Ancora guerra Lvmh-Ppr per controllo di Gucci.

28/09/2000

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Giovedì 28 Settembre 2000
finanza internazionale
La Corte olandese annulla la sentenza del Tribunale e riapre la bagarre per il controllo del gruppo
italiano Gucci.
Ancora guerra Lvmh-Ppr.
Arnault: «Pronti a trattare su un’ipotesi di Opa da parte di Pinault oppure a continuare la battaglia legale»

FIRENZE Uno scontro infinito, senza vinti né vincitori.
Questo rischia di diventare la battaglia giuridica che
contrappone da quasi due anni i gruppi francesi Lvmh e Ppr, e che ha per oggetto il controllo di Gucci.

La decisione della Corte suprema olandese, che ieri ha
annullato la sentenza con cui il Tribunale commerciale di
Amsterdam aveva stigmatizzato l’azione del management di Gucci, convalidando però l’aumento di capitale della griffe fiorentina riservato a Ppr (in pratica l’operazione che nel marzo ’99 bloccò la "scalata ostile" di Lvmh, annacquandone la partecipazione al 20,6% e consegnando il 42% a Ppr), ha di fatto rimesso in moto i giochi, rimandando la palla ai giudici del Tribunale che, in caso di nuova istruttoria, questa volta dovranno procedere a una vera e propria inchiesta sui fatti (cosa che non è avvenuta la prima volta).

Nè vinti né vincitori, appunto.
L’indicazione della Corte è sibillina al punto giusto,
tanto da indurre entrambi i contendenti a esprimere
commenti positivi. «Siamo soddisfatti — sottolinea una nota ufficiale di Lvmh — Provvederemo immediatamente a ripresentare il nostro ricorso alla sezione Imprese del
Tribunale, perché sia fatta piena luce sugli abusi
dell’amministrazione di Gucci tra gennaio e marzo ’99;
perché si proceda alla revoca dell’aumento di capitale a
favore di Ppr; perché infine venga adottato ogni
provvedimento per rimediare ai danni che abbiamo subito e sia ristabilita equità tra gli azionisti
Gucci».

Anche Ppr si dice contento e da Firenze
arrivano parole di soddisfazione: «La Corte suprema non ha annullato l’accordo strategico con Pinault — commentano gli uomini del gruppo italiano -: ha eliminato la sentenza sulla presunta cattiva gestione del management e ha rimandato il caso al Tribunale per eventuali approfondimenti, che in ogni caso ci lasciano sereni perchè i giudici avevano già tutti gli elementi per valutare la bontà del nostro aumento di capitale. Siamo comunque pronti a collaborare per ogni ulteriore analisi di tutta la vicenda».

Gucci rigetta l’accusa di aver provocato un danno agli azionisti di minoranza, e a Lvmh in particolare, deliberando l’aumento di capitale riservato a Ppr: «Dal marzo ’99 a oggi il titolo Gucci si è rivalutato dell’82% e la plusvalenza dichiarata in portafoglio a Lvmh è di 1,1 miliardi di euro. Oltre al fatto che tutta l’operazione è passata al vaglio dell’assemblea, incassando il favore anche degli azionisti indipendenti».

La frattura tra i due principali soci di Gucci, insomma,
rischia d’incancrenirsi. Basti dire che una nuova indagine
richiederà almeno nove mesi di tempo. Al punto che la
soluzione più agevole (e meno logorante) sembra essere
quella di un accordo amichevole tra le parti. «Siamo pronti ad aprire un nuovo negoziato che porti al lancio di un’Opa sulla totalità del capitale di Gucci da parte di Ppr, a un prezzo riconosciuto fair dal board del gruppo italiano — dicono al quartier generale di Lvmh — In caso contrario, andremo avanti con l’azione legale».

È dunque molto probabile che il tentativo di arrivare a un’intesa, fallito la scorsa primavera, nei prossimi mesi possa avere sorte migliore. A patto però che le soluzioni individuate siano compatibili con gli interessi di tutti, sia sotto il profilo del prezzo (lo scorso giugno, il board di Gucci bocciò l’ipotesi di 100 dollari ad azione), sia per quanto riguarda il delicato tema della governance. Nella partita intorno al futuro di Gucci non è in gioco soltanto il
denaro.

Cesare Peruzzi