Anche Fassino all’assemblea del «gruppo dei 49» della Cgil

23/02/2004


  sindacale




21.02.2004
Anche Fassino all’assemblea del «gruppo dei 49» della Cgil
I riformisti vogliono l’apertura di una nuova fase e una proposta il più unitaria possibile. Patta: perchè non chiedete il congresso straordinario?

ROMA «L’apertura di una nuova fase e la messa in campo di una proposta la più unitaria possibile». Antonio Panzeri sintetizza così l’obiettivo dell’assemblea del «gruppo dei 49» della Cgil che ieri a Roma ha riunito un migliaio di persone al teatro Eliseo e che di fatto ha sancito l’apertura del dibattito che culminerà
nell’assemblea programmatica che la Cgil terrà in aprile.
Sarà un appuntamento di mezzo termine e non
ha l’aria di essere rituale, anzi. La Cgil procederà a una messa a punto delle proprie posizioni a due anni dal congresso di Rimini e le diverse anime del sindacato sono ben intenzionate, già da ora, a far valere le proprie diverse strategie.
Il «punto di vista programmatico» dei riformisti guidati da Antonio Panzeri con Agostino Megale e Aldo Amoretti è stato illustrato ieri, in platea in prima fila il segretario Diesse Piero Fassino, il responsabile Lavoro Cesare Damiano, il deputato Enrico Morando dell’area riformista della Quercia, e ancora gli ex segretari generali Bruno Trentin e Antonio Pizzinato, Intini per lo Sdi, il responsabile lavoro di Rifondazione comunista, esponenti della Margherita, il
segretario dei metalmeccanici Uil Antonino
Regazzi. «Sentiamo diffusa l’esigenza di un salto di qualità…», ha esordito l’ex segretario della Camera del lavoro di Milano evidentemente insoddisfatto di come fin qui siano andate le cose in Cgil.
Il sindacato per Panzeri deve puntare a «una piattaforma unitaria», deve insistere nel «rafforzare l’unità al proprio interno e con Cisl e Uil». In ballo c’è il ruolo stesso del sindacato
che «deve assumere la rappresentanza
generale come parametro di riferimento».
Deve guardare alle trasformazioni in atto nella società e nella politica bipolare deve «contribuire ad indicare una via di marcia, un itinerario». Panzeri ha sottolineato «l’indubbia difficoltà del
movimento sindacale che stenta a tradurre quanto si muove nei luoghi di lavoro e nel sociale secondo un autonoma capacità di progetto», ci vuole autonomia progettuale, dunque, senza la quale «si oscilla tra massimalismo e accettazione acritica delle cose». Al sindacato il compito di mettere in campo «un suo progetto per superare la crisi e
per lo sviluppo economico e sociale, intorno al quale costruire uno schieramento di alleanze sociali», «e questo – ha detto Panzeri – è un punto ancora non chiarito tra di noi.
Non servono né una visione pansindacalista, di autosufficienza, e nemmeno una invasione di
campo».
In questo quadro che descrive la funzione del sindacato, e spiegato che le organizzazioni dei lavoratori «costrette a misurarsi con i governi che ci sono», individuano tre campi di azione nelle politiche di crescita e di sviluppo; nelle
politiche del Welfare e nelle politiche redistributive, ovvero nel rilancio della politica dei redditi («il solo salario non basta») che non va superata come chiede la sinistra della Cgil. Quanto al modello contrattuale per i riformisti va rivisto con un rafforzamento del primo livello
che resta a difesa del potere d’acquisto e innovando nel secondo livello anche tenendo conto delle diversità territoriali.
Un esempio: nei distretti industriali perlopiù fatti di piccole imprese dove raramente si fa la contrattazione di secondo livello, si potrebbero fare contratti territoriali. Sono ipotesi di lavoro che non mancheranno di far discutere dentro la Cgil.
E qualche scintilla ieri si è vista. Per il segretario confederale Gianpaolo Patta leader della sinistra «Lavoro e società» i partecipanti al convegno di ieri farebbero bene a «chiedere un congresso
straordinario» della Cgil. Una posizione durissima che parte dalla critica a quella che ha definito la nascita di una «corrente» provata, a suo parere, dalla presenza di Fassino. «Siamo per una Cgil autonoma, pluralista. I partiti in
crisi di rappresentatività non ci divideranno»,
il suo commento durissimo.
Patta ricorda che «nel corso degli anni si è consolidata una prassi che colloca la Cgil in una posizione autonoma rispetto ai partiti», nell’autonomia e nel pluralismo «è il merito ad essere decisivo, non l’appartenenza partitica». Dunque se i riformisti «rappresentano una sensibilità partitica» o se propongono una
«diversa opzione programmatica» chiedano
«un congresso straordinario».

fe. m.