Angeletti e il Prc: attrazione fatale

16/07/2007
    sabato 14 luglio 2007

    Pagina 13 – Economia

      IL RETROSCENA

      Nasce una strana alleanza tra la Uil e Rifondazione contro l´ipotesi degli scalini e delle quote

      Angeletti e il Prc, attrazione fatale
      e i riformisti: non tirate la corda

        Il leader sindacale è visto dal governo come il vero "sabotatore" Ds e Margherita: la previdenza non può mangiarsi tutte le risorse per lo sviluppo

        ROBERTO MANIA

        ROMA – A Palazzo Chigi hanno cominciato a chiamarlo «il sabotatore, quello che mette le mine su tutti i terreni dove passa». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, fa spallucce mentre se ne va a Terracina per trascorrere il weekend, con nessuna intenzione di tornare nella Capitale per parlare di pensioni. «Io ho sempre detto le stesse cose. Li ho sempre messi in guardia: non firmerò mai un accordo basato sulla bugia di una presunta emergenza previdenziale». Lui non la pensa proprio come i riformisti del nascituro Partito democratico che ieri hanno imposto lo stop a una proposta di Prodi che si profilava troppo filo-Rifondazione. «Non possiamo dare l´impressione – ragionavano i ministri ulivisti – di una soluzione troppo squilibrata a sinistra». Cioè poco rigorosa e piena di incognite sul versante dei risparmi con il rischio di bruciare anche le risorse destinate allo sviluppo.

        L´altolà non ha scosso Angeletti che, infatti, passo dopo passo ha costruito la sua strana alleanza con Rifondazione comunista di Franco Giordano. Il sindacato laico e socialista (come si sarebbe detto un tempo), il più piccolo della triade, a braccetto con il partito dei massimalisti della maggioranza, quelli che ancora inneggiano alla falce e martello. Imbarazzi? «Nessuno», risponde Angeletti, già Psi ma oggi senza tessera. «Rifondazione comunista – dice – ha la posizione più ragionevole. A parte le sue radici ideologiche, per una volta è l´unico partito che prova a fare i conti davvero. E i conti non sono quelli di Tommaso Padoa-Schioppa». Né quelli dei riformisti D´Alema o Rutelli: «Non so quanto siano in buona fede, ma partono tutti da un assunto sbagliato secondo il quale la previdenza non sarebbe in equilibrio. Ma noi i bilanci degli enti li conosciamo bene. Noi sindacalisti stiamo nei Civ, i consigli di indirizzo e vigilanza e sappiamo che le entrate sono sufficienti a pagare le pensioni».

        E allora, mentre nella sede dell´Arel, il sottosegretario Enrico Letta e il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, provano per tutta la giornata un po´ con gli sherpa di Cgil, Cisl e Uil un po´ con i tecnici di Rifondazione («il quarto sindacato», per ammissione di un autorevole membro del governo), a trovare una via d´uscita tra scalini e quote, lui – "il sabotatore" – rilancia gli incentivi per andare in pensione volontariamente dopo 35 anni di versamenti. «La strada più intelligente – sostiene – per innalzare l´età pensionabile». E gli scalini? Le quote? «I primi sono ottusi, stupidi; meglio, nel caso, le quote». «Comunque è sempre stato Prodi a parlare di libertà di scelta nel lasciare il lavoro. E quella notte, prima della rottura, c´era l´accordo proprio sugli incentivi». Finché la Ragioneria, di Tommaso Padoa-Schioppa, non fece i conti dimostrando che quel sentiero avrebbe portato a risparmi aleatori. «Macché! Sono pronto a sfidare chiunque, dati e calcolatrice alla mano. Fissiamo come obiettivo l´età effettiva di pensionamento della Germania, cioè 61,4 anni. Poi verifichiamo se in tre anni non la raggiungiamo attraverso gli incentivi. Se non ce la si fa scatta l´aumento automatico a 61,4. Padoa-Schioppa può dire tutto ciò che vuole, ma anche io. Bisogna smetterla di offrire una rappresentazione falsata del nostro sistema previdenziale».

        La tesi del "sabotatore" è che i contributi siano sufficienti a pagare le pensioni e che i trasferimenti annuali dello stato all´Inps servano a pagare prestazioni di natura assistenziale. D´altra parte Rifondazione docet. Parlano la stessa lingua. Antonino Regazzi, segretario generale dei metalmeccanici (non Giorgio Cremaschi della Fiom) dice che «le proposte del governo sullo scalone sono inaccettabili e che se si continua così lo sciopero sarà inevitabile».

        Conclude Angeletti: «Ci hanno già fregati con la Finanziaria. Dov´è finito il taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori? Nessuno l´ha visto. Questa volta non ci sto!». Puntate a far cadere il governo Prodi? «Fantapolitica», risponde "il sabotatore" mentre intravede la prima striscia di mare di Terracina.