Ancona. La ‘Vigilanza’ sul piede di guerra

19/03/2003










                Ancona -19 marzo 2003
                La ‘Vigilanza’ sul piede di guerra



                ANCONA — E’ rottura tra i sindacati e le controparti sulle vigilanze private. Nella trattativa che da tempo Fisascat, Filcams e Tucs portano avanti per il miglioramento delle condizioni delle guardie giurate, che nella nostra provincia sono circa 500, martedì scorso c’è stato un improvviso stop. Per i sindacati si tratta di un «grave e arrogante» dietrofront delle aziende dopo la parziale apertura dei precedenti incontri. Una presa di posizione netta che ha convinto i sindacati a denunciare ai mass-media una situazione a loro dire molto seria.
                Due gli elementi di preoccupazione emersi ieri mattina nella conferenza stampa svoltasi nella sede anconetana della Cisl. «Innanzitutto la mancanza di sicurezza — ha denunciato Marco Paialunga segretario provinciale della Fisascat —. I vigilantes sono costretti ad effettuare pattugliamenti o trasporti di valori spesso da soli e male equipaggiati. Poi i problemi legati alle scarse retribuzioni e agli orari di lavoro».
                Secondo la normativa nazionale, i vigilantes dovrebbero essere attivi cinque giorni a settimana e per sette-otto ore continuative. Ma per i sindacati ciò non starebbe avvenendo. «Alle guardie giurate le ditte chiedono sempre una maggiore flessibilità — ha proseguito Paialunga — legata spesso all’estrema varietà delle tipologie di lavoro a cui sono chiamate. E per di più a fronte di una retribuzione e di una formazione professionale per nulla adeguata alle esigenze di questo delicato lavoro».
                Per questo, ora, come prima risposta alla rottura della vertenza, i sindacati prenderanno due drastici provvedimenti. Il primo sarà una sensibile riduzione della flessibilità degli orari di lavoro. Il secondo, invece, riguarderà il discorso della sicurezza e consisterà nell’avvio di un confronto direttamente con le istituzioni, ovvero prefettura e questura. Chiederanno che siano loro ad obbligare le ditte ad investire maggiormanete nell’equipaggiamento delle guardie. «Anche perché — ha fatto notare Claudio Marchesini della Filcams — alle aziende della nostra provincia i soldi non mancano. Applicano ai clienti tariffe tra le più alte in Italia».
                Massimo D’Agostino