mediazione è stata trovata ben più facilmente), oggetto che ha condotto i tre in discussioni infinite (lunghezza complessiva, quattro ore).Un vertice che doveva essere di ordinaria amministrazione, quello che i tre leader dei maggiori sindacati italiani avevano convocato da una settimana per decidere forme e modi della mobilitazione generale prossima ventura da
          indire contro la Finanziaria si è trasformato, dunque, in una specie di defatigante seduta di autocoscienza sindacale: oltre a Epifani,Pezzotta e Angeletti c’erano infatti tutti i membri delle tre segreterie unitarie e nessuno di loro – esclusi,s’intende,gli uomini della Uil – ha speso una parola per difendere Angeletti.Insomma,per una volta invece di uno scontro che di solito è una classicissima, nel procelloso mare confederale, quello tra Pezzotta ed Epifani (mai come in questo periodo, i rapporti tra Cisl e Cgil hanno il barometro fisso sul bel tempo), l’altro giorno sul banco degli imputati delle “magnifiche sorti e progressive” dell’unità sindacale da celebrarsi con rito di osservanza unionista c’era Luigi il Buono.

          E la domanda che ora molti si fanno è una sola: «Ma cosa vogliono questi della Uil?». La risposta, diffusa soprattutto tra i metalmeccanici (categoria da cui Angeletti, prima di diventare segretario generale della
          Uil nel 2000,proviene e che ha diretto),è cattiva quanto falsa:«Sono succubi di Confindustria nelle trattative sui contratti e del governo nelle partite nazionali». Il segretario confederale di fede diessina e membro della segreteria della Uil (otto membri: di loro come di Angeletti sarà chiesto in blocco il rinnovo, al prossimo congresso, che si terrà a Roma nel giugno del 2006) Paolo Pirani replica duro:«Chi parla così dice fesserie. Per quanto riguarda l’oggetto del contendere, la nostra richiesta di detassare gli aumenti contrattuali, la reazione negativa di Cgil e Cisl è più un riflesso culturale condizionato che una contrarietà nel merito della questione.Noi vogliamo solo mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori.Il compromesso trovato (riequilibrare i carichi fiscali a favore del mondo del lavoro,ndr.) è soddisfacente e le differenze tra noi non
          strategiche».Sarà.Certo è che c’è chi vi imputa rapporti “particolari” con Confindustria e una morbidezza eccessiva verso il governo. «Con Confindustria abbiamo rapporti normali e sfido a trovare un dirigente
          della Uil in sintonia con le politiche di questo governo», ribatte Pirani. «Tutt’al più c’è chi guarda alla tradizione repubblicana o alle posizioni del Nuovo Psi,ma anche loro si stanno ricollocando a sinistra,mi sembra…».

          A proposito di rapporti con la politica – che la Uil ha come tutti,Cgil in testa e Cisl compresa – il segretario confederale Antonio Foccillo ha messo recentemente i piedi nel piatto con un articolo pubblicato sul mensile uillino Lavoro italiano:«Siamo un sindacato di tradizione laica e riformista. C’è un area che si riaggrega in questo senso e i dirigenti della Uil che ci credono devono,anche a titolo personale,ovvio,starci dentro e
          contribuirvi. Io lo faccio», rivendica con orgoglio Foccillo al Riformista, giornale su cui ha scritto proprio di questi temi in tempi non sospetti. Ma anche nella Uil ogni socialista ha le sue antiche e nuove appartenenze: Per un Foccillo ex lombardiano e oggi vicino allo Sdi, c’è un Adriano Musi, segretario aggiunto già ai tempi di Pietro Larizza (l’ex segretario generale ed ex presidente del Cnel è oggi in predicato di diventare un futuro candidato dell’Unione) e oggi vice di Angeletti, che tifa Repubblicani Europei e Luciana Sbarbati, altri remano a favore di Gianni De Michelis. Tutti (o quasi) però guardano con favore alla riaggregazione neo-socialista e hanno partecipato all’assise di Fiuggi che ne ha sancito il via ufficiale. Soprattutto, nessuno mette in discussione la leadership di Angeletti, difeso come un sol uomo da tutti,compreso chi come Musi potrebbe ambire a succedergli.

            Un fatto resta indubitabile, però, volendo tornare sul terreno sindacale: nella categoria sindacalmente e politicamente più rappresentativa, quella dei meccanici, più passa il tempo più le tante fatiche spese per stendere una piattaforma unitaria (bloccata da una trattativa che non ha prodotto nessun risultato utile in dieci mesi) rischiano di finire nel cimitero delle buone intenzioni. Antonino Regazzi, segretario della Uilm, è uomo di grande pazienza e duttilità. Ma anche la pazienza dei laicoriformisti ha dei limiti.