Angeletti: cara sinistra, sono 15 anni che non pensi più

11/09/2007
    martedì 11 settembre 2007

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      Sviluppo – Conversazione con il leader della Uil Angeletti

      Cara sinistra, sono 15 anni che non pensi più

        di Alessandro De Angelis

          Prima un monito al Governo sul protocollo: «A noi interessa che i patti sottoscritti vengano rispettati». Poi un altro ai promotori della manifestazione del 20 ottobre: «Le critiche mosse sul mercato del lavoro sono un falso bersaglio». Da ultimo una considerazione generale: «Dopo la crisi dei partiti la sinistra ha messo di pensare». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil affronta, un ad uno, i principali argomenti in campo, in vista di un autunno che si preannuncia assai complicato. Ma andiamo con ordine.

          In cima alle sue priorità c’è, neanche a dirlo, il Protocollo sul welfare: «Abbiamo ben chiaro che in Parlamento è difficile trovare una maggioranza per votare qualunque cosa. Ma il governo deve farsi carico di tener fede alla parola data e alla firma posta». E, a proposito della richiesta della sinistra-sinistra di tenere il Protocollo fuori dalla Finanziaria, Angeletti non è proprio d’accordo: «È complicato pensare di risolvere il problema fuori dalla Finanziaria, visto che i temi dell’accordo prevedono impegni di spesa». E avverte: «Bisogna tener presente che qualunque modifica non avrebbe la maggioranza. Non è possibile spostare una virgola altrimenti si perdono vori da una parte o dall’altra. Questo va detto con chiarezza. Il resto è solo propaganda».

          Poi il segretario della Uil sulla manifestazione del 20 ottobre, non cela il suo disappunto: «È un’illusione che un intervento legislativo risolva il problema della precarietà. Il tema vero non è solo il mercato del lavoro ma lo sviluppo in generale. la legge Biagi e la legge Treu sono bersagli sbagliati. La quantità di occupazione flessibile in Italia è inferiore a quella di altri paesi europei ed è impensabile trasformare tutto il lavoro a tempo indeterminato. Qusto farebbe aumentare la disoccupazione e il lavoro nero. E non mi sembra un risultato molto disinistra». Al contrario il segretario della Uil non solo considera «molto di sinistra» la consultazione dei lavoratori, ma ne sottolinea tutto il valore politico: «In un momento in cui c’è un tentativo, anche mediatico, di mostrare il sindacato come avulso dalla realtà faremo pesare tutto il nostro consenso».

          E la sinistra? La sinistra deve innanzi tutto spiegare come si crea sviluppo. Questo in Italia è successo raramente perché la sinistra è stata prigioniera dell’idea di uguaglianza e di redistribuzione». Ma un problema di redistribuzione, e più precisamente di salari, per Angeletti c’è: «L’economia è in difficoltà perché è inefficace la distribuzione del reddito. Mi chiedo come fa ad aumentare il Pil se il paese si impoverisce. Quindi deve aumentare il potere d’acquisto dei salari». Come? «Con i soldi ricavati dalla lotta all’evasione si devono ridurre le tasse sugli aumenti contrattuali». E prosegue: «Su questi temi inizio a vedere convergenze anche con gli altri sindacati. È importante perché sarà un terreno di scontro sociale e politico».

          Su tutti questi argomenti, e non solo, Angeletti vede un vuoto a sinistra e non da oggi, e spiega: «Il nostro paese ancora non esce dalla crisi politica dovuta alla scomparsa dei partiti che hanno fatto la Prima Repubblica. Certo, quei partiti avevano dei difetti ma avevano una grande capacità di organizzare il consenso e di fare delle proposte politiche. Insomma, avevano un’idea di paese». Sull’oggi il segretario della Uil è invece drastico: «Da allora manca una capacità di elaborazione e di pensiero. tanto che tutto il dibattito è ruotato e ruota attorno ai modelli da prendere in prestito, da Blair fino a Ségolène e Zapatero. Un fatto grave in un paese che ha sempre avuto capacità di produrre cultura politica». Proprio la capacità di produrre cultura politica è il metro con cui misurare il successo o meno dei tre cantieri aperti a sinistra. Il Pd: «Lo vedo incerto. Si parla solo di un candidato segretario di un partito che ancora non c’è, e che sembra un insieme di pezzi con o senza storia. Ma non vedo, appunto, il lievito di una nuova cultura politica». E indica, dal suo punto di vista, il limite principale dell’operazione: «È una anomalia rispetto all’Europa. Un partito riformista privo della cultura socialista proprio non riesco a vederlo». Sulla Cosa rossa ravvisa un’analoga confusione: «Ci vedo una contraddizione tra la sinistra antagonista che si pone l’obiettivo di superare l’economia di mercato e quelli che vogliono una sinistra un po’ più radiacle». Infine sulla Costituente socialista, cui, almeno culturalmente, si sente più vicino, non si nasconde i limiti: «È ilprogetto più omogeneo ma il rischio è che i socialisti si ripropongano come proiezione del passaro. Per avere un futuro devono parlare di ciò che si deve fare per governare il paese. E non in termini generici, ma in termini concreti». E, da socialista, li ammonisce: «Sono troppo concentrati sulle geometrie politiche. Ovvero parlano di legge Biagi e di altre questioni perché sono gli argomenti del giorno, ma non sanno indicare proposte concrete su fisco, politica economica, sviluppo».