Ancora altre lettere nel computer di Biagi

02/07/2002







(Del 2/7/2002 Sezione: Interni Pag. 2)
LA PROCURA È CONVINTA DI AVERE GIÀ LE E-MAIL PIÙ IMPORTANTI
Ancora altre lettere nel computer di Biagi
L´ultima, trovata dal «Tg5», è indirizzata a un collega della Bocconi Gli amici e la famiglia: la telefonata dal Colle un «risarcimento morale»

Fabio Poletti
inviato a BOLOGNA

Ci sono scuse e scuse. C’è la telefonata del presidente Ciampi che chiama di persona in via Valdonica e fa commentare a Guido Magnisi, legale di Marina Orlandi Biagi: «La solidarietà del Presidente alla famiglia, ancor più in questo momento, è un segnale importante». E ci sono quelle a telecamere unificate del ministro Scajola. Il legale non ne fa nemmeno un accenno. Gli amici del professore ammazzato dalle Brigate rosse ne fanno troppi. Marcello Pedrazzoli, docente di Diritto del Lavoro a Bologna: «La telefonata del Presidente ha rincuorato Marina. Dopo una simile sguaiatezza, quelle del ministro Scajola sono scuse tardive». La stessa indignazione di Alessandra Servidori, collega per 30 anni di Marco Biagi: «Marina ha vissuto la telefonata di Ciampi come una sorta di risarcimento morale. Le scuse di Scajola? Non poteva fare altro, è solo il fantasma di un ministro…». In via Valdonica arriva di persona anche Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare: «Una visita dovuta a una famiglia amica». Era stato il primo, insieme a Roberto Maroni, a chiedere spiegazioni e scuse al ministro dell’Interno. Non è l’unico, che da giorni fa quadrato attorno alla vedova e ai due figli del giuslavorista. Ad un convegno della Confindustria a Ravenna, ne ricorda il valore. Ma c’è anche altro nelle parole del sosttosegretario: «Ho sempre inteso, che la procura di Bologna sapesse delle lettere di Marco Biagi». Sicuramente un pò sapeva, ma c’è ancora tanto da scoprire. L’hard disk del computer del professor Biagi all’università di Modena è ancora tutto da decrittare. La memoria è grande 10 giga byte e Marco Biagi amava classificare tutto, i suoi interventi ai convegni, gli studi di economia e le lettere personali. Quelle agli amici e le altre, indirizzate a chi gli aveva tolto la scorta senza tener conto delle possibili conseguenze, per uno di quei disguidi della burocrazia che il ministro Scajola aveva definito con linguaggio assai forbito «una grave distonia». Quante lettere ci siano in quei 10 giga byte tutti da decrittare, non lo sa nessuno. L’ultima l’ha trovata il «Tg5». Marco Biagi l’aveva inviata a Stefano Liebman, docente alla Bocconi di Milano. Delle sue paure per la mancata scorta, non c’è traccia. Solo considerazioni politiche su Silvio Berlusconi definito «impresentabile per tante cose» ma «molto meglio del centrosinistra» quando si tratta di analisi sul mercato del lavoro, il pane del professore bolognese che sarà ammazzato solo tre giorni dopo questa fino ad oggi inedita e-mail. In 10 giga byte potrebbe esserci di tutto. I magistrati che indagano, sono abbastanza sicuri di avere le e-mail più importanti. Quelle agli organi dello Stato che Marco Biagi implorava. In procura sono arrivate attraverso le prefetture a cui il giuslavorista scriveva. Il quadro completo è nella relazione del prefetto Sorge, incaricato dal ministro dell’Interno di svolgere gli accertamenti di rito. Una relazione che i magistrati di Bologna hanno subito coperto con il segreto. E top-secret, da ieri diventa ogni atto di questa procura, nel mirino anche del Csm per l’apparente inerzia con cui stanno andando avanti le indagini. Un’accusa, che il procuratore capo Enrico Di Nicola respinge con sdegno: «Noi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto compiamo atti. Dire qualcosa di più, sarebbe utile per dimostrare che lavoriamo intensamente. Sono indagini complesse, che richiedono tempo. Non rilasciamo più dichiarazioni». Fine delle parole, tutti al lavoro. Fino a sera, per una riunione con i carabinieri che coordinano le indagini sul campo. I magistrati non vogliono nemmeno far sapere, quando sarà sentito il presidente della Camera Casini, amico di Biagi, uno dei destinatari dei tanti sos inviati dal professore bolognese. O Valerio Monteventi, il direttore della rivista no-global che ha pubblicato le ultime lettere di Biagi. Sommerso dalla critiche per quel «pasticcio» su Cofferati, Monteventi si dimette da portavoce del Bologna Social Forum: «Non sono manovrato da nessuno, tantomeno dai servizi. Ho la coscienza a posto, ma non voglio tirare in mezzo il movimento dei movimenti».