Anche ad agosto è cresciuta la fiducia dei consumatori

08/09/2004


           
           
           
           
          Numero 215, pag. 3 del 8/9/2004
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          Anche ad agosto è cresciuta la fiducia dei consumatori
           
          Isae: per il terzo mese consecutivo indici positivi. Più ottimismo sul futuro.
           
          È aumentata, per il terzo mese consecutivo, in agosto, la fiducia dei consumatori. L’indice destagionalizzato, segnala l’Isae, è salito a 101,7 (da 100,9 di luglio); quello corretto, anche per i valori erratici, è passato a 101,4 da 100,7 del mese precedente. L’indice grezzo è cresciuto infine a 103,4 (da 102,9) sui massimi dall’ottobre 2003.

          L’indice disaggregato riguardante giudizi e previsioni sulla situazione personale degli intervistati è salito (in termini destagionalizzati) a 109 da 108,6 di luglio; quello sul quadro economico generale del paese ha registrato un aumento più sensibile, portandosi a 89,4 da 87,6 di luglio, grazie soprattutto a previsioni meno negative riguardo l’andamento del mercato.

          I consumatori, secondo l’indagine Isae, sono più ottimisti sia sulla situazione corrente, sia circa le attese per il prossimo futuro: l’indice corrente (sempre in termini destagionalizzati) è aumentato infatti da 102,8 a 103,7 e quello relativo alle aspettative da 99,5 a 100.

          Dal lato dei prezzi, per la prima volta nel 2004, sono tornate a crescere in modo sensibile sia l’inflazione percepita sia quella attesa, probabilmente in relazione a timori generati dai recenti rincari dei prodotti petroliferi. A luglio, è rimasta stabile la fiducia dei consumatori nella media dei paesi dell’area euro: segnali positivi sono venuti da Francia e Irlanda, mentre una flessione si è registrata in Germania e in Belgio; negli Stati Uniti, dopo due mesi favorevoli, in agosto la fiducia si è ridimensionata, sia secondo l’indicatore del Conference board (sceso di oltre 7 punti) sia per quello dell’Università del Michigan (calato di circa un punto), soprattutto a causa di crescenti preoccupazioni riguardo l’andamento del mercato del lavoro.