Anche Confindustria lancia l’allarme occupazione

06/12/2002

            6 dicembre 2002

            Nella media dell’anno in corso la crescita complessiva sarà di appena 250mila unità (+1,2%). Cominciano a cedere le regioni settentrionali
            Anche Confindustria lancia l’allarme occupazione

            MILANO Anche la Confindustria lancia l’allarme
            occupazione: «Dopo due anni molto positivi
            - dice Congiuntura flash del centro studi Confindustria
            - nel 2002 la dinamica dell’occupazione mostra i primi
            segni di cedimento quale effetto del rallentamento
            congiunturale in atto dalla fine del 2001».
            Nella media dell’anno la crescita complessiva
            degli occupati dovrebbe pertanto superare di poco
            le 250mila unità, con un aumento dell’1,2% rispetto
            al 2001, anno in cui gli occupati aggiuntivi erano
            stati invece 435mila.
            A preoccupare particolaramente Confindustria
            è l’andamento delle regioni settentrionali,
            «dove il numero degli occupati ha
            cominciato a diminuire». Non solo. «Il forte
            rallentamento di quest’anno – avverte il centro
            studi degli industriali – lascerà un’eredità
            negativa anche nel 2003; nonostante l’attesa
            ripresa della dinamica occupazionale, il tasso
            di crescita dei nuovi occupati non dovrebbe
            superare in media d’anno lo 0,6%».
            Soltanto nel 2004 si prevede un miglioramento
            più evidente del mercato del lavoro:
            il ritmo di espansione dell’occupazione dovrebbe
            risultare pari all’1,3%, mentre il tasso
            di occupazione si attesterebbe al 56,3%.
            Congiuntura flash conferma poi le stime
            di crescita dell’economia italiana contenute
            nel rapporto autunnale presentato l’altro
            ieri da Confindustria, con un Pil che
            aumenterà di un modesto 0,4% nel 2002
            per poi portarsi al +1,4% nell’anno successivo.
            E tuttavia, avverte il centro studi confindustriale,
            «nel nostro scenario, la ripresa verrebbe
            trainata dalla domanda mondiale e
            poi sorretta dalla domanda interna, il cui
            recupero è legato al venir meno dell’effetto
            «changeover» che ha depresso i consumi nel
            corso del 2002. Se invece la ripresa internazionale
            non si dovesse materializzare – conclude
            Congiuntura flash – la crescita italiana
            nel 2003 scenderebbe sotto l’1%».
            Quanto all’inflazione, dopo il rallentamento
            registrato fino al mese di luglio, anche
            in Italia il costo della vita ha di nuovo
            accelerato salendo al 2,7% a ottobre. Il dato,
            secondo la Confindustria, ha riflesso il rialzo
            delle quotazioni del petrolio degli ultimi
            mesi, cui si è aggiunta la sostenuta dinamica
            dei prezzi dei servizi (anche per aumenti
            legati al «changeover») e la lieve accelerazione
            nei prezzi dei beni industriali non energetici
            che hanno tenuto alta la «core inflation»
            (vicina al 3%). Desta una certa preoccupazione
            il differenziale con l’inflazione dell’
            area dell’euro che è salito a +0,5% nel mese
            di ottobre. Nel quadro di previsioni di Confindustria,
            l’inflazione italiana si attesterà al
            2,5% nella media del 2002. Per il prossimo
            anno invece si stima che il costo della vita
            dovrebbe attestarsi intorno ad una crescita
            dell’1,8%.