Ancora bufera sul contratto del commercio

01/07/2004


          sezione: ITALIA-LAVORO
          data: 2004-07-01 – pag: 24
          autore: SERENA UCCELLO
          Ancora bufera sul contratto del commercio
          MILANO • Una convocazione d’urgenza per evitare lo sciopero di sabato. Dopo l’improvvisa rottura dei giorni scorsi è ripresa così, nella serata di ieri proseguendo nella notte, la trattativa per il rinnovo contrattuale del commercio.
          A scendere in campo lo stesso presidente di Confcommercio, Sergio Billè.
          Nonostante la ripresa del confronto sul contratto è però bufera, tanto che la trattativa si è trasformata in un vero e proprio scontro tra i sindacati e il ministro del Welfare Roberto Maroni. Il ministro infatti è intervenuto dicendo: «Invito caldamente la Confcommercio a non chiudere il contratto senza applicare la legge Biagi».
          Maroni, ha poi definito «incomprensibile da parte di Confcommercio, ma in alcuni casi anche di Confindustria, chiedere le riforme al Governo e poi disapplicarle. Il tentativo della Cgil di escludere la legge Biagi dal contratto non deve avere successo».
          A Maroni ha risposto il segretario della Cisl, Savino Pezzotta: «La Cisl — ha detto — non ha posto alcun veto pregiudiziale sull’applicazione al comparto delle norme previste dalla legge Biagi. Il nostro impegno — ha detto — è teso a declinare, anche in questo settore, tutti gli istituti positivi per la salvaguardia dell’occupazione». Una presa di posizione quella di Maroni che non è piaciuta anche al segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. «I richiami giunti oggi da Roberto Maroni sul contratto del Commercio — ha detto — sono fuori luogo, infondati e frutti di una pessima informazione. Non ci sono contratti, né tanto meno quello in corso di rinnovo per il commercio, che hanno escluso l’applicazione della legge Biagi. Sarebbe molto utile — ha sottolineato — che le vicende contrattuali non fossero strumentalizzate o utilizzate politicamente».
          Mentre per Carla Cantone, segretaria confederale Cgil: «L’intervento di Maroni è intollerabile, spregiudicato e ricattatorio. Per quello che ci riguarda non abbiamo mai condiviso la Legge 30 e ci siamo sforzati nei contratti già firmati di contenere i suoi guasti. Maroni si assume la responsabilità di lasciare milioni di lavoratori senza contratto».
          E la flessibilità resta il nodo da sciogliere anche al tavolo della trattativa. «Il vero problema — dice Gianni Baratta della Fisascat — riguarda la flessibilità cioè, ad esempio, l’utilizzo del part-time e dei contratti a termine». Quanto alla questione del contratto a termine, secondo il sindacalista della Cisl, «non costituisce un problema a prescindere. Quello che vogliamo è stabilire una proporzione numerica, un rapporto tra l’occupazione stabilizzata e quella che viene continuamente rinnovata. Dal momento che — continua — le leggi in vigore hanno praticamente liberalizzato l’uso dei contratti a termine, se non si pone un limite numerico, c’è il rischio che tutti i lavoratori vengano chiamati con contratti a termine». Sulla stessa linea, ma con toni più duri, il segretario generale della Filcams Cgil, Ivano Corraini: «I punti fermi — dice — dai quali non intendiamo recedere sono quelli che riguardano la flessibilità, in particolare part time e contratti a termine».