Anche i salari nel mirino di Cgil, Cisl e Uil

09/01/2004


      Venerdí 09 Gennaio 2004



      Anche i salari nel mirino di Cgil, Cisl e Uil

      Se l’Esecutivo andrà avanti offensiva a tutto campo dai contratti alla previdenza – Pezzotta: intesa lontana

      LINA PALMERINI


      ROMA – Non sono più solo le pensioni. Se qualche mese fa il Governo pensava di poter affrontare uno scontro sociale sulla riforma, puntando l’indice su un sindacato conservatore, ora il clima è ben più complesso. Perché è esplosa la questione salariale e del carovita, perché – dopo Cirio – è scoppiato anche il caso Parmalat, perché le vertenze aperte sono troppe, da Alitalia agli autoferrotranvieri. E il sindacato è candidato a raccogliere il malessere di tutti, dei lavoratori afflitti dall’inflazione, dei risparmiatori, dei dipendenti di tutte le aziende in ristrutturazione. La prospettiva di Cgil, Cisl e Uil – che non hanno alcuna intenzione di mollarsi – è dunque chiara: se salta il dialogo sulle pensioni, salta tutto. Tradotto in azioni concrete, non vuol dire solo un nuovo sciopero generale che sommi tutte le questioni. Vuol dire anche che ai prossimi rinnovi contrattuali l’inflazione programmata non sarà più il riferimento per i nuovi incrementi. Perché un Esecutivo che va avanti da solo sulle pensioni spinge il sindacato a recuperare spazio su tutti gli altri fronti, con un’offensiva soprattutto salariale.
      «Il tasso di inflazione programmata non è più credibile. E il sindacato deve porsi il problema della tutela del potere d’acquisto dei salari visto che il Governo non sta mettendo in campo alcuno strumento di controllo sul carovita», dice Savino Pezzotta preannunciando una stagione salariale bollente.
      Il fatto è che sulle pensioni il gioco del cerino sta per finire. Il Governo pensava di averlo passato al sindacato chiedendogli – con l’apertura del confronto – di presentare una proposta alternativa. Ma il sindacato, ora, è convinto di averglielo restituito dimostrando che le cifre della spesa pervidenziale non giustificano affatto un intervento come quello scritto dal ministro Tremonti. E così lunedì, è il Governo che dovrà decidere se tenere aperta la porta a una trattativa oppure andare avanti. «Il Governo deve riflettere. Guardiamo con molta attenzione quello che deciderà la maggioranza sulle pensioni. Certo è che uno strappo crea tensioni sociali ulteriori», dice Pezzotta che vede pochissimi margini per un accordo. La condizione dei sindacati è rimasta immutata, anche dopo la presentazione dei numeri della "gobba" (si veda l’articolo sopra) illustrati nell’incontro con Maroni. «Al momento, lo sciopero non è previsto ma non è escluso. Certo è che se salta il tavolo previdenziale salta anche quello del welfare», dice Adriano Musi, numero due della Uil mentre il suo collega della Cisl, Pierpaolo Baretta, contesta la ricetta del Governo avendo sott’occhio le cifre: «Il problema non è il confronto sui numeri, ma la ricetta che il Governo deve modificare». E poi – si chiedono in Cisl quelli che sperano ancora nella trattativa – come riusciranno ad approvare la riforma entro la fine di gennaio? Con il voto di fiducia? Nel sindacato, insomma, c’è chi pensa che la tabella di marcia illustrata dal ministro Maroni non sia commestibile per la parte dialogante della maggioranza, per An e per l’Udc. E che quindi da lunedì parta un vero negoziato. Anche se il timore vero è che la maggioranza scelga di andare avanti proprio dopo il caso Parmalat: il giudizio internazionale sull’affidabilità del sistema-Italia sarebbe ancora più critico se nell’agenda del Governo sparisse la riforma delle pensioni.