Ancora un rinvio per la competitività

02/03/2005

    mercoledì 2 marzo 2005

      BERLUSCONI: «FORTE SPINTA ALLE GRANDI OPERE». MARCEGAGLIA: IL PIANO CI SEMBRA COERENTE CON LE NECESSITÀ DELLE INDUSTRIE ITALIANE
      Ancora un rinvio per la competitività
      I sindacati chiedono «un confronto vero»

        Roberto Giovannini

          ROMA
          Il governo cerca di accelerare, sul varo del pacchetto competitività. Al termine di un vertice a Palazzo Chigi, con i ministri Siniscalco e Lunardi, il presidente Berlusconi ha sottolineato che la riunione era stata indetta per discutere sulle grandi opere «alle quali vogliamo dare una forte spinta superando tutti gli ostacoli che si frappongono alla loro realizzazione».

          Per quanto riguarda il provvedimento sulla competitività il premier ha confermato il vertice di maggioranza per giovedì e ha ricordato come il governo stia lavorando per definire le misure nei tempi stabiliti. Sulla possibilità che venerdì prossimo il decreto sia all’esame del consiglio dei Ministri Berlusconi ha risposto: «Stiamo lavorando, ci sono diversi aspetti e modifiche che stiamo definendo. In ogni caso si procede secondo i tempi prestabiliti».

            Ma a parte la freddezza dei sindacati (che avevano chiesto un confronto vero, e che invece hanno ricevuto solo ieri a mezzogiorno il testo dei provvedimenti) anche alcuni esponenti dell’Esecutivo hanno lasciato intendere che il varo del decreto e del disegno di legge potrebbe slittare rispetto a quanto preventivato. Come hanno spiegato sia il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta che il ministro della Giustizia Roberto Castelli, ci potrebbe essere un rinvio, anche a seconda dell’esito del confronto con le parti sociali.

              In realtà questa affermazione di Letta – formulata all’avvio del tavolo «tecnico» sulla giustizia ieri pomeriggio – mirava soprattutto a cercare di tamponare il fortissimo malumore dei leader sindacali. Il più furioso di tutti, ieri, era il numero uno della Cisl Savino Pezzotta, che nel corso del vertice della scorsa settimana a Palazzo Chigi aveva chiesto e sulla carta ottenuto (per voce del ministro di An Gianni Alemanno) una tempistica che permettesse un «confronto vero» nel merito delle misure. Ma le cose sono andate molto diversamente: invece di partire lunedì con due tavoli tematici, il confronto è iniziato ieri solo sulla «giustizia» (ovvero, di diritto fallimentare, riforma degli ordini professionali e modifiche al codice di procedura civile). E quel che è peggio, soltanto ieri a mezzogiorno sono state recapitate nelle sedi sindacali le versioni definitive degli articolati del «piano d’azione per lo sviluppo». Articolati molto complessi, più volte riaggiustati e lievitati fino a raggiungere quota 122 pagine (erano 80). Pezzotta si è letteralmente infuriato: dal confronto si è passati a una «audizione», niente garanzie sulle risorse, niente vertice generale prima del varo dei provvedimenti.

                «Speriamo ci sia spazio per un confronto – dice diplomaticamente il segretario confederale cislino Raffaele Bonanni – ma di certo questa non è una trattativa». Insiste il leader della Cgil Guglielmo Epifani: «spero che non siano delle occasioni per incontrarsi e poi dirsi addio». Tra l’altro, a sollevare le proteste delle confederazioni ha contribuito anche la decisione del ministro del Welfare Roberto Maroni di non tenere assolutamente conto dell’«avviso comune» di imprese e sindacati in tema di fondi pensione collettivi. In ogni caso, Letta ha detto che sarà il vertice di maggioranza di domani sera a decidere sui tempi, mentre Castelli ha espresso qualche dubbio sulla possibilità di varare il pacchetto venerdì.

                  Ieri si è parlato di ordini professionali e diritto fallimentare: «un confronto positivo su di un progetto ambizioso», ha detto al termine dell’incontro il ministro Castelli, ma contemporaneamente i rappresentanti dei sindacati sparavano a zero. «La riforma degli ordini professionali – ha detto Marigia Maulucci, segretario Cgil – è importantissima per lo sviluppo, ma dalle cose che ci hanno proposto si conferma l’idea di ordini professionali come caste». Per il suo collega Nino Sorgi della Cisl, «siamo di fronte a proposte minime, misure che non hanno significato, che non produrranno per esempio effetti sul problema del ritardo delle procedure».

                    Molto diverso il giudizio di Confindustria sul piano del governo. Secondo Emma Marcegaglia, vicepresidente di Confindustria «le proposte presentate dal governo per il rilancio della competitività del nostro paese vanno nella direzione giusta e cercano di dare un’efficace risposta alle esigenze avanzate da Confindustria per avviare una nuova fase di sviluppo, ponendo al centro dell’azione il sistema-imprese ed il sistema-paese. Il Piano d’azione per lo sviluppo ci sembra coerente con le aspettative degli imprenditori». A Marcegaglia piace l’istituzione di commissari straordinari responsabili della realizzazione delle grandi opere infrastrutturali.