Anche Epifani protesta, Prodi sereno

15/10/2007
    domenica 14 ottobre 2007

    Pagina 8 – Economia

    Anche Epifani protesta, Prodi sereno

      «Questioni tecniche», sdrammatizza il presidente del Consiglio. Che invoca il Nobel della pazienza

        di Felicia Masocco/ Roma

        SENZA FINE Sul welfare si rialza il sipario, sindacati e imprese saranno riconvocati dal governo. L’annuncio arriva dal sottosegretario Enrico Letta, la conferma dal ministro Cesare Damiano che in mattinata aveva concordato la verifica con il premier. «Ci incontriamo per definire i punti controversi – puntualizza Romano Prodi – ma non c’è nessun aspetto di cambiamento rispetto al protocollo».

        I punti in discussione saranno chiariti, assicura il capo del governo convinto che si tratti di «cose veramente minori» rilievi «più tecnici che di contenuto». Anche le critiche di Confindustria sono «su punti minori» rispetto a un protocollo «di ampiezza enorme».

        A Bologna per il fine settimana, il premier si mostra sereno e risponde con una battuta a chi gli chiede del Nobel per la pace assegnato ad Al Gore: «A me il Nobel per la pazienza…».

        Ancora una verifica, un supplemento di concertazione con buona pace di chi pensava che il voto inequivocabile dei lavoratori e il rinvio alle Camere della querelle tra forze politiche portasse finalmente ai titoli di coda. E invece scoppia la mina previdenza. A Confindustria e Cisl, che non hanno gradito i ritocchi al testo sui contratti a termine e sul metodo, ieri si è aggiunta la Cgil che spulciando il testo approvato in consiglio dei ministri ha trovato da ridire sulla materia forse più sensibile non fosse altro perché in assenza di nuove norme il primo gennaio entra in vigore la riforma Maroni-Berlusconi.

        In un’intervista al Sole24ore Guglielmo Epifani afferma che il disegno di legge approvato «non rispetta il testo originario» e chiede di ridiscuterne con il governo e le imprese.
        Il segretario della Cgil contesta il numero delle deleghe attuative previste, ben tredici, e si chiede come mai manchi la «formulazione consueta “sentite le parti sociali”». Un altro nodo sono le finestre di anzianità e vecchiaia su cui «non ci sono tempi certi», come non ci sono, a suo avviso, sui lavori usuranti. Infine, «è sparito il riferimento del 60% per il tasso di sostituzione (rapporto tra pensione e ultimo stipendio, ndr) per le nuove generazioni».

        Epifani continua ricordando che era stata pattuita la razionalizzazione degli enti e, nel caso non avesse dato i risultati sperati, lo scompenso finanziario sarebbe stato colmato con un aumento degli oneri contributivi. «Ora – spiega – si prevede il contrario: prima gli aumenti poi, in caso di razionalizzazione degli enti, uno sconto successivo». L’augurio è che si sia trattato di sviste «burocratiche», in ogni caso anche per la Cgil «se ne deve riparlare».

        La verifica «a questo punto è doverosa», osserva il segretario della Uil Luigi Angeletti, quanto a Confindustria, insiste con il vicepresidente Alberto Bombassei il quale di dice «personalmente deluso» e definisce «non accettabili» le modifiche sul tempo determinato.

        L’incontro tra governo e parti sociali dovrebbe essere fissato per domani o martedì, comunque prima dei direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil in calendario giovedì per la ratifica del risultato referendario. E prima del passaggio alle Camere del disegno di legge. «Sono piccoli problemi» a cui verrà trovata una soluzione, minimizza Enrico Letta. «Deve essere chiaro è che le modifiche che si possono apportare sono concordate con le parti sociali e basate sul protocollo», afferma il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Che aggiunge: «Le specificazioni apportate, anche sui contratti a termine, sono frutto di una consultazione preventiva delle parti sociali». «Ci saranno i chiarimenti necessari» anche per il ministro Massimo D’Alema, comunque «qualche correzione non cambia nulla di sostanziale».

        Ma la polemica rafforza le ragioni di chi è sempre stato contrario al protocollo, la sinistra radicale torna infatti all’attacco con il ministro Paolo Ferrero (Prc): «Le modifiche saranno necessariamente fatte in Parlamento».