Anche la maggioranza è spaccata sul pacchetto del lavoro

19/11/2001

La Stampa web




ECONOMIA
Lunedì 19 Novembre 2001
PARTITA DIFFICILE DOMANI IL PREMIER CERCHERA’ DI CONVINCERE I SINDACATI A NON SCIOPERARE CONTRO LA DELEGA
Anche la maggioranza è spaccata sul pacchetto del lavoro: parti di An e Lega frenano mentre l’ala liberista di Fi, sotto la pressione di Confindustria chiede un’accelerazione Licenziamenti, Berlusconi si fa in quattro
ROMA Nella partita sulle riforme economiche, quella di domani sarà probabilmente la mano decisiva. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi tenterà di convincere Cgil, Cisl e Uil a rinunciare allo sciopero generale minacciato di fronte alla delega approvata dal Consiglio dei Ministri per la riforma del mercato del lavoro. Dopo aver ceduto alla pressione dei sindacati e irritato la Confindustria con una proposta di riforma previdenziale ritenuta debole, Berlusconi ha davanti a sé un compito assai difficile. I sindacati non hanno affatto digerito l’idea di sospendere, anche se a titolo sperimentale, l’articolo 18 che vieta i licenziamenti nelle imprese con più di 15 dipendenti: la ritengono una provocazione gratuita e minacciano di scendere in piazza se il governo non ritirerà la delega. Sulla riforma del mercato del lavoro, però, Berlusconi non dovrà fronteggiare questa volta solo le richieste di una Confindustria delusa, ma anche le fortissime pressioni che gli giungono dall’ala liberista dell’esecutivo. Ovviamente meno interessato alla ricerca del consenso di quanto non lo sia il premier, un ministro importante come Antonio Marzano, titolare delle Attività Produttive, ha deciso di rompere gli indugi e fare della modifica dell’articolo 18 una battaglia personale, sostenendo che l’opposizione del sindacato è puramente «ideologica». Nella compagine di governo, che era stata già scossa nel corso dell’estate dalle polemiche sull’ipotesi allora ancora lontana di modificare lo statuto dei lavoratori, c’è però anche chi frena. L’ala sociale di Alleanza Nazionale, ed in primo luogo il ministro dell’agricoltura Gianni Alemanno, il ministro dell’Economia sempre di An, Mario Baldassarri, ma anche frange della Lega Nord, nonostante il loro ministro del Welfare, Roberto Maroni , sembra determinato ad andare avanti. Spaccati sul contratto dei metalmeccanici, come prima ancora lo erano stati sui contratti a termine, i sindacati sembrano essere assai più compatti di fronte alla prospettiva di sospendere l’articolo 18, considerato un elemento fondamentale del patrimonio sociale del paese. Stasera i leader di Cgil, Cisl e Uil, Sergio Cofferati, Luigi Angeletti e Savino Pezzotta, si riuniranno per mettere a punto la strategia in vista dell’incontro con il premier di domani a Palazzo Chigi. Il più agguerrito è senz’altro Cofferati, che anche ieri al congresso dei Ds a Pesaro, ha rivolto un duro attacco ai programmi dell’esecutivo. «Lo smantellamento annunciato delle protezioni sociali, la decontrattualizzazione dei rapporti di lavoro – ha detto – sono tutte tessere di uno stesso mosaico: una società ingiusta». «I contenuti del Libro bianco sul lavoro non sono solo un problema per il sindacato. La delega presentata in Parlamento è un tentativo esplicito di alterare le funzioni istituzionali. Non si è mai visto – ha detto Cofferati – mettere in campo un’ipotesi di trasformazione di una parte rilevante della costituzione materiale del paese in una sola volta». Cofferati, del resto, ha presentato al congresso Ds di Pesaro, insieme al segretario confederale della Cgil, Guglielmo Epifani, un ordine del giorno durissimo sul welfare e contro qualsiasi modifica dell’articolo 18. Odg che non è stato votato, ma che sarà all’esame della prossima direzione nazionale del partito, e sul quale potrebbero rinsaldarsi i rapporti tra la Cgil e la sinistra, attribuendo al tema della riforma del mercato del lavoro una caratura politica ancor maggiore. Consapevole di muoversi in un quadro delicato e difficile, per ora il governo si è limitato a rintuzzare, di volta in volta, gli attacchi. «Sergio Cofferati pensa che il Libro bianco sia un attentato alla Costituzione materiale del paese. Questo linguaggio, unito a comportamenti di disinteresse per il negoziato, conferma il pregiudizio di chi vuole usare il primo sindacato per un progetto politico di antagonismo radicale non solo al governo, ma più in generale a un sistema di valori condivisi dalla maggioranza e da larga parte dell’opposizione» ha detto ieri il sottosegretario al welfare, Maurizio Sacconi. In attesa del confronto decisivo di domani, si cerca di far breccia sul fronte sindacale. «Come può volere l’unità sindacale chi, definendo in questo modo il Libro bianco, dimostra di disprezzare tanto coloro che nel sindacato – ha detto Sacconi – lo hanno considerato invece un’utile base di discussione»? [r. m.]


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