Ancora giù il potere d´acquisto

29/09/2003



27 SETTEMBRE 2003

 
 
Pagina 31 – Economia
 
 
Segni: serve la riforma dei metodi Istat. Stipendi: +2,6% ad agosto (2,8% l´inflazione).
Ordini: -5,4 %
Ancora giù il potere d´acquisto
Retribuzioni sotto i prezzi. Cgil: perdita media di 340 euro
          L´Eurispes: nel 2002 il reddito disponibile delle famiglie è diminuito del 3,1%
          LUCIO CILLIS

          ROMA – Gli stipendi non tengono il passo dell´inflazione. Anche ad agosto, secondo l´Istat, le retribuzioni sono cresciute meno dei prezzi, nonostante la chiusura di alcune delicate vertenze contrattuali che hanno spinto verso l´alto l´indice. Le entrate dei lavoratori sono così salite del 2,6%, mentre la corsa del caro-vita ha raggiunto ad agosto il 2,8%. Per la Cgil è allarme rosso: siamo ormai di fronte ad una crescente perdita del potere di acquisto, valutabile in 340 euro l´anno per ciascun lavoratore.
          Le retribuzioni hanno registrato una crescita dello 0,6% rispetto al luglio scorso e del 2,6% rispetto ad agosto 2002. L´aumento registrato tra gennaio e agosto 2003, rispetto al corrispondente periodo dell´anno precedente è, invece, dell´1,9%, contro un´inflazione che galoppa nell´anno ad una media del 2,7%. La differenza tra stipendi e prezzi è così dello 0,8% in otto mesi. L´aumento congiunturale delle retribuzioni è stato determinato dall´entrata in vigore del contratto della scuola e dall´applicazione degli aumenti tabellari previsti dal contratto dei bancari e delle Poste. L´Istat sottolinea il lato positivo dei dati, visto che «la variazione tendenziale dell´indice è risultata pari a più 2,6%, superiore di un decimo a quella registrata nello stesso mese dall´indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati (Foi) al netto dei tabacchi», al 2,5%. Un´interpretazione che non trova però gli stessi riscontri positivi se raffrontata all´indice Nic, quello per l´intera collettività, che ha toccato ad agosto il 2,8%, a +0,2% sopra il livello di crescita dei salari. Da registrare anche il calo degli ordinativi, a meno 5,4% sul luglio 2002. Qualche segnale positivo giunge però dal confronto mensile: a luglio gli indici generali destagionalizzati mostrano, rispettivamente, aumenti dello 0,9% e dell´1,3% rispetto al mese precedente.
          Le reazioni. Secondo la Cgil, «nella corsa tra inflazione e retribuzioni, continua a vincere l´inflazione ormai al 2,9%» ricorda la segretaria confederale Marigia Maulucci. «Il dato Istat segnala un leggero recupero delle retribuzioni, determinato da alcune conclusioni contrattuali e soprattutto dal pagamento degli arretrati nel settore della scuola. Ma nonostante questo – avverte la Maulucci – i lavoratori continuano a perdere potere d´acquisto». Il sindacato guidato da Guglielmo Epifani ha quantificato in 220 euro la perdita secca per una retribuzione contrattuale, alla quale va aggiunto il mancato recupero del fiscal drag pari a circa 120 euro per un totale di 340 euro l´anno.
          Ma i metodi di rilevazione usati dall´istituto di statistica continuano ad attirare le severe critiche di politici ed esperti. Nel corso del convegno "I conti da rifare: l´Italia tra caro prezzi e inflazione", organizzato dal Patto Segni, è emersa la necessità di una produzione rapida ed efficace dei dati da parte dell´Istat. Per il presidente dell´Eurispes, Gian Maria Fara, la questione «deve essere risolta al più dalle istituzioni e dalla classe politica se si vuole un paese di democrazia compiuta, perché l´attuale distacco tra realtà e sua rappresentazione evidenziata dalle rilevazioni dell´Istat è troppo ampio». Un punto dolente, quello sottolineato da Fara, sul quale Mario Segni è pronto a dare battaglia. Segni ha infatti annunciato la presentazione di «interrogazioni parlamentari e progetti di legge, oltre ad una campagna di informazione, fuori e dentro il Parlamento, per sensibilizzare l´opinione pubblica sull´inadeguatezza del sistema di rilevazione dell´Istat di cui chiederemo – ha concluso – una profonda riforma».