Anche Parmatour, Coloniale e Newlat vanno in amministrazione straordinaria

19/01/2004


17 Gennaio 2004

Anche Parmatour, Coloniale e Newlat
vanno in amministrazione straordinaria

Sono salite a 7 le società della galassia Parmalat per le quali è stata chiesta ed ottenuta la procedura di amministrazione straordinaria prevista dal decreto Marzano per le grandi imprese. Dopo Parmalat spa (la holding operativa), Parmalat Finanziaria (la società quotata a Piazza Affari), Eurolat e Lactis, ieri è stata la volta di Parmatour, Coloniale e Newlat. Quest’ultima è l’unica della quale Enrico Bondi non è stato nominato commissario. Parmatour è la società che raccoglie le attività turistiche, non fa capo a Parmalat ma direttamente alla famiglia Tanzi. Coloniale è invece la cassaforte dei Tanzi, attraverso la quale la famiglia di Collecchio controllava il 51% di Parmalat finanziaria. La Newlat è invece una srl di Reggio Emilia. Questa società controlla i marchi Giglio, Polenghi, Sole, Torre in Pietra e Matese ed ha 600 addetti tra diretti e indiretti e tre stabilimenti in Italia. Newlat ha presentato istanza di ammissione all’amministrazione controllata e il tribunale di Reggio Emilia l’ha accolta per due anni, nominando commissario giudiziale Bruno Bartoli. L’azienda indica «la situazione di momentanea difficoltà, quale conseguenza indiretta, delle clamorose vicende che hanno investito un noto gruppo imprenditoriale (Parmalat ndr) alla luce dei rapporti commerciali in essere, che hanno indotto gli istituti di credito a revocare o sospendere i finanziamenti. Questo ha creato comprensibili timori nei fornitori». In pratica gran parte del fatturato Giglio è realizzato con lavorazioni per conto della Parmalat, e nel primo pomeriggio i delegati sindacali hanno aperto ufficialmente la vertenza che interessa solo a Reggio 350 addetti. «Abbiamo in programma nuovi incontri – ha detto Archimede Cattani, della Fai Cisl – cercheremo di far chiarezza». La stessa chiarezza che cercano i Pm di Parma e Milano impegnati a capire se Tanzi, rispondendo ai dettati dell’Antitrust, ha realmente venduto gli asset, o se dietro Newlat ci sono legami tali da giustificare altre azioni. Il coordinamento nazionale del gruppo Parmalat in sede di confronto con il commissario Enrico Bondi ha chiarito che «Giglio non può essere considerata un “ramo secco”, ma se venisse dimostrato che non fu mai venduta dovrà rientrare nel piano industriale di salvataggio».