Anche in settembre inflazione al 2,8%

22/09/2003



      Domenica 21 Settembre 2003


      Anche in settembre inflazione al 2,8%
      FERNANDO MANCINI


      MILANO – L’inflazione resta calda anche a settembre. Secondo il Consensus organizzato da Radiocor in vista della diffusione di martedì del dato delle città campione, non è in arrivo alcun segnale di raffreddamento della dinamica dei prezzi. Il costo della vita dovrebbe avere confermato lo stesso ritmo di agosto: +0,2% congiunturale e 2,8% tendenziale. La spinta dei capitoli più dinamici del periodo, istruzione (+1,1/1,2% secondo le attese) e abbigliamento (+0,3%), assieme a quella della componente alimentare, è stata infatti solo in parte compensata dalla discesa del petrolio. Nessuno comunque si aspettava un colpo di freno dell’indice dei prezzi al consumo poichè su questo mese, solitamente già esposto a una stagionalità molto elevata, è attesa la coda delle tensioni accumulate nel periodo estivo. Certamente, dice Giada Giani di Banca Intesa, «c’è ancora un po’ di tensione sugli alimentari freschi (carne, pesche, frutta e ortaggi) che, prima per le gelate e poi per la siccità, continuano ad avere un trend sostenuto da inizio anno». Da rilevare che il capitolo alimentare nel suo complesso (che nel paniere Istat pesa per il 16%) in agosto ha registrato un tasso di inflazione del 3,6%, quasi un punto percentuale sopra l’indice generale. La componente fresca (50% del paniere alimentare) è rincarata addirittura del 4,8%. A fare da contrappeso a questo scenario sembra esserci solo il rientro dei prezzi petroliferi, ribassati di oltre il 12% tra il 15 di agosto e il 15 settembre. Una dinamica insufficiente per influenzare il dato generale, i cui effetti però si sono comunque sentiti sulle voci combustibile da riscaldamento ed energia elettrica. «In settembre – secondo Giuseppe Maraffino di TradingLab (Ubm) – non ci sarà l’effetto petrolio ma sconteremo, per gli alimentari, il trascinamento di tutte quelle tensioni avvertite nei mesi scorsi e che dopo l’estate trovano un normale sfogo alla ripresa delle attività». Ne è convinto anche Antonio Cesarano di Mps Finance, il quale però ritiene che «il contributo dei prezzi nel comparto scuola sarà sì positivo, ma smorzato rispetto ai picchi visti negli ultimi 2-3 anni». Annalisa Piazza di Banca San Paolo Imi rileva invece «una certa pressione nei carburanti: le benzine, ad esempio, sono rincarate dell’1,5% nelle prime due settimane di settembre, pari a un contributo dello 0,1% alla componente trasporti». L’inflazione, concordano gli esperti, nei prossimi mesi registrerà solo una lieve decelerazione, per arrivare a una media annua del 2,7%. La stabilità del petrolio avrà in questo scenario il ruolo principale. Al rientro delle tensioni, secondo Maraffino, dovrebbe contribuire anche il rinvio che il Governo dovrebbe decidere per alcuni rincari previsti in autunno (tariffe autostrade e utilities). Non di meno l’inflazione italiana continuerà ad avere un forte differenziale rispetto al resto dell’Europa. «Probabilmente lo spread andrà a ridursi – dice Piazza – ma rimaniamo scettici che ci possa essere una contrazione molto forte da parte del dato italiano, che vediamo vicino all’area del 2% per i prossimi cinque anni». Più ottimista Vincenzo Guzzo di Morgan Stanley, secondo cui «per il 2004 vediamo un tasso tendenziale generalmente più basso, soprattutto nei primi mesi dell’anno, quando si farà sentire un effetto base positivo».
      La pressione, anche in presenza di un miglioramento del ciclo, secondo l’analista «rimarrà moderata a causa di una fase molto prolungata di una crescita economica sotto il potenziale».