Anche l’Ugl decide per lo sciopero

06/10/2003

    sabato 4 Ottobre 2003

    GLI STATALI ANNUNCIANO UN RICORSO ALLA CONSULTA. CONFINDUSTRIA: BUONA MOSSA, MA NON E’ ANCORA SUFFICIENTE

    Anche l’Ugl decide per lo sciopero

    Il sindacato si compatta in vista della protesta del 24

    ROMA
    TUTTI in sciopero. E non solo la Cgil, la Cisl e la Uil, schierate compatte. Anche l’Ugl, il sindacato vicino alla destra, proclama un’astensione dal lavoro contro la riforma delle pensioni decisa ieri dal governo di Silvio Berlusconi. E La Confsal è pronta a ricorrere alla Corte costituzionale ritenendo illegittime «le discriminazioni tra il settore pubblico e il privato». La Confindustria, invece con una nota giudica «positiva, ma non ancora sufficiente» la riforma varata attraverso un emendamento al disegno di legge delega fermo in parlamento da due anni.
    Sciopero, dunque. Uno sciopero, quello della Cgil, della Cisl e della Uil, annunciato per il 24 ottobre immediatamente dopo il messaggio televisivo di lunedì scorso di Berlusconi che ha anticipato l’impostazione del nuovo provvedimento per la previdenza. Ma adesso ritenuto ancora più necessario: «La riforma è addirittura più immorale di quella che veniva presentata» spiega il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. «E’ stato peggiorato quello che già pessimo era» protesta il leader della Cisl Savino Pezzotta. E Luigi Angeletti, numero uno della Uil, dice che se il governo non ha cambiato idea varando la riforma «noi non cambieremo la nostra».
    La questione pensione farà irruzione, è inevitabile, nella manifestazione di oggi per i diritti promossa dai sindacati europei a Roma in coincidenza con la conferenza intergovernativa. L’umore dei sindacati è molto nero. Osserva il segretario confederale della Cisl Pierpaolo Baretta: «Le decisioni assunte sulle pensioni sono insostenibili sul piano del rientro della spesa: 12 miliardi di euro e l’1% sul pil tutto a carico delle pensioni è un salasso sociale enorme».
    Adriano Musi, il vice di Angeletti, motiva l’impossibilità di trattare con il governo facendo notare che «l’emendamento indica un percorso già delineato, una strada già definita».
    Che il quadro «sia peggiore di quello» annunciato è dimostrato secondo Epifani dalla conferma del passaggio «da un giorno all’altro nel 2008» da 35 a 40 anni di contributi necessari per la pensione d’anzianità, dalla definizione di «un impianto che a regime stravolge la riforma Dini», dall’aggiunta della «possibilità dopo il 2008 di andare, comunque, in pensione di anzianità ma con il calcolo contributivo» (il conteggio dell’assegno in base ai versamenti e non al reddito).
    Pezzotta si dichiara «sconcertato» aggiungendo: «Ormai non capisco più che cosa sta succedendo e come si sta giocando. Non abbiamo più un punto fermo. Sento appelli al dialogo sociale, ma non vi sono le condizioni minime per ragionare, per discutere, perché ogni giorno c’è una novità, ogni giorno c’è un peggioramento». Il leader della Cisl afferma che il governo non deve cercare «scuse» ma riconoscere di voler «fare soldi per coprire quello che in Europa non gli accettano, cioè le una tantum».
    Angeletti ribadisce poi che per i sindacati «la previdenza non è un’emergenza» e quindi «non c’è una ragione economica per modificare il sistema previdenziale italiano, il quale è in equilibrio e lo sarà anche fra dieci anni».
    La Confindustria ha un’impostazione diversa. Ritiene che la riforma «sia strutturale» ma con «effetti solo a partire dal 2008, mentre i problemi di equilibrio del sistema pensionistico esistono già oggi».
    L’associazione delle aziende prende atto della disponibilità del governo «a ulteriori miglioramenti nel corso della discussione parlamentare del disegno di legge» delega presentato dal ministro del lavoro e delle politiche sociali Roberto Maroni. E chiede che per rendere la riforma «più incisiva ed equa» il governo «riveda lo strumento degli incentivi» (il taglio dei contributi con il conseguente aumento di stipendio nel caso del rinvio del pensionamento d’anzianità pur in presenza dei requisiti). Gli incentivi previsti sono considerati «costosi e inutili».
    La Confindustria apprezza invece «l’introduzione dal 2008 dell’applicazione del sistema contributivo per chi decide di anticipare il pensionamento rispetto ai 40 anni di contributi». E insiste affinché «il governo rafforzi» la decontribuzione per i nuovi assunti (disapprovata invece dai sindacati preoccupati per il calo delle entrate).