Anche Pezzotta presenta il conto al governo

12/04/2005

    domenica 10 aprile 2005

    SINDACATO

      Anche Pezzotta presenta il conto al governo
      «Cambio di rotta? Ci credo se lo vedo»: il segretario della Cisl chiede cambi nella politica economica

        C. C.

          Perché Fassino e Rutelli «ma soprattutto Prodi», non chiedono «le elezioni anticipate?». E’ il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta a ributtare la domanda bollente, tutta politica – niente a che vedere con alchimie istituzionali – nel campo dell’Unione. Per quanto riguarda il sindacato, non ci sono problemi alchemici nella risposta, giacché non c’è nulla di nebuloso nell’indagine delle cause della rovinosa sconfitta elettorale. «E’ successo quel che è successo – reitera implacabile Pezzotta – perché non sono stati affrontati alcuni temi che aveva posto il sindacato, e la nostra organizzazione». Il leader della Cisl cita «il Mezzogiorno», tema di un accordo nel 2001 «che il governo non ha rispettato»; e cita l’altra vicenda spinosa degli «ammortizzatori sociali».

          C’è, in questa presa di posizione, tutta una storia che conclude, non da oggi, alla scelta della contrapposizione al governo. A partire dall’illusione che condusse a suo tempo la Cisl (con la Uil) a firmare l’accordo separato con Berlusconi per quel «Patto per l’Italia» che legittimava l’introduzione della successiva legge 30 sulla precarietà estrema del lavoro. Sostenevano, allora, nella Cisl, che si potessero ottenere garanzie per i prestatori d’opera – pur accettando la precarietà – spostandole dal lavoro al mercato grazie con gli«amortizzatori sociali». E anche in questo furono beffati. Perciò si capisce la resa dei conti cui oggi Pezzotta chiama il governo – che anche sul contratto dei dipendenti pubblici, ancora oggi insoluto, promise a suo tempo un intervento «risolutivo» – Gianfranco Fini in persona.

            Ma il sindacato ha nel suo codice quasi genetico un ragionare «pragmatico» – seppure non depotenziato da scettico intellettualismo – che gli permette di scartare le angoscie dei leader politici e di presentare il conto. Perciò Pezzotta ieri , ributtando la domanda sulle «elezioni anticipate», inevasa dall’opposizione di centrosinistra, chiarisce: questo governo vuole continuare fino in fondo la legislatura, nonostante tutto? Allora risponda. «Un cambio di rotta del governo,? come Tommaso, ci credo se lo vedo».

              E certo non basta l’ultimo apparente compromesso «sociale» tra Berlusconi e Fini sul «reddito dei ceti medi». «Vorrei ricordare – calca Pezzotta – che in questo paese c’è una grande questione di redditi che riguarda i ceti popolari: gente che prende poco e afatica ad arrivare alla fine del mese; come c’è il problema del valore delle pensioni». E il sindacato, come si sa, già contrario alla sparata berlusconiana di riduzione dell’«irpef degli italiani», sospetta però anche l’ultima sortita di Maroni – usare i miliardi residui per la riduzione delle tasse concentrandoli a favore delle aziende per cancellare l’Irap: infatti, «ci spieghino allora qon quali risorse finanzieranno la spesa sanitaria, che l’Irap contribuiva a coprire».