Anche sul sommerso Cofferati non ci sta

25/07/2002


25 luglio 2002



Intesa tra le parti sociali, esclusa la Cgil, per chiedere al Governo di cambiare le norme – Presto le modifiche
Anche sul sommerso Cofferati non ci sta
ROMA – Anche sul sommerso un’intesa senza la Cgil. Ieri, 36 organizzazioni datoriali e sindacali hanno consegnato al Governo l’avviso comune con cui si chiedono sostanziali cambiamenti alla discplina per l’emersione del lavoro nero: autonomia decisionale delle parti sociali attraverso contratti provinciali nella determinazioni dei minimi salariali; estensione degli sgravi contributivi da 3 a 5 anni senza pregiudizio per il trattamento pensionistico dei lavoratori interessati; allargamento dei programmi di emersione anche ai lavoratori extracomunitari; esclusione dalle gare di appalti pubblici delle aziende emerse; costituzione di appositi comitati provinciali (Cles) per la gestione delle procedure di emersione progressiva che sostituiscono quelle ora affidate ai sindaci; proroga della dichiarazione di emersione fissata attualmente al 30 novembre. Questi i contenuti dell’accordo non sottoscritto dalla Cgil che tuttavia non ha nascosto di condividerne buona parte. Un «no» che Giuseppe Casadio, segretario confederale del sindacato di Corso Italia, ha così motivato: «I contenuti dell’avviso comune non sono praticabili, nè realizzabili, neanche con la buona volontà delle parti sociali. Quindi, non posso impegnare la mia organizzazione». E ieri sera il segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati, dall’Umbria ha aggiunto: «Firmare l’accordo per l’avviso comune sul sommerso equivale a dare una copertura politica al Governo: è un errore che la Cgil ha deciso di non compiere». Secondo il leader della Cgil, il Governo in realtà cerca attraverso le parti sociali di nascondere il fallimento della disciplina promossa con la manovra dei 100 giorni. Alla Cgil ha risposto direttamente il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, che ha detto di aver «sperato fino all’ultimo» nella firma della Cgil. «Ci speravo – ha continuato – perchè i contenuti di un accordo sul sommerso dovrebbero esser tutti condivisibili per un sindacato. Non ci sono scambi da fare ma solo una convergenza di interessi da mettere in campo per arrivare a far emergere le aziende». Per Sacconi le motivazioni addotte dalla Cgil non hanno avuto come obiettivo «i contenuti» quanto una più generale «indisponibilitá a concedere al Governo un atto di consenso». Le proposte consegnate dalle altre 36 organizzazioni con l’avviso comune attendono ora una risposta del Governo. Sacconi ha dichiarato la disponibilità dell’Esecutivo «con alcune ovvie riserve che riguardano la verifica sui costi e quella relativa alla compatibilità con i principi generali dell’ordinamento». Una precisazione che si riferisce in particolare all’estensione da 3 a 5 anni degli sgravi contributivi che verrebbero coperti dallo Stato per garantire ai lavoratori il trattamento previdenziale. Quanto all’estensione degli aiuti all’emersione per i lavoratori extracomunitari, il sottosegretario ha anticipato che il Governo potrebbe intervenire presto con un decreto. Immediata (probabilmente già la prossima settimana) sarà invece la modifica della delibera del Cipe che fissava al 70% dei minimi contrattuali la retribuzione di partenza per i lavoratori in via di regolarizzazione. Positivi i giudizi delle parti sociali firmatarie dell’intesa. Guidalberto Guidi, consigliere incaricato di Confindustria per le relazioni industriali, ha detto che l’avviso comune consegnato al Governo rappresenta «una dichiarazione di guerra ai nuovi schiavisti». Per Guidi l’accordo sul sommerso è «il primo tassello concreto del Patto per l’Italia. C’è un 30% del Paese che vive senza diritti e 36 organizzazioni oggi hanno detto basta». E a proposito della Cgil ha aggiunto: «Ho ascoltato una dichiarazione molto pacata da parte della Cgil ma incongruente, perchè da una parte parla di lavoro tecnicamente pregevole e dall’altra dice che non è realizzabile. Insomma, non c’è niente di nuovo sotto al sole. Spero ci ripensi». Soddisfatte anche Cisl e Uil. «Questo accordo rappresenta un momento importante nella lotta comune al lavoro sommerso, restituendo un ruolo e una responsabilità fondamentali alle parti sociali – ha detto il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani – a cominciare dalla la titolarità contrattuale e garantendo allo stesso tempo ai lavoratori la ricostruzione della posizione previdenziale». Un «sì» convinto anche dalla Cisl. Secondo il segretario confederale, Raffaele Bonanni, l’accordo «recupera e risana una ferita di un anno» quando il Governo di decise di agire autonomamente e nonostante l’aperto dissenso dei sindacati: «Oggi, con l’avviso comune tutto questo viene superato». Soddisfazione è stata espressa anche dalla Confcomercio e dai Ugl e Cisal.
Barbara Fiammeri